Plastica sì, plastica no. Vecchia diatriba. :?

Oggi, grazie alla raccolta differenziata la plastica non sembra più così malaccio, tanto “si può riciclare“… ma – a parte che non tutti la riciclano – riciclare la plastica costa, come costa all’ambiente la produzione di nuovi oggetti e contenitori in plastica, tanto più quando non servono.

Quindi ti proporrei una doppia prospettiva della questione, analizzandola dal punto di vista di Autodifesa Alimentare: da una parte parliamo di Salute e Benessere dei cibi “implasticati” e dall’altra di “Ecologia della Nutrizione”. OK? :D

Cercheremo di capire insieme perché:

1) Evitare il più possibile di acquistare (e quindi promuovere e sostenere le aziende che vendono) i cibi confezionati in plastica…

2) Capire quale plastica sia realmente riciclabile e quale NO (e quindi oltre a costituire uno spreco energetico crea anche un gravissimo problema ambientale per 10.000 anni e forse più…)

Partiamo dal primo punto.

Qualsiasi cibo fresco richieda una confezione di plastica a proteggerlo (tranne i casi limite tipo i cachi o i kiwi che sono fragilissimi), è un cibo che solitamente sta girando su e giù per la penisola da un bel pezzo, inquinando e perdendo in freschezza.

Probabilmente colto acerbo - e quindi senza aver raggiunto la maturazione senza i micronutrienti più preziosi – e trattato con qualche gas conservante – quando non colorante – in modo che si possa mantenere a lungo e “valere l’investimento”.

A parte il fatto che costa di più (perchè la confezione deve essere ammortizzata) e ti porti a casa dei rifiuti… in ogni caso è meno fresco.

Per capirci… Se vai dal contadino biologico a km zero certo non ti mette i pomodori nella vaschetta di plastica! ;)

Quindi premiamo chi distribuisce i suoi prodotti usando confezioni eco-compatibili, utilizzando meno plastica possibile, cellophane più leggeri, carta o cartone riciclato o meglio ancora… niente.

E ricorda che la confezione imponente serve anche come “fumo negli occhi“. Non significa qualità. Anzi. :evil:

Chi disprezza l’ambiente e ad oggi – con tutte le nuove soluzioni ecologiche – non ha ancora preso misure per migliorare l’impronta ecologica dei suoi prodotti, difficilmente avrà a cuore la salute ed il benessere dei suoi clienti consumatori! :evil:

(A proposito, una volta per tutte:

se vai dal Bio-contadino SPENDI MENO CHE AL SUPERMERCATO!

Basta organizzarsi e trovare una piccola azienda agricola di fiducia vicino casa che faccia vendita diretta, andarci, fare amicizia, magari addirittura riuscire a organizzare un piccolo gruppo di acquisto di quartiere e farsi portare una volta a settimana un cesto di prodotti concordando una spesa minima settimanale!!!

Sono stanca di sentire dire che il “bio costa”, non è vero.

Se ti piace la plastica – cibi di plastica e contenitori di plastica ;) intendo – ed il supermercato, fai pure… ma senza scuse, con coerenza!!! :P ).

Inoltre, riflettiamo insieme su un altro dettaglio: siamo davvero sicuri che la plastica usata per le confezioni… che il cellophane che copre le vaschette… che il procedimento di realizzazione dei contenitori… siano davvero OK? :?

Con questo caldo? Con questo sole? :shock:

Se le bottiglie di plastica usate per uso alimentare sotto il sole diventano pericolosissime e cancerogene

Se si è scoperto che perfino i biberon - che dovrebbero essere il non plus ultra della sicurezza alimentare (e comunque: W il latte della mamma umana e solo quello!!! :P  ) , sono tossici…

Non c’è necessità di un “grande intuito” per sospettare anche di altre confezioni simili in “plasticuccia“.

Ricordiamoci che la plastica viene fabbricata grazie al petrolio. :shock:

Un’ultima cosa…

Dato che ci siamo evitiamo anche di acquistare contenitori in plastica per conservare il cibo o anche pellicole di plastica per coprirlo e limitiamo tutto quello che è plastica colorata (mestoli, bacinelle, posate, secchi)…

Sempre plastica è. E’ davvero necessaria?

Ad esempio… Non facciamoci tentare dalla “mega offerta” del grande magazzino di turno che ti vende a 5-10 euro ben 40 pezzi tra vaschette trasparenti e coperchi per conservare il cibo convincendoti che magari ti serve anche una cucina più grande e maggiormente accessoriata per contenere tutti questi oggetti specialistici ed inutili…

Semmai ricicliamo i barattoli di vetro per conservare quel poco cibo che deve essere conservato.

Perché, lo sai bene, non c’è nulla di meglio del cibo fresco appena colto e si può vivere splendidamente con vegetali freschi ed una sana manciata di cereali e legumi biologici che non hanno certo confezioni elaborate! ;)

Passiamo al secondo punto.

Una volta cercato di ridurre a priori l’uso della plastica, parliamo un po’ di ambiente e capiamo come e quando riciclarla nei contenitori appositi:

Innanzitutto si possono riciclare le plastiche con le sigle PE, PET e PVC…

come contenitori di cibi (vaschette varie di vegetali, frutta o porta-uova, vaschette gelato, surgelati e latticini, incarti alimentari leggeri trasparenti, pellicole di cellophane), confezioni di detersivi, flaconi di prodotti per l’igiene personale, buste delle spesa (che speriamo spariranno presto), buste in nylon, polistirolo, bottiglie di plastica per l’acqua e varie zuccherose bibite avendo cura di schiacciarle (ma tanto non le usi più, sai bene quanto siano dannose per la salute e per l’ambiente :( )

Sarebbe bene sciacquare velocemente i contenitori prima di riciclarli ma non c’è necessità, come per i barattoli di vetro di cui abbiamo parlato, di togliere le etichette di carta.

Non si possono invece riciclare plastiche…

come piatti e bicchieri di plastica (mica li userai ancora, vero? :evil: ), contenitori di vernici, colle e materiali tossici, giocattoli (che troppo spesso sono tossici!!!), rifiuti ospedalieri (siringhe, confezioni di medicinali, sacche per il plasma o liquidi per dialisi), elettrodomestici e piccoli elettrodomestici (e tutte quelle cose inutili che si usano 3 giorni e poi si nascondono in cucina :( ), custodie di videocassette, musicassette e CD, stampelle, confezioni di dentifricio, bottiglie di olio di semi e varie, articoli per l’edilizia…

Che sia riciclabile o meno… In ogni caso ricorda che…

anche riciclare è la cura non è la prevenzione.

E’ un rimedio, un’extrema ratio

Anche perché la plastica troppo spesso ancora NON viene riciclata. :(

Non tutti i Comuni la riciclano, non tutti hanno imparato a differenziare i rifiuti, non tutti la lavorano e recuperano una volta raccolta…

E quando vedi rifiuti di plastica in giro lasciati da “altri maleducati incivili” considera che siamo colpevoli anche tutti noi che con i nostri acquisti di contenitori e confezioni in plastica continuiamo ad alimentare e a sostenere un mercato oggi insostenibile.

Solo quando una minoranza all’avanguardia inizierà a rifiutare (e boicottare apertamente) certi prodotti, il mercato piano piano modificherà e permetteremo a tutti gli altri di capire e cambiare.

Quindi, salutare o no per noi umani, la plastica non è salutare per l’ambiente.

Non è biodegradabile, e ci vogliono migliaia di anni perché scompaia.

E mentre si degrada - ne abbiamo parlato nella nostra lunga campagna contro le buste di plastica- inquina moltissimo… :(

Non ti parlerò adesso delle isole di plastica, dei mari inquinati, della fauna marina in estinzione, delle falde acquifere compromesse…

Senza fare troppi voli pindarici, o senza richiamare sopite coscienze ambientali o animaliste, credo che a nessuno di noi sulla spiaggia piaccia trovarsi contornato da rifiuti di plastica, buste, bottigliette e quant’altro venga portato dalle onde del mare, no? O vedere i nostri bambini giocare in mezzo ai rifiuti… :(

Limitiamo la plastica dunque nei prodotti alimentari ed in tutti gli altri prodotti, dove possibile e usiamola solo dove davvero serve, come nelle custodie dei PC ad esempio… (almeno fintanto non faranno “gusci” in bio-plastica ;) ).

Certo adesso non dobbiamo demonizzare tutto, con qualche oggetto di plastica puoi sbizzarrirti in creativi bricolage (io per esempio ritaglio alcuni flaconi di plastica di contenitori tondi e li ricopro con lana, stoffe e calzini trasformandoli in vasi e recipienti vari molto trendy ;) )…

Ma dato che è una vera scocciatura stare ad analizzare tutti gli involucri delle confezioni in plastica per capire quali siano riciclabili e quali no… cerca di evitarli il più possibile e scegli materiali naturali e biodegradabili…

Materiali da compost, per intenderci.

Le conseguenze?

Innanzitutto risparmio. Il che non guasta.

Ed in tutti i campi… (ad esempio il bicarbonato nel cartone – che uso in grandi quantità per la pulizia naturale della casa – costa il doppio nella confezione di plastica decorata con etichetta lucida di plastica. :shock: Per me possono tenerselo!!! :? )

Poi, spazi più liberi.

Niente contenitori ingombranti, pacchi che stazionano in casa o in terrazzo nell’attesa di essere “conferiti negli appositi bidoni” o ritirati porta a porta in giorni prestabiliti, cattivi odori che derivano dai residui di cibo ma anche da una certa “coscienza sporca ambientale”… :shock:

Più libertà ed indipendenza da pubblicità, consumismo, imposizioni mediatiche.

Scoprirai che un mondo con meno rifiuti è un mondo più pratico, semplice, sano e leggero! :D

So che già lo sai, so che già lo fai… passaparola!

:)

Viviana Taccione
Wellness Angel Coach & Trainer

http://www.autodifesalimentare.it/wa.htm


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Nell’era del riciclo responsabile, che parte cercando innanzitutto di evitare sprechi e di evitare di acquistare rifiuti invece di compensare riciclando allegramente… oggi ti svelo 5 cose che devi assolutamente sapere sul vetro.

Come Paladina dell’Ecologia della Nutrizione, urge una breve premessa: tutto quello che è imballato, confezionato, inguainato da attraenti confezioni, non è fresco.

Involucri di cartone, di plastica, di vetro (ovviamente non mi soffermo sulle lattine e metalli vari – fatto salvo l’inox – che vanno comunque evitati in cucina), indicano un prodotto raccolto settimane, mesi prima… di solito povero di nutrienti, che non nutre né spesso sfama, processato, lavorato, spesso ricco di coloranti, conservanti, esaltatori di sipidità per sopperire al sapore gommoso e sciapo che avrebbe.

Inoltre tutto il cibo impacchettato in tal guisa viene spedito su e giù per l’Italia e per il mondo in autocarri ed inquina… non è km zero. Non sostiene l’economia locale.

Chiarito questo, cercando di prediligere alimenti freschi dell’Azienda Agricola biologico di zona di fiducia, alimenti “di base” con cui preparare noi cibi più elaborati, è ovvio che tutti noi in dispensa dobbiamo avere qualche cibo di riserva

E anche i supersalutisti saranno tentati di preparare in casa marmellate, sott’olio, sotto sale, sott’aceto et similia.

In questo caso il vetro è sempre da preferire.

E’ più sano, dato che è trasparente, vedi cosa compri, lo puoi riutilizzare in casa e quando non ti serve si ricicla a costi ragionevoli.

In una interessante ricerca sviluppata da Astra Ricerche per conto del Consorzio Recupero VetroCoReVe leggevo alcuni dettagli che possono rendere il recupero del vetro più semplice ed efficiente.

E così, con qualche precisazione di “Autodifesa Alimentare” ecco 5 cose che devi assolutamente sapere.

1.

Il vetro non va lavato in modo maniacale, si sprecherebbe inutilmente dell’acqua dato che viene comunque rilavato al punto di recupero, però sarebbe bene che non fosse grondante di sugo e di olio. Sarebbe oltremodo scomodo anche buttarlo, dato che nella campana di riciclo del vetro non si dovrebbero mai mettere i sacchetti di plastica… Quindi il barattolo in questione andrebbe preso con le mani e buttato.

La mia soluzione? Se è sporco, sciacquo velocemente il barattolo fuori e lo lascio chiuso. Ripongo tutti i barattoli e le bottiglie in un bidoncino di plastica colorata che porto con me nel pellegrinaggio mensile (ne usiamo pochissimo), alla campana di vetro. Nel momento in cui lo butto, tolgo il tappo e poi a casa riciclo il tappo nel contenitore del metallo/plastica.

2.

E’ importante quindi togliere i tappi di alluminio, i collarini di plastica e di metallo per sveltire le operazioni di recupero il più possibile. Ma… (e c’è sempre una bella notizia), non è assolutamente necessario mettersi a togliere le etichette incollate dato che anche questa operazione viene fatta a livello industriale… (non chiedermi come :P ).

3.

Attenzione a non confondere la Vetroceramica o il Pyrex con il vetro.

Le loro temperature di fusione sono molto diverse e gli operatori devono essere molto attenti perchè basta un piccolo frammento di pyrex per dare origine a contenitori con difetti e vanificare TUTTO il processo di riciclo. Dato che quando di buttano i contenitori nelle campane si rompono, è davvero difficile distinguere il Pyrex dal vetro. Pensaci tu a casa!

4.

Idem per il cristallo. Contiene metalli pesanti come il piombo e non deve mai essere messo nelle campane di vetro perché andrebbe ad inquinare il tutto.

Questo mi fa venire in mente un altro argomento collegato: i bicchieri ed i piatti di vetro sono molto più ecologici del Pyrex, della vetroceramica, del “nobile” cristallo, della terracotte e della ceramica. E’ vero che la terracotta è naturale… ma quando un servizio di piatti “tradizionale” si rompe non può essere riciclato, mentre un utensile di vetro lo si può rigenerare… ogni giorno si impara qualche cosa di utile! :P

5.

Ultima raccomandazione, anche se esula dal discorso alimentare (ma mica tanto dato che l’inquinamento rientra nella catena alimentare…), le lampadine, le lampade al neon e anche gli specchi sono inquinanti (delle lampadine si sapeva, ma gli specchi no! Ecco perché porta male rompere uno specchio!!! :-( ), e quindi non vanno buttati nella campana di vetro perché contaminerebbero il nuovo vetro

Ma – ATTENZIONE - non vanno mai buttati neanche nell’immondizia.

Fermo restando che certamente non avrai più in casa neanche una vecchia lampadina ad incandescenza, perché le hai già tutte sostituite con quelle a risparmio energetico… vero??? :shock:

E’ fondamentale tenere una scatola in casa per raccogliere tutte le lampadine esauste (tanto durano molto e quindi faticherai a rimpirla) e portarla all’isola ecologica una volta piena.

Stesso discorso vale per le pile (occhio che basta una sola pila per inquinare un lago!!! :evil: ) che non vanno buttate mai nel secchio né a casa propria né tanto meno quando siamo in vacanza (attenzione a questo, non andiamo in posti esotici “da fotografare” e poi li inquiniamo noi con le pile della macchina fotografica!!!)…

Buon riciclo!

:)
Viviana Taccione
Wellness Angel Coach & Trainer
www.autodifesalimentare.it/wa.htm


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Non ne posso proprio più! :(

Già lo scorso gennaio 2010, convinta che le buste di plastica al supermercato sarebbero state definitivamente bandite, io con la mia bustona di tela che uso da anni, sono rimasta molto colpita nel vedere che le buste erano ancora là.

E che delusione scoprire la proroga concessa di 1 anno!

E adesso?

Dopo aver ricevuto rassicurazioni dalle principali newsletter ambientaliste che arrivano in Redazione…

23 Dicembre 2010

Cara Viviana,
grande è la soddisfazione di Legambiente per la conferma del divieto di commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili a partire dal 1 gennaio 2011, come richiesto dai 100 mila italiani, tra cui TE, che hanno sottoscritto la petizione.

Al ministro Prestigiacomo va il nostro plauso per aver scongiurato, ieri in consiglio dei ministri, una ulteriore proroga allo stop alle buste di plastica previsto dalla legge Finanziaria 2007. C’era tutto il tempo in questi quattro anni per smaltire le scorte: tra otto giorni, quindi, il sacchetto di plastica “usa e getta” non compostabile è a tutti gli effetti illegale!!

Non dimentichiamo che, l’anno scorso, sono state prodotte oltre 260 mila tonnellate di sacchetti di plastica, con un consumo di petrolio impressionante, pari a quello di 160 mila automobili!!

PER IL 2011, CON UNA DECINA DI BELLE BORSE DELLA SPESA , METTEREMO FINE ALLO SPRECO!

FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA E RIFIUTA “L’USA E GETTA”!

… ero pronta, lo scorso mercoledì, al supermercato a prendere atto dell’incredibile trasformazione.

E ho trovato ancora buste di plastica alle casse! :evil:

E al mio stupore la commessa mi ha risposto che loro continuano ad usare le buste di plastica perchè hanno il permesso di finire tutte le scorte.

Fino a quando? (Ho chiesto con gli occhi fuori dalle orbite :shock:

“Finchè non finiscono le scorte.”

D’altra parte…

dato che noi le buste le abbiamo comprate…!”

Cosa???? Buh!!!! Vergogna!

Invece di fare educazione ambientale (come certe catene di supermercati fanno da oltre 1 anno offrendo svariati tipi di buste alternative: stoffa, materiale plastico riutilizzabile, cassette di cartone riciclato, tela etc…), c’è chi se ne frega semplicemente ed arraffa finchè possibile.

Sono molto arrabbiata!

E invito tutti i nostri lettori – non dico a non usare le buste perchè sono sicura che voi già da tempo vi rifiutate di avvelenare l’ambiente e uccidere la fauna acquatica – ma a premiare i supermercati che chiaramente e senza sotterfugi – stanno aiutando i loro clienti ad acquistare la giusta consapevolezza ambientale.

Quindi, si cambia supermercato!

E magari gli si dice anche il perchè!

Che ne dite?

Ricordiamoci che noi siamo i consumatori. Noi siamo quelli che scegliamo dove comprare… e che paghiamo con i nostri soldi. Non sottovalutiamoci mai!

:D
Viviana Taccione
Wellness Angel Coach & Trainer Autodifesa Alimentare

PS1:
Per approfondimenti:

==> Libertà o Uguaglianza? Non nel Pacific Trash Vortex

http://www.ifeelgood.it/blog/intelligenza-ecologica/liberta-o-uguaglianza-non-nel-pacific-trash-vortex/

==> La plastica come i diamanti, è per sempre! Guarda e diffondi il pps.

http://www.autodifesalimentare.it/blog/2010/10/13/la-plastica-come-i-diamanti-e-per-sempre-guarda-e-diffondi-il-pps

==> Basta con buste, teflon e pet

http://www.ifeelgood.it/blog/intelligenza-ecologica/basta-con-buste-teflon-e-pet/

==> Say NO to plastic bags

http://www.ifeelgood.it/blog/intelligenza-ecologica/435/

PS2:
se volete segnalarmi qui sotto i Supermercati “buoni” (lasciamo perdere i cattivi che non si meritano neanche la citazione :evil: ) li ospiteremo volentieri. Grazie!!! :D


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greenpeace_guida_foreste-a-rotoli

Noi di Autodifesa Alimentare siamo molto attenti all’ambiente nei nostri acquisti… E a latere della cucina ci sono dei consumi di carta che fanno parte dell’intero ciclo alimentare.

Sì perché a partire dai rotoloni di carta da cucina, per proseguire con fazzoletti, tovaglioli e veline, e finendo con la carta igienica (dall’inizio alla fine insomma ;) )… qui si distruggono intere foreste!

Quindi, perdonerete – cari Lettori e Allievi Wellness Angels – questa piccola ma utilissima digressione…

Innanzitutto per capire di che caspita stiamo parlando, e soprattutto a scanso di inevitabili attacchi di “Sissitequando si parla di questo argomento, ti invito a vedere un breve ma intenso VIDEO di pochi secondi da gustarsi subito!

Clicca qui, vedi il video e poi ritorna da me: http://www.youtube.com/watch?v=Agqcxe2SjEM

greenpeace_video_deforestation-nightmare

Incredibile, vero? Ed io che pensavo di essere una brava ecologista! :(

Ma adesso, anche se questo fronte, ci mettiamo una bella “pezza a colori”, di carta “riciclata” ovviamente! :mrgreen:

Infatti la soluzione c’è.

Non c’è bisogno di rinunciare al nostro comfort, basta fare delle scelte più consapevoli.

Quindi… Come CyberAttivista non potevo che segnalarti l’utilissima GUIDA VERDE di Greenpeace, in un formato molto comodo, in un solo foglio A4, da scaricare GRATIS, stampare e portarsi dietro per andare al supermercato (e scegliere in quale supermercato andare).

http://www.greenpeace.it/deforestazionezero/foreste-a-rotoli/pdf/GP-TISSUE.pdf

Io l’ho già stampata e messa in borsa.

Un abbraccio e fammi sapere che ne pensi! :)


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By Viviana Taccione | ottobre 13, 2010 - 1:04 pm
Posted in Category: Ecologia della Nutrizione

plastica_diamanti2

Perchè usare per pochi minuti un oggetto che può durare per decenni?

Lo sai che solo il 3% della plastica oggi viene riciclata? e delle 200 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno, la metà (!!!) sono per contenitori usa e getta che vengono buttati entro un anno.

Gli scienziati stimano in un periodo che va dai 400 ai 1.000 anni la permanenza della plastica nell’ambiente.

Quello che molte persone non sanno è che la plastica NON Si bio-degrada ma si FOTO-degrada scomponedosi in particelle tossiche sempre più piccole che contaminano il suolo ed i mari entrando nella catena alimentare perchè vengono ingerite da animali terrestri e marini…

Grazie a portalasporta.it ti invito a guardare un’interessante presentazione in Power Point e a far girare il link:

==> http://www.autodifesalimentare.it/plastica_come_diamanti.pps

plastica_diamanti_porta_la_sporta

Tra petizioni, messaggi agli Allievi durante il corso, articoli sul blog, VIDEO e lancio della sporta di tela di Autodifesa Alimentare…

Come sai noi Wellness Angels ci battiamo da sempre contro le buste di plastica, abbiamo fatto il conto alla rovescia aspettando per anni il 1 gennaio 2010 quando le buste dovevano essere messe fuori legge in Italia, e siamo rimasti davvero sconvolti dalla vergognosa “proroga” last minute del governo alle buste di plastica … :evil:

Per non parlare dal lassismo di molti esercizi commerciali che continuano a nascondere le buste biodegradabili o le sporte di stoffa chissà dove! :evil:

Quindi, finalmente un messaggio UTILE da inoltrare via mail!!!

Un PPS molto ben curato graficamente che non ti invita a fare nessuna catena scaramantica. Ed è proprio per questo che lo possiamo con gioia inviare a tutti!

Un abbraccio!

Viviana :D

PS: ci vediamo in aula il 20 Ottobre per la 10a edizione on line di Autodifesa Alimentare! ;)


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By Viviana Taccione | giugno 18, 2010 - 2:50 pm
Posted in Category: Ecologia della Nutrizione

Sono anni che noi di Autodifesa Alimentare lo sosteniamo (e che fa parte del programma del nostro corso giunto ormail alla 10 edizione!).

Quello che mangi, quello che scegli di acquistare, può realmente fare la differenza per il futuro del pianeta sia a livello ambientale e climatico sia per risolvere la fame nel mondo.

E ti pare poco?

Occupandomi di alimentazione e ambiente, spesso nei nostri corsi affronto il tema dell’Ecologia della Nutrizione e di quanto le nostre singole scelte alimentari influenzino più di quanto si pensi…

In questi giorni mi stanno arrivando molti spunti interessanti anche dai media.

E’ recente una proposta che prevede di non mangiare carne, pesce e derivati per almeno una volta a settimana pubblicata dall’ONU (esattamente dall’UNEP – United Nations Environment Programme ) con il titolo “Assessing the Environmental Impacts of Consumption and Production”.

Gli allevamenti intensivi (per la carne ed i latticini, ma anche uova e l’acquacoltura) – precisa lo studio – sono una vera e propria bomba ecologica per il Pianeta e i paesi ricchi consumano troppi prodotti animali.

Ma se sono una “bomba ecologica”, mi sembra un po’ pochino evitare prodotti animali 1 sola volta alla settimana per risolvere il problema…

Certo, meglio che niente. Almeno se ne parla. :?

E inoltre, questa è una cosa che si sa, una dieta ricca di grassi animali fa anche male alla salute! E’ infatti provato come una dieta prevalentemente vegetale crei meno “morbidità” (malattie, da morbo, non morbidezza… ma ora che ci penso crea anche meno sovrappeso! ;) )

Insomma, era ora. La carne inquina ed affama… perchè continuano a parlarci di lampadine?

Non riesco a capire (o forse lo capisco fin troppo bene SIGH!!! :evil: ) perchè, in tema di ambiente, continuano a parlarci di lampadine, di elettrodomestici in stand by, di chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti… quando se solo si smettesse di mangiare, ad esempio, carne di manzo, eviteremmo un sacco di sprechi e soprattutto riusciremmo anche a diminuire drasticamente il problema della fame nel mondo.

Lo dice l’ONU, io alzo la sfida.

Ecco, la mia proposta è questa.

Prova a stare 1 mese senza carne di manzo e a sostiturla con proteine vegetali.

Che mai succederà mai?

Magari l’intestino funziona meglio, e – sopratutto d’estate – ci si sente più leggeri, più freschi, si suda meno, si “profuma” di più (eh già, perchè chi mangia prodotti animali emana più spesso un cattivo odore rispetto a chi non ne mangia…)

E dopo 1 mese di astinenza dalla carne di mucca, magari uno si rende conto che “non si muore” e ci prende gusto… e – perchè no? – decide come me di

Smettere del tutto di mangiare grandi animali, come i mammiferi

Anche quello sarebbe un bel passo avanti perchè l’allevamento intensivo dei mammiferi è quello che inquina più di tutti!

E se per la carne bianca di pollo e tacchino ci rivolgiamo solo al biologico e locale, se mangiamo uova bio (indicate in etichetta con lo zero) ecco che facciamo un enorme passo avanti per la nostra salute e per l’ambiente…

Un passo alla volta! :D

Poi ci sarebbero altre cose da considerare, anche sui “derivati” dei mammiferi il cui commercio comunque sostiene il business ecokiller degli allevamenti intensivi e che non è certo una soluzione per chi vuole bene agli animali…

… ma quelle le rivelo solo ai miei fedelissimi Allievi di Autodifesa Alimentare. ;)

A parte gli scherzi, sono molto seria quando dico che è importante cosiderare la sostenibilità delle nostre scelte personali.

E, cosa più bella, in questo caso ognuno di noi può fare davvero la differenza. Non si tratterebbe della classica “goccia nel mare” (che anche quella conta), ma di un reale cambiamento.

Si stima che nel 2.050 la percentuale dei vegetariani supererà quella degli onnivori.

E’ una necessità ineluttabile perchè non c’è più da mangiare per tutti e non si può continuare ad affamare il terzo mondo per mangiare noi la nostra bella bistecchina e a loro non dargli neanche i cereali perchè ci servono da mangime per le nostre “bestie da macello”….

Anche senza tener conto delle istanze animaliste, dobbiamo considerare che in Colombia dei 45.000.000 ettari coltivabili, 5.000 sono destinati all’agricoltura e ben 40.000.000 sono destinati all’allevamento.

In Brasile dove ci sono 16.000.000 di persone malnutrite, ogni persona avrebbe a disposizione 1.000 kg di soia per sfamarsi ogni anno. Peccato che questi 1.000 kg diventino mangime per gli animali da esportare nei paesi “civilizzati”.

Servono 13 kg di vegetali per far aumentare un vitello di 1 kg. E’ ovvio che il gioco non vale la candela.

E se la fame nel mondo non è sufficiente (!!!??) pensiamo al problema dell’inquinamento e dei gas serra.

Le deiezioni degli animali (grazie al fosforo e al nitrogeno fuori di controllo) inquinano le falde acquifere più di tutte le altre produzioni industriali, aumentano le piogge acide e esfoliano le poche foreste che ancora non sono state rase al suolo per ricavarne un pascolo in più….

E’ ora di smettere di pensare che gli escrementi degli animali servano come concime… Sono tutte favolette per bambini! :evil:

Ma se con gli scarti animali non ci possiamo fare neanche il compost. Vero o no che quando si fa la raccolta differenziata a domicilio nel compost non vogliono residui di carne e pesce?

Forse anche perchè sono pieni di ormoni, tossine, antibiotici, e chimica? Tutte cose che passano anche negli escrementi.

Le quintalate di deiezioni derivanti da allevamenti intensivi hanno distrutto interi ecosistemi e creato “zone morte” negli oceani come nel Golfo del Messico… :(

Le emissioni gas serra provocate dall’allevamento incidono per il 18% sul totale. E’ un dato simile a quello dell’industria e maggiore di quello dei trasporti.

Per contro i vegetali non fanno la C_ _ _ A (non ci avevi mai pensato in questi termini, vero? :D ) e contribuiscono a bilanciare la produzione di anidride carbonica.

Tutto questo fa riflettere, no?

Sono felice che dopo anni che ambientalisti ed animalisti (nonchè molti “umanisti” e medici illuminati) ne discutono, anche l’ONU, seppur difficoltosamente, stia iniziando a parlarne sul serio.

Parliamone anche noi!

:)
Viviana Taccione
Wellness Angel Coach & Trainer Autodifesalimentare

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Come annunciato nel mio ultimo report, ecco il testo della  mail da me inviata al “Corriere” a commento di un articolo sul deludente  summit svoltosi lo scorso dicembre nella capitale danese, che verteva sulle  misure da adottare di comune accordo tra tutti i Paesi partecipanti  per contenere gli effetti delle attività umane sul clima e sulla salute del nostro pianeta.

In esso l’autrice concludeva che, vista l’impossibilità di fare affidamento su chi ha il potere decisionale a livello istituzionale,  sarebbe bene che il comune cittadino si responsabilizzasse e si facesse carico di tutti quegli accorgimenti atti a ridurre il nostro impatto ambientale.

Seguivano poi i soliti consigli su come limitare  gli sprechi.

Ho voluto proporre questa mia lettera perchè particolarmente pertinente  ai temi da me toccati nel mio precedente intervento e agli  stessi concetti già espressi in questo sito da Viviana in particolare, ribadendo che  la salute del pianeta che ci ospita e quella di noi umani sono una cosa sola, in quanto ognuna condiziona l’ altra e che il maggiore contributo al contenimento del nostro impatto ambientale proviene dalla riduzione della dipendenza dalle proteine animali e non dal risparmio di benzina, petrolio (seppur importante) e cose del genere, come tutti credono e come ci vogliono far credere.

Dall’articolo del “Corriere” emerge invece il solito modo banale e miope di affrontare una emergenza così seria, dispensando consigli generici su come risparmiare energia, ma senza cambiare le nostre scelte in fatto di consumi.

Tutto quindi nell’ ottica “schizofrenica”, così radicata nella nostra  cultura, che consiste nel considerare  problemi solo apparentemente molto diversi come distinti e separati in compartimenti stagni, retaggio di secoli di impostazione “scientifica” ormai diventata la nostra forma mentis.

Ed è proprio in questa logica che i pesanti risvolti salutistici delle nostre scelte alimentari, quando si tratta di discutere e prendere decisioni in difesa della terra, invece di essere riconosciuti come un valore aggiunto, non vengono probabilmente neppure presi in considerazione, in quanto “argomento non pertinente all’ ecologia”.

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Lettera al “Corriere della Sera” sul Vertice di Copenaghen

Gentile Redattrice,

ho letto con interesse il Suo editoriale pubblicato sul Corriere datato 21-12-09.

Lei dimostra più buonsenso di quanto abbiano dimostrato i tanti capoccioni riunitisi a Copenaghen, sostenendo che qualcosa potrà cambiare concretamente solo nella misura in cui la coscienza ecologica si diffonderà nella popolazione , perché sono proprio i nostri piccoli gesti quotidiani, molti dei quali automatici, ad incidere in misura determinante sugli equilibri del nostro pianeta. E fra gli accorgimenti da adottare si dovrebbe anche evitare di sprecare il cibo.

Benissimo, più che giusto : buttare via il 30% del cibo acquistato, secondo le statistiche, sarebbe una follia anche in tempi non di crisi.

Ciò che trovo sconcertante però è che , quando si discute di questi problemi e si analizzano cause e rimedi, quasi mai si fa menzione della QUALITA’ di ciò che si consuma con assoluta disinvoltura, incuranti delle pesanti conseguenze che comporta in termini ambientali.

E’ ormai evidente ed indiscutibile che la dieta moderna dei paesi ricchi, notoriamente straricca di carne ed altri alimenti animali, grassi, zuccheri, prodotti industriali ( il così detto cibo-spazzatura ), cibi esotici e fuori stagione è responsabile, direttamente ed indirettamente, dei nostri consumi energetici e dell’inquinamento ad essi correlato più di qualsiasi altro fattore, e che una dieta basata su criteri più ragionevoli ci farebbe risparmiare molto più di quanto comunemente si immagini o di quanto si sia riusciti finora ad ottenere intervenendo su altri aspetti della vita umana.

Se a ciò si aggiunge che il suddetto modello alimentare è anche alla base di tutte le più significative patologie del nostro tempo ( i nutrizionisti più aggiornati e seri lo condannano e non è un caso se si raccomanda con sempre maggiore insistenza il modello di dieta mediterranea tradizionale ), ci si può fare un’idea più precisa del grado di follia ormai raggiunto.

Un esempio fra tutti dovrebbe bastare a fugare ogni eventuale dubbio :

Il “World Cancer Research Fund” ha stilato un vademecum per la prevenzione del cancro in cui si consiglia, tra l’altro, di minimizzare il consumo di carne ( soprattutto quella rossa ).

Dia un’occhiata al libro appena pubblicato dal titolo più che mai esplicativo “Prevenire i tumori mangiando con gusto” ( ed. Sperling & Kupfer ), oppure al sito www.dietandcancerreport.org.

Tutto questo non fa che confermare, ahimè, i sospetti sull’effettivo controllo dei principali organi di informazione da parte del potere economico. Non riesco infatti a spiegarmi altrimenti il silenzio del Suo giornale sul recente intervento di Paul McCartney (notoriamente vegetariano) al parlamento europeo in cui proponeva di ridurre il consumo di carne con argomenti inoppugnabili.

Di questo si è parlato su un blog, che ho allegato, in cui è riportato anche un mio commento.

Distinti saluti

Michele Nardella


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