By Michele Luigi Celestri | aprile 26, 2011 - 9:54 am
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

E’ inevitabile! Se uno inizia il viaggio verso il benessere deve sapere che tale viaggio può durare a lungo e, forse, anche essere senza fine.

Ero un corpo fisico allo sbando quando ho avuto la fortuna (sic! :( ) di imbattermi in una distributrice di un’azienda di prodotti per il benessere e il controllo del peso. Sulle prime ebbi l’impressione si trattasse del solito venditore interessato a piazzare prodotti della solita azienda, che si professava unica detentrice della soluzione a tutti (…!) i problemi derivanti da scorretta alimentazione e cattive abitudini alimentari.

In quel momento avrei scommesso che sarebbe stata per me l’ennesima delusione. E invece, quella distributrice, che per ragioni di marketing fungeva anche da assistente personale ai clienti nel programma di riduzione e controllo del peso, fece talmente bene il suo lavoro nei miei confronti da farmi ottenere non solo i risultati obiettivo originariamente prefissati, ma anche di più.

Magnifica azienda, stupendi prodotti. Risultato finale: da tg. 54/56 a tg. 46 – da kg. 87 a kg 69/70 – tutti i valori emobiologici, precedentemente alterati, adesso abbondantemente dentro la norma – BMI/IMC 20/21 – Disturbi fisici: 0 – Sensazione di benessere: Totale.

Non ho più abbandonato i concetti basilari sulla buona nutrizione, ribaditi con forza anche nei corsi impartiti dalla stessa azienda, cui ho presenziato più e più volte, e, primo fra tutti, quello sulla differenza tra Alimentazione e Nutrizione.

L’una e l’altra cosa possono infatti coincidere in significato solo laddove il cibo da noi scelto per il nostro quotidiano risulta scevro da ogni sostanza nociva per il nostro organismo (grassi saturi, conservanti, coloranti, insaporitori, pesticidi, antibiotici, steroidi, ormoni della crescita, eccesso di sale, ecc..) e ricco invece di sostanze utili ai processi biochimici del corpo (vitamine, minerali, acidi grassi omega3 e omega6, fibre vegetali, ecc.).

Ma, come detto all’inizio, quando iniziamo il processo per stabilizzare e migliorare il nostro benessere fisico (e, aggiungo, anche interiore) siamo portati inevitabilmente ad esplorare nuove altre frontiere per integrare e mettere a punto le nostre strategie salutistiche.

Pertanto ho approfondito l’argomento sull’alimentazione e soprattutto su cibi, nutrienti e similcose accompagnato da 2 dei Coaches italiani (senza sviolinate!) più preparati (Dott. Leonardi Di Paola e Dott.ssa Viviana Taccione) attraverso una serie di corsi sulla consapevolezza alimentare attraverso il sito di Autodifesalimentare.it, veramente entusiasmanti, che mi hanno ulteriormente illuminato l’universo del Wellness.

Facendo tesoro e buon uso dei loro consigli, e specialmente del PAP (Pensiero Alimentare Positivo), termine coniato ad hoc da Viviana,  pian piano mi è stato naturale passare al vegetarianismo e quindi al vegan, inteso però, molto personalmente, come vegetarianismo quasi totale, senza abbandonare il precedente programma alimentare che prevedeva la supplementazione di magnifici integratori alimentari.

Il benessere si è duplicato!

Più avanti ho incontrato sul mio cammino una figura, a mio parere molto importante, nel campo del benessere fisico: si tratta di Arnold Ehret.

Vissuto circa ottant’anni fa, ha sperimentato un sistema che ha chiamato “Sistema di guarigione della dieta senza muco”.

Lo ha fatto prima sulla propria pelle, provando e riprovando infinite volte la validità delle sue intuizioni nel campo del benessere; le ha poi messe a disposizione di chi gli chiedeva aiuto e consiglio; e poi ha trasposto il tutto nero su bianco nei suoi libri sull’argomento che ha lasciato in eredità agli studiosi di poi.

Ancora oggi i suoi testi sono disponibili e possono essere acquistati on line attraverso un sito a lui dedicato, ed è interessante notare come le sue teorie vecchie di tanti anni sono ancora quasi totalmente valide ai giorni nostri.

Le sue intuizioni si basano tutte sul fatto che l’uomo non è per propria natura un onnivoro, ma essenzialmente un fruttivoro ed erbivoro.

Quando l’umanità ha iniziato a cibarsi di alimenti mucosi (come i farinacei, gli amidacei, le carni, gli zuccheri e in genere ogni altra sostanza trasformata, manipolata e modificata) il funzionamento del suo intestino ha dovuto subire delle forzature e la funzionalità dello stesso è stata alterata.

Il muco prodotto da tali alimenti, essenzialmente non funzionale al nostro corpo, ha pian piano invaso il nostro organismo gettando le basi per l’insorgenza di disturbi e patologie d’ogni genere.

Le sue teorie naturalmente non potevano avere a quel tempo il supporto scientifico di cui dispone oggi la scienza dell’alimentazione, ma esse continuano comunque a trovare plauso e conferme da parte dei moderni ricercatori.

Infatti, che alla base di ogni malessere ci dovesse essere un colon non esattamente pulito è un fatto ormai scientificamente assodato e comprovato.

Ehret ci da le istruzioni per l’uso del nostro colon, partendo dai cibi naturali da utilizzare che non sporcano le sue pareti e non inviano al flusso ematico sostanze tossiche, e suggerendo la pratica naturale per la sua nettezza periodica.

Io ho fatto tesoro dei suoi consigli aggiungendo tanta più frutta e verdura alla mia dieta ed eliminando o riducendo al minimo quei cibi da lui considerati mucosi, che magari ancora persistevano in essa.

Ho inoltre scoperto l’utilità di un sano digiuno religiosamente rispettato a cadenza settimanale, quasi sempre la giornata di venerdì (senza alcuna particolare motivazione nella scelta del giorno della settimana) e l’assunzione in quell’occasione di particolari erbe liofilizzate (mixate e dosate secondo una sua personale ricetta) ammollate in un bicchier d’acqua, che agevolano il passaggio e l’evacuazione intestinale nonché il distacco di quelle feci incistate da tanto tempo lungo le pareti del tubo digerente.

Questo ulteriore passo nella direzione del benessere mi sta dando grande soddisfazione, e dire come sto in salute adesso ha quasi dell’incredibile: STRABENE! :D


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By Leonardo Di Paola | marzo 25, 2011 - 2:36 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

Una delle domande che spesso ci arrivano in Redazione è:

Come mai dopo aver mangiato un piatto di pasta mi viene sonno mentre quando mangio un secondo piatto con insalata no?

Quello che i medici chiamano “sonnolenza post-prandiale” e che qui a Roma viene comunemente detto “abbiocco“, è una semplicissima reazione chimico-fisiologica.

I carboidrati, soprattutto quelli ad alto indice glicemico,  aumentano la quantità di uno specifico aminoacido essenziale, il Triptofano, che induce il sonno e facilita la produzione della famosa serotonina (il neurotrasmettitore della felicità).

Dato che il fenomeno è tanto più evidente quanto più è alto l’indice glicemico, non dobbiamo eliminare i carboidrati per restare attivi nel pomeriggio, il momento in cui maggiormente si accusa questo effetto secondario: basta mangiare carboidrati a basso indice glicemico, sfruttando quelli che nel corso di Autodifesa Alimentare chiamiamo i cofattori antiglicemici.

Uno tra tutti: le fibre, che naturalmente dovrebbero accompagnare i nostri pasti a base di cereali, dato che in natura, lo ricordiamo, nascono pieni di fibre!

Quindi per evitare – o quantomeno ridurre sostanziosamente il problema, basta sostituire alla pasta di frumento raffinato primi piatti a base di chicchi integrali biologici (fondamentale, altrimenti con le fibre ti prendi anche tutti i veleni dell’agricoltura tradizionale).

E già che ci siamo testando anche gli altri cereali che la natura ci ha regalato (come il farro, i risi integrali, l’orzo, l’avena, il miglio, la quinoa, l’amaranto, etc.) o al limite pasta di sola farina integrale (anche qui, meglio se di farro o di grano saraceno).

Quando imparerai a sostituire i prodotti di farina sbiancata (pasta, ma anche pane) con chicchi integrali o prodotti di farina integrale 100%, di cereali alternativi al grano, otterrai immensi benefici.

Non solo perché avrai meno sonno, ma anche perché la raffinazione causa altri enormi problemi, di cui ci rendiamo conto solo andando avanti negli anni.

Mangiare farina di frumento e di grano tenero non integrale non bio è infatti una delle principali concause di sovrappeso, diabete, irritabilità, acidificazione del sangue, problemi di densità ossea, invecchiamento precoce, carenze vitaminiche, rallentamento digestivo

Senza contare che si tratta di un problema che alimenta (direi che è proprio la parola giusta!) se stesso!

Il fatto che i carboidrati raffinati (ci mettiamo dentro anche gli zuccheri) siano precursori della serotonina e diano immediata energia stravolgendo le reazioni glicemiche ci rende – ahimé - chimicamente dipendenti.

Quindi – oltre a regalarci  abenessere :(farina e zuccheri ci drogano anche, spingendoci inconsciamente a volerne altri e poi altri e poi ancora altri…

Sonnolenti, stanchi, malati e drogati: questo il prezzo delle tradizionali pasta e pane, di cui è così piena la nostra sfiziosa tradizione gastronomica.

Un prezzo che ogni tanto ci può anche stare, ma che come stile di vita a me personalmente sembra un po’ altino… tu che ne dici?

Per altre mirabolanti rivelazioni sulla tua salute futura, scaricati GRATIS il nostro omaggio I 4 nemici e la temibile “Sissite” ;)

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer AutodifesAlimentare.it


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By Maurizio Biasci | novembre 21, 2010 - 6:17 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

vitamins___

Ciao a tutti, vorrei soffermarmi sull’importanza dell’integrazione di macro e micronutrienti essenziali per compensare carenze alimentari, riattivare e mantenere l’equilibrio funzionale dell’organismo.

Si definiscono genericamente essenziali quelle sostanze indispensabili per la vita che l’organismo non può adeguatamente sintetizzare, e quindi devono essere contenute nella razione alimentare.

“ Dei tuoi alimenti farai una medicina ”. :D

Quest’affermazione d’Ippocrate, viene riscoperta negli anni sessanta in California, con la nascita della Nutriterapia, disciplina scientifica che si fonda sull’evidenza clinica che l’apporto quotidiano di macro e micronutrienti essenziali è indispensabile per il mantenimento dello stato di salute.

Con l’utilizzo di scelte alimentari appropriate, e somministrazioni di nutrienti adatti a compensare carenze o aumentate richieste, la nutriterapia si pone gli obiettivi di garantire prestazioni psico-fisiche ottimali, prolungare la durata della vita, prevenire le malattie.

Sul finire degli anni settanta una discreta mole di lavori scientifici evidenziava il valore della Nutriterapia:

  • La Nationwide Food Consumption Survey negli Stati Uniti
  • Lo Studio Heidelberg Nutrition and Health in Germania
  • L’Esvitaf e L’Enquete du Val de Marne in Francia
  • Lo Studio Carences en Vitamines et Mineraux in Canada
  • The Dietary and Nutrizional Survey of British adults in Inghilterra

offrivano risultati convergenti e dimostravano l’insufficiente apporto di nutrienti con la dieta, sia per la reale difficoltà di reperire sul mercato alimenti sani e genuini, che per inadeguati procedimenti di preparazione e di cottura, ma verosimilmente, soprattutto, per il lento e progressivo depauperamento degli alimenti in nutrienti essenziali (complice l’inquinamento ambientale).

Questi dati, hanno indotto gli autori della Dichiarazione di Saas Fee del 1992 a richiedere ai governi e alla comunità medica di informare la popolazione con gli strumenti più efficaci, sull’importanza degli aminoacidi essenziali, degli antiossidanti o anti radicali liberi, dei minerali, delle vitamine e degli acidi grassi poliinsaturi nella prevenzione delle malattie.

E’ infatti ormai consolidato patrimonio scientifico che questi fattori, se presenti contemporaneamente in congrue concentrazioni, svolgono indispensabili attività biochimiche coenzimatiche, intervengono nella formazione e nel rinnovo di tessuti (osso, connettivo, midollo emopoietico), sono presenti nella struttura di molecole come l’emoglobina (ferro), l’insulina (zinco), nelle secrezioni di neurotrasmettitori ed ormoni, nelle strutture neuronali, nell’espressione di geni, modulano la fluidità delle membrane biologiche, la risposta infiammatoria e l’aggregazione piastrinica, ed in fine, garantiscono l’integrità funzionale del sistema immunitario.

Per contro è altrettanto noto che situazioni quali la gravidanza, lo sviluppo, l’attività sportiva, il tabagismo, lo stress, il consumo eccessivo di caffè, alcool, o farmaci, determinano un aumento delle richieste dei suddetti fattori.

La necessità d’integrazione della dieta è anche sancita dalla Food and Drug Administration con varie campagne educazionali, quali l’invio ad ogni donna fertile di una lettera in cui si raccomanda l’assunzione d’acido folico per ridurre il rischio di malformazioni del tubo neurale nel neonato o l’autorizzazione ai fruttivendoli a pubblicizzare che

“ il consumo di frutta e verdura riduce il rischio di tumori e patologie coronariche ”.

Spesso le carenze nutrizionali si manifestano con alcuni segnali che si tende a sottovalutare perché aspecifici: astenia, calo della capacità di concentrazione, della memoria, e della libido, disturbi del sonno, facilità alle infezioni, secchezza e precoce invecchiamento cutaneo, perdita di capelli. :?

E’ quindi razionale sospettare che questi segni esprimano un più generale coinvolgimento dell’organismo e delle sue capacità di difesa, e se non corretti precocemente con adeguate supplementazioni, conducano ad un maggior rischio di patologie degenerative e metaboliche.

Lo Studio Monica, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al fine di raccogliere dati sulla mortalità cardiovascolare in dodici popolazioni europee normocolesterolemiche, ha dimostrato che il dosaggio della vitamina E lipidistandardizzata permetteva una previsione di morte per infarto, nel 73% dei casi, e che tale previsione arrivava all’87% se si valutava anche il tasso di vitamina C (bassi tassi delle due vitamine sono correlati con più alta probabilità di morte per infarto del miocardio).

In occasione di un recente congresso internazionale sugli acidi grassi poliinsaturi a Barcellona sono stati presentati dei dati clinici di bambini con una carenza di queste sostanze nella dieta: disturbi visivi, patologie dermatologiche, diatesi allergiche, neuropatie periferiche, alterazioni della crescita, funzione cognitiva e sviluppo cerebrale rallentati.

Un altro studio ha coinvolto pazienti con artrite reumatoide trattati con poliinsaturi: dieci capsule da 171 milligrammi di acido eicosapentoenoico più 114 milligrammi di DHA ( acido docoesapentoenoico a 22 atomi di carbonio di tipo omega-3) hanno indotto un miglioramento della sintomatologia, evidente e protratto per quindici mesi, e hanno reso possibile la riduzione di farmaci specifici; inoltre 130 mg./kg. di una miscela di omega-3, si sono dimostrati efficaci nel ridurre i livelli di interleuchina-1 beta, la progressione e i sintomi della malattia.

E studi sempre più copiosi suggeriscono che patologie refrattarie ai comuni trattamenti, come l’insufficienza cardiaca, alcune epilessie, alcune forme asmatiche, tutte le broncopneumopatie croniche, le anoressie, le bulimie, la micosi fungoide, la psoriasi, la porpora trombocitopenica idiopatica, risentono favorevolmente della somministrazione di macro e micronutrienti essenziali, che funzionano attivando la risposta terapeutica e spesso, se l’assunzione è protratta indefinitamente, favorendo la risoluzione completa e duratura della malattia.

In generale si può dunque ipotizzare che la nutriterapia consenta la riattivazione ed il potenziamento dei sistemi di difesa e di recupero. E’ ovvio per esempio intuirne l’estrema utilità nelle ustioni, nei traumi, nelle convalescenze dopo interventi chirurgici, nella radio e nella chemioterapia.


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By Michele Nardella | novembre 5, 2010 - 8:50 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

E’  vagamente risaputo che lo zucchero non sia precisamente un toccasana, e spesso a buon ragione lo si chiama in causa quando si parla di sovrappeso e altre malattie metaboliche.

E’ opportuno sapere però che quello che si dice in giro, che riportano, o lasciano intuire i mass media è solo la punta di un’ enorme iceberg.

Vorrei quindi soffermarmi un pochino proprio su quegli aspetti del suo consumo di cui non sentirete mai parlare da nessuna parte perchè troppo imbarazzanti…

Nel 1979 presso l’Università di Loma-Linda in California si è svolta una ricerca sui possibili effetti dello zucchero sul sistema immunitario, in particolare sull’efficienza dei globuli bianchi nel neutralizzare  i vari germi.

Ebbene, se in condizioni standard un globulo bianco riesce ad avere la meglio su 14 batteri di un determinato tipo, alla fine di quest’esperimento risultò che con 6 cucchiaini di zucchero questo numero si riduceva a 10 ; con 12 il loro numero già calava  a quota 5 ; con 18 si scendeva a 2, ed infine con 24 nessun batterio veniva ucciso.

Inoltre, sempre a proposito di globuli bianchi, un altro studio ha dimostrato che il consumo di zucchero ne inibisce la produzione e ne ritarda la maturazione.

Meditate gente, meditate…

Un altro aspetto pressochè sconosciuto è l’effetto del dolce veleno su vari fenomeni che implicano una moltiplicazione cellulare, essendo nota la sua correlazione con la produzione dei cosiddetti “fattori di crescita“.

Queste sostanze simil-ormonali, come si può intuire, hanno un ruolo nello sviluppo dei tumori e la correlazione tra zucchero e tumore al seno, come pure il cancro al colon, è stata scientificamente accertata.

Forse per lo stesso motivo, sembra che l’ inquietante crescita del … seno, cui stiamo assistendo sempre più frequentemente in soggetti maschili, sia da imputare al nostro subdolo, candido assassino, avendo esso l’effetto di incrementare  il livello degli ormoni femminili.

Dato che non se ne parla mai, mi sembra poi doveroso ricordare che lo zucchero favorisce la produzione di radicali liberi e gioca un ruolo non secondario sull’assetto lipidico,  nell’ incrementare il livello del colesterolo LDL, cioè quello “cattivo”.

Ma la sua responsabilità nelle patologie cardiovascolari non si esaurisce qui, essendo ormai assodato che nella patogenesi di molte malattie degenerative è implicato il fenomeno della glicazione delle proteine.

Esso consiste nel fatto che, quando la glicemia è alta, il glucosio (ma ancora di più il fruttosio) tende a combinarsi con le proteine tissutali, specialmente col collagene, la proteina strutturale che conferisce elasticità al tessuto connettivo, snaturandole e privandole della loro funzionalità.

Queste proteine glicate, una volta diventate complessi irreversibili, gli AGE (Advanced Glycation Endproducts), non sono che zavorra che va a depositarsi ovunque capiti, disturbando le normali funzioni delle cellule.

Esse finiscono così per innescare processi degenerativi che iniziano con l’ indurimento dei tessuti connettivi, provocandone l’ invecchiamento, e col dare inizio poi a vere gravi patologie, come tumori, morbo di Alzheimer ed arterioscerosi, in cui sembrano avere un ruolo nella formazione della caratteristica placca, l’ ateroma.

Voglio accennare ora, anche se la scienza non sa dare una spiegazione, al possibile ruolo dello zucchero nelle alterazioni congenite del tubo neurale, come la spina bifida e l ‘anencefalia (che però possono dipendere anche da carenza di acido folico).

Si è scoperto così che il rischio di avere un bambino con una di queste anomalie per le donne che lo avevano concepito era direttamente proporzionale al loro consumo di zucchero. Il rischio era poi ancora più alto per le donne che erano anche in sovrappeso.

Per concludere, voglio ricordare l’ influenza nefasta che il consumo di questo alimento (o non-alimento?) ha perfino sulla sfera mentale ed emotiva a causa dell’ insidioso fenomeno dell’ ipoglicemia cui esso paradossalmente dà origine.

La corteccia cerebrale infatti, è bene sapere, è la parte più sensibile ai cali della glicemia, perciò quando si trova a corto di carburante reagisce nei modi più strani ed imprevedibili.

Pensate che in un riformatorio americano della Virginia fu condotto tempo fa un singolare esperimento atto a verificare quanto potesse influire la dieta sul comportamento dei reclusi.

Si è provato così solo ad eliminare lo zucchero in ogni sua forma, senza cambiare nient’ altro nella dieta, e si è constatato che dopo tre mesi i provvedimenti disciplinari per episodi di violenza, turbolenza o indisciplina si erano ridotti del 45%.

Ancora più radicale è stato invece un altro esperimento che ha avuto luogo allo Shattuck Hospital di Boston in cui hanno fatto da cavie diciotto pazienti psichiatrici e geriatrici in uno studio in doppio cieco e con gruppo di controllo per verificare se il regime macrobiotico potesse essere di aiuto anche  nell’ ambito specifico dei disturbi mentali.

In questo caso quindi non si è trattato solo di eliminare lo zucchero, ma di intervenire con la dieta a trecentosessanta gradi, servendo pasti macrobiotici cucinati da veri cuochi macrobiotici professionisti ( ma questo non è stato un problema, dato che a Boston c’è la più grande comunità macrobiotica del mondo).

Questi hanno dovuto dar fondo a tutti i loro trucchi e alle loro abilità nel rendere i loro piatti più attraenti e familiari agli occhi e soprattutto al palato dei degenti, abituati alla dieta tipica americana lontana anni-luce da quella che veniva loro proposta.

Alla fine però ne è valsa ampiamente la pena se dopo otto settimane i ricercatori hanno potuto verificare una netta riduzione dei sintomi psicotici, dell’ ansia e dell’ irritabilità in questi pazienti.

Michele Nardella


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By Leonardo Di Paola | ottobre 7, 2010 - 7:18 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

Nei vegetali, cereali, verdura e frutta, c’è un vero e proprio elisir di lunga vita. :D

Stiamo parlando di Vitamine, Enzimi e Bioflavonoidi, elementi con una fondamentale funzione catalizzatrice. In pratica sono insostituibili per svolgere la maggior parte delle nostre funzioni organiche.

Le Vitamine sono composti organici che si trovano solo negli esseri viventi. Tutti gli alimenti vegetali, chi più chi meno, ne sono ricchi. Tuttavia si tratta di micronutrienti molto delicati, che la pianta crea e deposita in frutti e foglie come ultima cosa, e questo già spiega i rischi di ogni raccolta prematura (frutti acerbi o non ancora completamente maturati).

Inoltre questi composti risentono molto di tutti i processi di lavorazione e di cottura, e tendono a sparire semplicemente con il tempo. I cibi vegetali infatti invecchiano per colpa dell’ossigeno, e sempre per colpa dell’ossigeno tendono ad ossidarsi, perdendo facilmente i loro preziosi nutrienti. :?

Oltre agli Enzimi, che sono composti di origine proteica, ed ai Minerali, i micronutrienti principali dei cibi vegetali sono le Vitamine ed i Bioflavonoidi.

1. La prima categoria di vitamine è quella delle Vitamine idrosolubili (vitamina C vitamine del gruppo B e bioflavonoidi).

Questo tipo di vitamine si perdono facilmente con i liquidi (sudore, urina) e si ossidano molto facilmente, dunque serve un’assunzione ripetuta, nella giornata, tutti i giorni.

La Vitamina C è fondamentalmente un’Antiossidante, serve soprattutto per aiutarci a ricreare il collagene, per sostenere il sistema immunitario, e per farci assimilare il ferro. Teoricamente in la troviamo in peperoni, kiwi, cavoli e agrumi (in quest’ordine).

Tenete presente che uno studio inglese di qualche tempo fa, tenuto in un ospedale, ha dimostrato l’estrema volatilità di questa vitamina. In pratica, facendo uno studio sui piselli, lo studio ha rilevato che 100 g di piselli con 20,5 mg di Vitamina C appena estratti dal congelatore,
•  avevano 8,1 mg a fine cottura,
•  3,7 mg al momento della distribuzione dal carrello portavivande,
•  1,1 mg nel piatto del paziente…

Stiamo parlando di una perdita del 95%! :shock:

Come abbiamo già visto, ulteriore conferma che non ci sono praticamente più micro-nutrienti nel cibo che mangiamo!!!

Due parole sulle Vitamine del gruppo B, quella che secondo me è la vera carenza vitaminica del secolo (ma anche la più sottovalutata!!!).

Le vitamine del gruppo B si trovano nel lievito di birra (ma attenzione, con un lievito attivo come il lievito di birra fresco, c’è il rischio di alimentare in alcuni casi la candidosi e i gonfiori addominali), nelle proteine animali (carne, fegato, tonno), nei cereali integrali, in alcune verdure e frutta con il guscio…

Questa carenza rallente il metabolismo dei carboidrati, quindi fa ingrassare, aumenta nervosismo, diminuisce l’energia fisica e la concentrazione mentale, riduce l’assorbimento dei nutrienti (tra cui il ferro, alimentando l’anemia!), ed in ultimo (se quello che ho detto fin qui non bastasse) espone lo stomaco a problemi di acidità e pirosi. :?

I Bioflavonoidi, anche se tecnicamente non sono vere e proprie “vitamine”, rassomigliano molto da vicino alle vitamine idrosolubili, per cui li inseriamo per comodità in questo gruppo.

Sono presenti soprattutto nei “colori” dei vegetali e – ancor più importante – non è possibile ancora riprodurli in laboratorio.

Quindi a tutt’oggi per garantirsi la propria dose quotidiana di Vita e Salute naturale, serve mangiare vegetali freschi, maturati sulla pianta! ;)

2. La seconda categoria è quella delle Vitamine liposolubili (Vitamina A, Vitamina D, Vitamina E, Vitamina K). Sono vitamine che si sciolgono nei grassi, sono un pò più resistenti e si possono accumulare per i momenti critici.

I loro scopi sono tanti, inutile scendere nel dettaglio, sono info che in rete potete trovare ovunque… l’importante è sapere che servono tutte e che sono il micronutriente più critico e meno presente…

La Vitamina A si trova soprattutto nelle verdure a foglia verde e nei latticini (argh!).

La Vitamina E si trova nei semi e nella frutta con il guscio, come le noci, mentre la Vitamina K sta soprattutto nelle verdure a foglia verde.

La Vitamina D è infine uno dei pochissimi micronutrienti che il corpo può creare autonomamente… basta prendere un pò di sole! Si stima che con 20 minuti di esposizione al giorno di faccia e mani siamo a posto (è come avere una specie di pannellini solari integrati) ;)

In teoria con queste vitamine, a differenza di quelle idrosolubili, si può anche esagerare, ma – eccezzion fatta per le vitamine A e D in gravidanza – servono quantitativi di molte volte superiori alle razioni raccomandate (Rda) per correre il rischio di una tossicità…

Conclusione?

Mangiare ogni giorno tanti cibi vegetali integrali e freschi e valutare seriamente l’ipotesi di inserire nell’alimentazione quotidiana anche un’ottima integrazione nutrizionale rigorosamente a base naturale.

:) Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer Autodifesa Alimentare

www.autodifesalimentare.it/wa.htm


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By Viviana Taccione | settembre 28, 2010 - 5:41 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

capperi

Tra i “Sollazzatori del gusto” Amici, segnaliamo i capperi, particolarmente gustosi e versatili.

Forse non tutti hanno presente la pianta del cappero, coraggiosa ed intrepida, arroccata sui muretti antichi con le sue foglie tondeggianti e carnose, ed i suoi splendidi fiori rosa! Basta guardare con attenzione le mura dei centri storici delle nostre città per vederli. Ad esempio, a Roma, in tarda primavera, le mura del foro romano sono piene di capperi!

Una manciata di capperi nel piatto (magari biologici, freschi, sotto sale ed adeguatamente sciacquati), può vivacizzare un pietanza un po’ spenta.

Consiglio di acquistarli freschi in sacchetti, sotto sale, direttamente dalla vostra azienda bio di fiducia, piuttosto che già confezionati in vetro. In ogni caso, sempre sottosale e non in acqua e aceto. Basterà tenere il sacchetto in frigo e all’occorrenza prendere i capperi che ti servono, sciacquarli un po’ nell’acqua fresca e lasciarli ammollo per qualche minuto in un bicchiere, per poterli usare subito!

Ricchissimi di quercetina, un flavonoide preziosissimo presente anche in altre piante amiche ( ippocastano, calendula, biancospino, camomilla, iperico e gingko biloba), antiossidante naturale, anti infiammatorio e studiato per le sue proprietà antitumorali, i capperi sembrano anche essere salutari!

Da Wikipedia:

Il cappero (Capparis spinosa L., 1753) è un piccolo arbusto o suffrutice ramificato a portamento prostrato-ricadente. Della pianta si consumano i boccioli, detti capperi, e più raramente i frutti, noti come cucunci. Entrambi si conservano sott’olio, sotto aceto o sotto sale.

Le proprietà aromatiche sono contenute nei boccioli del fiore, comunemente chiamati capperi. Utilizzati in gastronomia da millenni, si raccolgono ancora chiusi e si conservano in macerazione sotto sale o sotto aceto. I capperi sono solitamente usati per aromatizzare le pietanze e si sposano bene con una grande varietà di cibi: dalla carne, al pesce, alla pasta.

Il frutto, di sapore simile ma più delicato del cappero, è detto cucuncio, cocuncio o capperone e si trova in commercio sotto sale, sott’olio o sotto aceto. È usato tradizionalmente nella cucina eoliana per condire piatti di pesce. Gli eoliani usano anche dissalare i cucunci o i capperi e consumarli al pari di una qualsiasi verdura, di solito in insalata.

In ambito culinario vengono utilizzate anche le giovani foglie come insalata, previa cottura per pochi minuti in acqua bollente.

I capperi contengono più quercetina in rapporto al peso che ogni altra pianta.

In erboristeria è utilizzata la corteccia della radice. I principi attivi hanno proprietà diuretiche e protettrici dei vasi sanguigni. Può essere utilizzata nella cura della gotta, delle emorroidi, delle varici. Un infuso preparato con radici di cappero e germogli giovani era utilizzato in medicina popolare per alleviare i reumatismi.

Personalmente uso i capperi nella scarola ripiena o saltata in padella (con pinoli, olive nere, un po’ di aglio), nelle padellacce di verdure con quello che mi capita…   :mrgreen: e – anche se la mangio raramente – nella pasta (spaghetti di farro integrale, capperi, olio evob e pomodorini freschi di stagione).

Ieri ho provato una ricetta nuova che ho trovato on line, molto gustosa!

Piatto tipico di Pantelleria: Sciakisciuka
Ingredienti: 1 cipolla; basilico; 50 gr. di capperi al sale di Pantelleria; 4 zucchine piccole; 4 pomodori ben maturi; un pizzico di origano; sale; pepe; 4 cucchiai abbondanti di olio d’oliva; 50 gr. di formaggio stagionato; 4 uova.

Preparazione: Ungete con l’olio un tegame basso e largo, aggiungete la cipolla tagliata sottile e ponete sul fuoco. Unite i pomodori tagliati a pezzetti e senza semi, le zucchine tagliate a piccoli cubi e lasciate cuocere per 5 minuti. Mescolate e aggiungete il basilico, i capperi dissalati, mezzo bicchiere d’acqua, pepe, origano e sale q. b. Lasciate cuocere a fuoco lento mescolando ogni tanto. Quando le zucchine sono quasi cotte aggiungete il formaggio tagliato a piccoli dadi e le uova. Finite la cottura e servite.

Fonte: “A tavola con i capperi” di S. Cappadonna

Ovviamente uova rigorosamente bio, olio evob e tutto il possibile fresco e di stagione… ;) Mentre ho evitato – come sempre – sia il pepe che il formaggio, decisamente ininfluenti in questo tripudio di sapori!!! :D

Gnam gnam! :D

V.

PS: se non conosci ancora i “Sollazzatori del gusto”, hai ancora per pochi giorni, una splendida opportunità: la 10a gloriosa edizione di AUTODIFESA ALIMENTARE inizia il 20 Ottobre! :D


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By Viviana Taccione | agosto 26, 2010 - 2:13 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

uova_zero_autodifesalimentare.gifBastava chiederlo a mia nonna, in effetti… :mrgreen:

Tutti noi sappiamo che una gallina ruspante che vive la sua vita in modo naturale compiendo il suo prezioso lavoro all’interno di una fattoria, produce uova più sane.

E, se ci pensiamo, è una cosa che si potrebbe estendere a qualsiasi animale, anche ai mammiferi umani. Chi sarebbe felice di procreare in gabbia? :?

Ma adesso la scienza ci conferma che le uova di galline libere risultano essere molto più nutrienti e più sane grazie ad un nuovo studio che è stato pubblicato sulla rivista scientifica “PhysOrg.com”.

Un’ulteriore conferma che gli attacchi periodici all’agricoltura biologica – già ampiamente documentati e smontati in questo blog :P – sono assolutamente strumentalizzati e fuori luogo.

I ricercatori dell’Università della Pennsylvania (Usa) del dipartimento Penn State’s College of Agricultural Sciences, hanno confrontato i due tipi di uova che normalmente si trovano in commercio.

Quelle prodotte da galline libere (in regime di agricoltura biologica, in Italia targate con numero ZERO) e quelle di galline alimentate a “pastoni” di produzione industriale (in italia, in commercio, al di là di fuorvianti etichette :evil: , con il numero 3 tampigliato sul guscio).

Grazie alle analisi è stato possibile stabilire che le uova delle galline libere di razzolare e nutrirsi naturalmente di vermetti, erba medica, trifoglio, legumi e altri alimenti disponibili, contenevamo almeno il doppio dei nutrienti rispetto ai pastoni.

Una produzione leggermente minore del 15% (e questo non va bene, vero signori allevatori dei lager industriali? :evil: ), uova leggermente più piccole del 14%, ma una straordinaria concentrazione di acidi grassi omega-3 e di preziose vitamine A ed E.

Coordinatrice della ricerca, la Dott.ssa Heather Karsten, si è sorpresa delle notevoli differenze nutrizionali.

Rispetto alle uova delle galline commerciali, le uova di galline che pascolavano avevano il doppio di vitamina E e acidi grassi a catena lunga come gli omega-3; più del doppio del totale di acidi grassi omega-3, e meno della metà del rapporto tra omega-6 e omega-3. La concentrazione di vitamina A è stata del 38% più alta nelle uova delle galline che pascolavano che nelle uova delle galline commerciali, ma la vitamina A per uovo totale non differiva (fonte: PhysOrg.com)

Senza parlare dei veleni contenenti nelle uova di allevamento, chimica, farmaci e ormoni che lo studio non ha voluto evidenziare, ma che sapoiamo bene essere presenti nei pastoni industriali per costringere le galline a una super produzione innaturale, a non andare in muta, a vivere in gabbie di 40 cm per lato, ammassate in batteria una sull’altra, con luce artificiale. :(

E basta assaggiare le uova ZERO e le uova 3 per sentire la differenza! Nel palato, ma anche a livello digestivo… :?

Abbiamo già parlato ampiamente di questo, abbiamo già anche accennato all’energia sottile del cibo, alla sofferenza e al malessere che si “mangia” letteralmente e si trasmette alle nostre cellule accettando di cibarsi di animali provenienti da allevamenti industriali (e di cibi confezionati industrialmente che certo non usano materie prime proveniente da allevamenti biologici).

Oggi aggiungiamo anche al novero, un’evidente superiorità nutrizionale delle uova biologiche.

E noi Wellness Angels di Autodifesa Alimentare non ci stancheremo mai di dirlo:

Non ci vuole davvero nulla a scegliere uova ZERO premiando le aziende che rispettano maggiormente gli animali e l’ambiente.

Le uova biologiche, poi, costano pochi centesimi in più delle uova “giganti” delle super aziende che con packaging eleganti strombazzano la loro naturalità quando poi le loro uova provengono da allevamenti a batteria e hanno un bel 3 sul guscio. :(

Vorrei concludere con una piccola nota a favore delle galline.

Le galline sono animali importantissimi nell’ecosistema naturale in agricoltura. Con la loro instancabile opera di “trattorini naturali”, con il loro razzolare, con le loro deiezioni (non quelle addizionate di chimica che non possono essere usate in agricoltura perchè tossiche e finiscono – altra nota dolente – per inquinare i corsi d’acqua e alimentare le piogge acide), fanno parte di un ciclo naturale dove tutto serve, tutto è utile, tutto crea in armonia con il resto del pianeta.

Leggevo un interessante libro di Permacultura che racconta quanto preziose siano le galline per un’agricoltura naturale senza mostri energivori, senza concimi di sintesi… e riflettevo proprio su come l’uomo abbia imparato a complicarsi la vita, perdendo nel tempo la propria autosufficienza ed iniziando a sfruttare stupidamente le risorse senza collaborazioni, senza gilde, senza policultura e senza reciclare… creando così il doppio problema di dover usare maggior energia sia per la creazione che per lo smaltimento… con un risutlato molto più scadente e insano di un tempo.

Auspicabile allora avere un piccolo giardino con orto, alberi da frutto e qualche gallina ovaiola? Sì! Questo è il mio sogno per tutti voi!

Un abbraccio e a presto,

:) Viviana Taccione
Wellness Angels Coach & Trainer

La Xa storica edizione si avvicina…
http://www.autodifesalimentare.it/wa.htm


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