E ce lo aspettavamo: tornano i titoloni del tipo “la birra ed il vino fanno bene al cuore“…

Il punto è che nessun tipo di cibo o bevanda fa “male” se a piccole e moderate dosi, variando, seguendo un’alimentazione sana, naturale, fresca, viva, a Km zero, a prevalenza vegetale…

Ma inneggiare a cibi di per sé poco salutari - derivati dai cereali fermentati e dallo zucchero – proponendoli come cibo giornaliero “moderato” è scorretto… :( E poi… L’eccezione moderata semmai è Ok, ma la “regola”… addirittura propinata come “cura”? :shock:

Peraltro qualsiasi tipo di alcol è considerato “tossico” dall’organismo e e quindi deve essere immediatamente metabolizzato impedendo di smaltire qualsivoglia zucchero o grasso si sia mangiato insieme… in poche parole: qualsiasi cosa mangi insieme all’alcol diventa ciccia.

Senza appello! :shock:

E non mi venire a dire che con la birra o il vino ti mangi l’insalatina… :? E questo farebbe “bene al cuore”?

Ma per favore… E se c’è chi dice che bere Birra fa bene al cuore, io dico anche una martellata al giorno sul ginocchio fa bene al fegato… però chissà perché non lo fa nessuno (forse la lobby “Assomartelli” ancora è troppo giovane! ;) )

D’altra parte siamo già in piena frenesia Natalizia e sta per partire il conseguente craving alimentare: a questo punto le Assoqualcosa devono intervenire per distogliere preventivamente i consumatori da qualsivoglia buon proposito

(Che poi i buoni propositi si fanno a Novembre, quando il primo panettone al supermercato ti fa venire un po’ di nausea e la fatidica frase “di già? Sta di nuovo tornando il Nataleeeee?“, poi però diminuiscono proporzionatamente con l’apertura delle caselline del Calendario dell’Avvento!!! Non per niente dentro ci sono i cioccolatini al latte, per un pieno progressivo di “dolce dipendenza” ;) )

E quindi… un po’ per avere a casa antiecologiche e sprecone confezioni luccicanti Natalizie (hai visto mai, se hai pochi regali sotto l’albero…), un po’ per colmare quel buco insostenibile di malinconia e depressione Natalizia che prende almeno alla metà della popolazione Italiana…

Noi di Autodifesa Alimentare volevamo ricordarti che sta arrivando nelle case degli Italiani il Junk food natalizio.

Pandori rosa di Hello Kitty, cioccolatini ”al sapore di” cioccolato, grassi di dubbia provenienza, una lista di ingredienti incomprensibili con sigle di additivi antiputrefattivi, coloranti e condensanti sul retro delle confezioni nelle fatidica etichetta nutrizionale (sarebbe meglio definirla un bugiardino, tanta è la chimica che contiene :( ).

Ma non serve a niente!

Mangiare tutta quella robaccia non ci renderà più felici a Natale.

In ogni caso… Grande festa per tutta l’industria alimentare, anche se poco se ne comprende il motivo. Sarebbe semmai il compleanno di Gesù Cristo e noi lo passiamo a mangiare per 15 gg di seguito e a scambiarci regali tra di noi… chissà poi perché? :?

Per prepararci degnamente al baccanale pagano (e torno all’argomento dell’articolo), ecco che iniziano i “provvidenziali” studi su quanto faccia bene la birra, il vino, l’alcool, il cioccolato, il maiale etc. etc.

Occhio dunque al fumo negli occhi… Serve Consapevolezza, Amore per se stessi, per quello che si ingurgita e si fa ingurgitare ai nostri cari, anche un pizzico di Amore per gli Animali e per l’Ambiente non guasterebbe…

Delle “Assoqualcosa” e delle Fondazioni di importanti Aziende Alimentari che fanno sedicenti studi sulla nutrizione e giochini nelle scuole con i bambini (che fa sempre colpo!) – salvo continuare a vendere schifezze e cibi denutritivi – ne abbiamo parlato abbastanza.

Ti ricordo solo, per una cura preventiva…

Il glorioso capostipite della categoria: “Non chiedere all’oste se il vino è buono”:

http://www.autodifesalimentare.it/blog/non-chiedere-alloste-se-il-vino-e-buono-le-lobby-alimentari-e-gli-studi-finti-degli-assoqualcosa

Alcol e benessere, siamo agli sgoccioli:

http://www.autodifesalimentare.it/blog/alcool-e-benessere-siamo-agli-sgoccioli

Le sanzioni fiscali contro il Junk food di Attila, flagello degli Assoqualcosa:

http://www.autodifesalimentare.it/blog/si-alla-lista-dei-cibi-buoni-e-cattivi-si-alla-sanzioni-fiscali-di-attila-nuovo-flagello-degli-assoqualcosa

La circolare del governo britannico in cui esorta i cittadini a non mangiare più carne rossa perchè cancerogena:

http://www.autodifesalimentare.it/blog/governo-britannico-non-piu-di-500-gr-a-settimana-di-carne-rossa-altrimenti-viene-il-cancro

La lode alla Mortadella dell’AssograssoMortadella:

http://www.autodifesalimentare.it/blog/lode-alla-mortadella-premio-della-critica-assograssomortadella-vince

Per un consapevole Natale, un periodo di Crescita Personale e Spirituale in cui essere grati per tutto quello che abbiamo, e condividere con i nostri amici migliori una sana nutrizione in armonia con il creato!

V. :D


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By Leonardo Di Paola | gennaio 20, 2011 - 4:19 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

Esempio di Etichetta alimentare Olio Extravergine di Oliva

Una volta tanto il nostro paese si distingue anche a livello di burocrazia illuminata! :D

Nonostante si debba aspettare il nulla osta definitivo da parte dell’Unione Europea, l’altro ieri, martedì 18 gennaio 2011, sulla spinta dei variegati (e colorati) scandali alimentari degli ultimi tempi, è stato approvato il disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria con l’indicazione della provenienza dei cibi.

Le nuove “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti Alimentari” prevedono che sia i prodotti a base animale (carne, salumi, formaggi, latte, pesce e uova), che quelli derivati da cereali, pomodoro, frutta, verdura, incluso l’amato olio extravergine d’oliva, debbano obbligatoriamente segnalare la provenienza delle materie prime utilizzate.

L’obbligo prevede anche di inserire la dicitura OGM nel caso di presenza di alimenti transgenici, e rinforza le sanzioni per le aziende che barano sull’utilizzo del latte in polvere sui prodotti caseari, soprattutto nel caso dell’utilizzo dei marchi DOP (Denonimazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità tradizionali Garantite).

Il DOP, lo ricordiamo, è un DOC che l’Unione Europea ha esteso a livello mondiale e garantisce la qualità di un prodotto sia in base alla zona che alla tecnologia di produzione, l’IGP garantisce un alimento sulla base della sua provenienza da una determinata zona che dovrebbe garantirne la qualità, e infine l’STG definisce un prodotto che per le modalità di produzione solitamente tradizionali si distingue nettamente dagli altri.

Oltre a far felici i patiti del Made in Italy, la legge dovrebbe aiutarci a scegliere la qualità che portiamo nei nostri piatti tutti i giorni, anche perché tra le varie novità spicca anche l’istituzione di un nuovo “Sistema di qualità nazionale di produzione integrata”, finalizzato alla riduzione della presenza di chimica negli alimenti e segnalato da un apposito logo sulla base della certificazione di organismi accreditati, un po’ come succede per il bio oggi.

La cosa interessante è che qualsiasi produttore voglia migliorare la percezione della qualità alimentare che porta sul mercato può aderire volontariamente, sottoponendosi ai controlli ed impegnandosi a seguire scrupolosamente le normative del sistema.

Opportunismo o Responsabilità?

Troppo facile essere cinici… Qualsiasi sia il motivo per cui cerchi di migliorare il modo in cui operi sul mercato, per me si tratta comunque un benedetto segnale evolutivo… Come amo spesso ripetere, quello che conta alla fine è e resta il nostro Benessere…

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer


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salmofan2a

Indovinello: Come fa un allevatore di salmoni ad ottenere un salmone colorato al punto giusto?

Basta scegliere la gradazione preferita da questa fantastica “mazzetta pantone” che illustra il colore che assumerà la carne di salmone a seconda del colorante che verrà inserito nel mangime. :evil:

Si tratta di una forma rigorosamente sintetica di astaxantina, una microalga riprodotta in laboratorio dalla multinazionale del farmaco La Roche che ha avuto la bella idea di dotare gli allevatori di un campionario di rosa, neanche dovessero scegliere di che tonalità farsi ridipingere le pareti del salotto.

Che tristezza! :(

Sappiamo da tempo che la carne animale viene ricolorata, altrimenti, come diciamo ai nostri corsi di Autodifesa Alimentare, avrebbe un colore grigio (morto) davvero poco appetibile… e dato che abbiamo appena parlato di salmone di allevamento e transgenico e ci sembrava doveroso illustrare al meglio la questione.

Approfitto per ringraziare il sito Trashfood.com per l’interessante segnalazione.

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer


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baby-frankenstein.gifNon si sa più che pesci prendere… e non è solo una triste battuta a doppio senso, è la realtà. Da una parte il mare inquinatissimo che ti vieta di nutrirti di pesci grandi al mercurio (come l’ormai immangiabile vecchio tonno), dall’altra con l’acquacoltura dove l’innaturalezza e la chimica la fa da padrone.

L’altro giorno in una pescheria sul mare in Puglia, un vecchio pescatore mi ha guardato e mi ha detto un po’ timoroso di dire qualcosa di sconveniente: “Ma signora lo sa che le vongole ormai sono tutte allevate?

Ed io che mi sono ritrovata del tutto impreparata sull’argomento, mi sono sentita come un pesce fuor d’acqua!

E dire che sto centellinando i miei acquisti di pesce prediligendo pesci piccoli, molluschi, pesce azzurro, pesci pescati.

E privandomi di cibi che un tempo amavo.

E’ il caso del Salmone che “selvaggio” è sempre più raro (e spesso ha un costo proebitivo), mentre di allevamento impazza in supermercati e discount in versione fumè da banco frigo, lattina (bleah! :? così la tua dose di metalli pesanti è assicurata!!! ), o a trance “fresco o semifresco” nel banco pesce…

E al di là del fatto che non c’è nulla di più triste che allevare un animale che per la sua natura istintuale deve percorrere grandi distanze nel mare arrivando e risalire i fiumi, molti studi hanno dimostrato che un salmone allevato è davvero super inquinato da chimica e farmaci.

Ma è comprensibile: più l’allevamento è innaturale, più l’animale rischia di ammalarsi, più va curato in modo preventivo.

D’altra parte… Esistono davvero allevamenti biologici di pesce?

Leggevo su un alimento per gatti che la dicitura tonno biologico, altra grande cacchiata :evil: , si applica laddove  i sommozzatori vanno a liberare i delfini incagliati nelle reti degli allevamenti di tonno. E questo sarebbe crulty free? I miei amici Vegan sono sicura che avrebbero da ridire in proposito…

E anche dal punto di vista salutistico… Sarebbe questo un allevamento di pesce bio? La salubrità poco c’entra perchè anche il tonno bio è ricco di mercurio che si trova – ormai – nel mare.

In effetti – tralasciando il lato etico – solo un allevamento biologico vero potrebbe essere una soluzione. Ma insomma… perchè non curare il mare e smettere di avvelenare il pianeta, invece di sprecare risorse a creare “paradisi artificiali” per pesci che comunque finirebbero in pentola per sfamare pochi eletti?

Mah… non ce la sentiamo ancora di prendere posizione, è tutto ancora da verificare.

E’ di poco fa la notizia del Supersalmone, una varietà OGM dalla AquaBounty Technologies, una specie Atlantica modificata con un gene di salmone Chinook e uno di Zoarces americanus, un lontano parente del salmone a crescita molto più rapida.

Si dimezzano i tempi di allevamento, si raddoppiano i profitti. Ed i rischi per la salute? :(

La scusa a vantaggio degli OGM, si sa, è sempre quella, aumentare il cibo e “sfamare il pianeta”, quando poi si sa che il salmone non andrebbe certo a sfamare il terzo mondo ma finirebbe nelle salsamentarie della parte del mondo che sta morendo di progresso e sovralimentazione.

E per di più il Supersalmone potrebbe diventare un pesce molto aggressivo mettendo a rischio la sopravvivenza di pesci meno “dotati”…

Il Supersalmone è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso

Le Associazioni di Consumatori americani si stanno mobilitando richiedendo un’etichettatura precisa che riveli la presenza di OGM in etichetta per i prodotti transgenici, etichetta che al momento in USA, non esiste, mentre i prodotti OGM vengono consumati da migliaia di ignare persone.

Mentre l’uomo gioca con la natura inventando animali mostruosi che crescono prima, che producono meno fosforo nei liquami, che resistono al morbo della mucca pazza, come è possibile valutare i rischi per la salute e per l’ambiente?

Se la FDA, la Food & Drugs Administration, darà il via libera (e perchè non dovrebbe dato i precedenti? :evil: ), nel giro di un paio di anni il Salmone di Frankestein potrebbe arrivare anche sulle nostre tavole.

Meno male che tra poco ci sarà la Settimana Vegetariana Mondiale! ;)

:)
Viviana Taccione
Wellness Angel Coach & Trainer


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By Leonardo Di Paola | maggio 16, 2010 - 3:31 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

conservazione_casalinga

Da quando esiste il problema di procacciarci il cibo, esiste anche quello – simmetrico – di conservarlo.

Nonostante oggi la conservazione non sia più una questione di sopravvivenza, tuttavia abbiamo visto nel Corso di Autodifesalimentare come la conservazione, soprattutto quella industriale, possa impattare sulle qualità invisibili dei cibi presenti nella nostra tavola.

Con qualità invisibili faccio riferimento ai soliti micronutrienti desaparecidos, ma anche a tutte le modifiche strutturali e sottili delle proprietà cellulari degli alimenti che per certo, non avendo conseguenze immediate, risultano negli anni di difficile correlazione con lo stato di salute.

Ciò non di meno non vanno assolutamente sottovalutate… ;-)

Diverso è il discorso relativo alla conservazione casalinga.

Qui i rischi sono forse più immediati (ad esempio quando scongeliamo male un alimento, o mangiamo qualcosa per cui non è stata rispettata la catena del freddo), ma non è difficile prendere delle precauzioni generali.

In questo caso parliamo di conservazione e della predisposizione di alimenti freschi o cucinati, non della lavorazione tradizionale di prodotti del proprio orto da metter via (es. melanzane sott’olio o pomodorini essiccati), ne tantomeno di prodotti derivati dalla lavorazione della carne (tipo insaccati…).

Ci sono due ambienti fondamentali della casa dedicati alla conservazione quotidiana, quelli a temperatura ambiente (per brevità li chiameremo “dispensa”) e quelli a bassa temperatura (“frigorifero” e “surgelatore/congelatore”).

Per la dispensa, dando per scontato il rispetto delle elementari indicazioni igieniche, ricordiamoci che la farina – oltre ad essere un cibo nutrizionalmente inutile perché devitalizzato – ha una scadenza molto breve e teme in modo estremo l’umidità, mentre i cibi secchi imballati in plastica e carta (cereali, farine, frutta secca e legumi) tendono ad ossidarsi facilmente e a subire la luce in misura proporzionale al quantitativo di acidi grassi essenziali che contengono (non a caso la frutta con il guscio è quella più deteriorabile).

Rispetto ai barattoli che si conservano a temperatura ambiente, se quando ne apriamo uno (lo stesso vale anche per eventuale scatolame in latte anche se lo sconsigliamo, vedi sotto) notiamo muffe, bollicine, fuoriuscita di gas o una consistenza anomala, scartiamolo subito senza dubbi.

Rischiare un ricovero per qualche spicciolo non vale la pena! :?

Cereali e frutta secca sono a rischio aflatossine e muffe… Come abbiamo visto insieme nel Corso, per ridurre questo rischio può aiutare acquistare prodotti con almeno 8 mesi di scandenza (di solito scadono dopo 12 mesi dal confezionamento e le aflatossine possono svilupparsi dopo 6) e verificare con attenzione l’assenza di polverine di fondo per cereali, legumi e frutta secca.

Nel disporre i prodotti in dispensa, diamo ascolto al buon senso e ricordiamoci di fare un minimo di rotazione, mettendo sempre avanti i prodotti acquistati prima.

Il vetro è il miglior “contenitore” per il cibo e quindi cerca sempre di acquistare prodotti conservati in vetro e mai in lattina.

Costano un po’ di più, ma ci sono fondati  motivi salutistici ed ambientali: innazitutto con le lattine rischi possibili cessioni di metalli pesanti che sono altamente tossici per l’organismo, c’è un rischio di contaminazione batterica per come si aprono e possono influenzare gli equilibri biomagnetici del cibo. Infine le lattine hanno un costo energetico più alto perchè devi smaltirle (e sono anche taglienti :? ) mentre il vetro puoi lavarlo e riutilizzarlo per sempre! ;-)

Nonostante il vetro resti in assoluto il miglior materiale di uso alimentare per conservare, l’Olio e tutti i prodotti sott’olio sono particolarmente sensibili a luce e calore.

Gli olii non presentano problemi microbici, tuttavia, se messi a contatto con l’ossigeno, tendono ad irrancidire (cioè ad ossidarsi).

Se potete, trasferite l’olio evob in bottiglie scure e a collo stretto (che contengono meno residui di ossigeno), e tenetele lontane dalla luce e da fonti di calore.

Gli olii più deteriorabili sono quelli di semi (mais, soia, girasole, ecc.). Una valida alternativa è quello di ricoprire le bottiglie con un foglio di alluminio.

Per il frigorifero (annessi e connessi), serve qualche attenzione in più, soprattutto nella gestione dei cibi di origine animale e nelle transizioni dal fornello al frigorifero o al congelatore.

Per i cibi freschi, rispettiamo le temperature interne per i diversi alimenti: dove fa più freddo va carne e pesce, dove ne fa meno tutti i vegetali ed i prodotti in transito dal congelatore (mai scongelare a temperatura ambiente, sul microonde abbiamo già detto tutto quello che potevano di negativo…), in mezzo avanzi e latticini.

E teniamo a mente che non dovremmo mai tenere cibi animali a contatto con i cibi vegetali, perché i cibi animali sono molto più contaminanti.

Le uova non andrebbero sistemate nelle “apposite vaschette”, perché il guscio è poroso e fuori dalla confezione di acquisto potrebbe assorbire odori particolari dal frigorifero.

Per gli avanzi, è bene metterli via quando sono raffreddati (diciamo due ore dallo spegnimento della fiamma in inverno, una in estate), ed è molto intelligente riscaldarli a fuoco lento finché non si riscaldino anche le parti interne.

In ogni modo, usiamo contenitori separati per alimenti separati e scegliamo il vetro piuttosto che la plastica (per quanto detto sopra considerando anche che la plastica resta pur sempre un derivato del petrolio, inquina moltissimo e può cedere particelle sopratutto con gli sbalzi di temperatura . :evil: ).

Abbiamo già detto che per scongelare la via migliore è il transito lento in frigorifero (8-12 ore), questo perché per ripristinare al meglio la consistenza dell’alimento bisognerebbe permettere ai liquidi di rientrare nei tessuti cellulari.

Qualcosa può essere cotto in presa diretta dal freezer al fornello: ortaggi tagliati in pezzi piccoli (come fanno le aziende della grande distribuzione con molti surgelati, ad esempio i minestroni) purché in acqua bollente (il che crea anche una pellicola che preserva i nutrienti rimasti…), oppure piatti preparati pronti da cuocere, in base alle indicazioni (che però non rientrano nella tipologia dei prodotti consigliati 5/7 da Autodifesa Alimentare…).

Ricordiamoci che cuocere direttamente in padella cibi in pezzi grossi, come bistecche o tranci di pesce, aumenta il degrado del valore proteico degli alimenti, già avviato dal processo di surgelamento.

Non c’è molto da autodifenderci dunque sul versante della conservazione casalinga, non è da qui che arrivano le insidie dell’alimentazione moderna.

Fermo restando che è sempre meglio il cibo locale, fresco, integrale, bio, conservato il meno possibile

… Occhio alle scadenze dei cibi secchi (cereali, legumi e frutta secca), all’ossidazione dei cibi ricchi di grassi (soprattutto di olii polinsaturi), alle contaminazioni dei cibi animali/vegetali e ad effettuare scongelamenti nel modo giusto.

Per il resto, una volta tanto, basta un po’ di semplice buonsenso.

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Angels Coach & Trainer Autodifesalimentare.it
www.autodifesalimentare.it/wa.htm


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By Sandra Saporito | marzo 5, 2010 - 12:24 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

cipolla_germogliata

Perché farla semplice quando la si può far difficile? :-)

E’ questo che mi chiedo leggendo l’ultima “trovata” del Codex Alimentarius

[ di cui abbiamo già parlato in passato in un intervista che vi consiglio caldissimamente di ascoltare e scaricarvi!]. ;-)

Come ben sapete, l’irradiamento degli alimenti è ormai parte della nostra quotidianità dal 1973 . Allora si pensava, ingenui che siamo, che l’irradiamento con raggi gamma avrebbe risolto notevoli problemi: sapete quegli “odiosi” germogli che crescono sulle patate? Oppure la cipolla e l’aglio che iniziano a far la piantina?

Bene, qualcuno ha pensato che se non avessero più germogliato come Madre Natura comandava sarebbe stato un bene per tutti. :(

Idem per il grano che è stato modificato con i raggi gamma perchè crescesse più basso e fosse più comodo da coltivare.

Peccato che da allora, si pensa che sia proprio l’irradiamento del grano con raggi gamma ad aver scatenato quell’esponenziale crescita di casi di celiachia ed intolleranze al grano!

- Eh sì, pare che facendo così si modificherebbe la struttura genetica delle cellule!

- Ma come “pare”? :shock:


- Beh sì… non si sa ancora con certezza… servono anni per fare studi su queste cose.


- E ce le troviamo nel piatto senza sapere con sicurezza gli effetti che provocano?

- Heggià :-(

Che strano, non mi giunge nuova questa storia!

Ma torniamo ai nostri cibi “radioattivi”!

Cosa rischia di cambiare?

“la Commissione del Codex Alimentarius (organismo tecnico della Fao e dell’Oms  – Organizzazione Mondiale della Sanità – che definisce gli standard di ‘sicurezza’ degli alimenti), non contenta dei 60 cibi irradiati in oltre 41 Paesi, ha proposto ai 169 Stati aderenti dosi superiori di radiazioni rispetto agli attuali e contenuti 10 kiloGray, da applicare oltretutto su una più vasta gamma di prodotti”.

Mmh, più irradiazioni in più cibi detto in poche parole.

Esempi?

Tuberi che non germogliano MAI.

Funghi e fragole che durano 3 settimane

Carne che rimane rosea per… troppo tempo per essere naturale! :-(

A breve termine… Ma a lungo termine? Chi lo sa…?
:-(

Pare che questo provvedimento sia stato scelto per garantire al consumatore una più grande igienità del prodotto…

Chi mi conosce sa che sono una fedele seguace della logica perciò mi chiedo… ma perché questi provvedimenti non vengono fatti all’inizio della “filiera”?

Se ci pensate sarebbe più logico… e più sano!

E’ un po’ come darci un colpo in testa e darci subito dopo un antidolorifico per il mal di testa!!!

Invece di aumentare processi che bene non fanno perché non si segue semplicemente poche ma INDISPENSABILI regole? Come:

- Agricoltura rispettosa della natura con conseguente attenzione al terreno che potrebbe essere paragonato al nostro intestino ;-) determinando la qualità di gran parte di ciò che cresce sopra [ farò a breve un articolo su questo soggetto troppo spesso dimenticato]

- rispettare la stagionalità del cibo: la Natura fa bene le cose… ci da quello di cui abbiamo bisogno quando ne abbiamo bisogno. Meglio di così

- Preferire le filiere corti : meno passaggi, meno tempo trascorso tra raccolto e consumo.

- Dare valore al tempo: se vuoi qualcosa di qualità, devi aspettare!

- Comprare ciò di cui abbiamo bisogno senza riempire il frigo fino all’orlo per poi dover buttare i ¾ perché “è troppo pieno, non riesco a mangiare tutta quella roba”.

I provvedimenti per la sicurezza alimentare devono essere presi nella fase di produzione del cibo, devono garantire standard di qualità e non spacciarci come sana una cotoletta proveniente da un allevamento intensivo stra colma di farmaci, ormoni, OGM, e chi più ne ha ne metta per poi “sterilizzarla”!

A volte mi dico che la crisi finanziaria ha toccato proprio tutti i settori… potrebbe essere che  l’industria del malessere sia già in rosso? ;-)

Bene, se proprio vogliono “giocare” con DNA e raggi , sono disposta a fornirgli una lista molto completa di piante sparite per opera dell’ uomo [ senza parlare degli animali]… se invece di “nuclearizzare” il nostro piatto si impegnassero a rimediare ai problemi che l’uomo nel tempo ha provocato penso che sarebbe meglio!

Detto tra me e voi, con le chicche che vi sto dando per fare l’orto sul terrazzo sarete al sicuro… nessuno verrà a “nuclearizzare” le vostre fragole sul balcone!!! :-D

Un “denuclearizzato” abbraccio :D

:)
Sandra Saporito
Wellness Angel

Ps: Più di 2000 anni fa, esisteva un ulivo che produceva un olio d’oliva rosso ;-) non sarebbe più produttivo riscoprire piante scomparse? ;-)

Ps2: vi do un piccolo trucco per scoprire se i vostri cereali e/o legumi sono stati irradiati: provate a farli germogliare! Se germogliano è tutto ok, altrimenti…diffidate! [ Grazie Stefy ;-) ] Il germoglio è la prova del 9 ;-)

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By Elisa Pampolini | marzo 4, 2010 - 1:53 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

etichetta.gifAlcuni giorni fa ci siamo iscritti all’Associazione “un punto macrobiotico” e abbiamo acquistato presso il punto vendita di Ferrara una crostata priva di alimenti di origine animale (latte, burro, uova).

Il dettaglio interessante riguarda l’etichetta con alcune informazioni per il consumatore che illuminano sul valore dell’alimento al di là delle caratteristiche prettamente nutrizionali.

Per ogni singolo ingrediente innanzitutto viene indicata la regione di provenienza. Poi sono elencati i passaggi di preparazione, dalla pasta madre al confezionamento in sacchetti, passando attraverso preimpasto, riposo, aggiunta dei singoli ingredienti, lievitazione, cottura in forno a legna, raffreddamento.

Seguono poi i passaggi della catena di distribuzione, dai produttori di materie prime fino al consumatore.

Un’ ulteriore nota è dedicata al consumo d’acqua e di energia per la realizzazione del prodotto e al numero di persone che hanno contribuito al lavoro.

Davvero incredibile!

In un contesto sociale ormai simile al paese dei balocchi, in cui sembra che i biscotti crescano sugli alberi e che gli animali nascano già affettati e confezionati nei freezer degli ipermercati, leggere il lavoro che sta dietro la preparazione di una fetta di dolce che spesso si aggiunge con non curanza alla fine di un pasto già lauto, fa decisamente riflettere…

Forse dovremmo soffermarci più spesso su questi aspetti, pensare al contributo di Gaia al nostro cibo, al lavoro di chi lo ha preparato, all’energia che è stata consumata…

Le nostre scelte, anche alimentari, hanno un peso in termini etici e ambientali. E’ il significato dell’Ecologia della Nutrizione, che viene sottolineato nel Video di Autodifesa Alimentare.

:)
Elisa Pampolini

Naturopata e Wellness Angel
Official Corner Autodifesa Alimentare @ Ferrara
www.autodifesalimentare.it/ferrara.htm

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