By Silvia Nardino | agosto 11, 2009 - 12:57 pm
Posted in Category: SOS DOMANDE

kiwi.gif

Ancora una domanda a proposito dei mix (frutta, verdura e dintorni).

A cena facciamo dei gran mischioni io e la bimba: per esempio, ci mangiamo un kiwi finché predispongo la tavola e il materiale per cenare (“preparare la cena” è un termine inappropriato per il mio stile…), poi ci rosicchiamo un po’ di finocchio, poi qualche cucchiaiata di carne liofilizzata, poi una galletta, poi una cucchiaiata di purea di mela, poi si torna al finocchio, poi il brodo di verdura… non fa male, vero?

1. Posso avere un breve ripasso (o un rinvio al link giusto) dei cibi da non mischiare? Tipo no proteine di diversa fonte nello stesso pasto, caffè lontano dai pasti, ecc.

2. Parzialmente collegata a quanto sopra: è vero che non sarebbe sbagliato “iniziare dal dessert”?

Non ricordo il motivo, ma ho letto in un libro – non specialistico di nutrizione, si parlava di tutt’altro – di una mamma che aveva permesso alla figlia di iniziare il pasto con il gelato perché la richiesta della bimba non sarebbe stata sbagliata dal punto di vista nutrizionale.

Faccio l’esempio del gelato ma penso anche alla frutta e a qualsiasi cosa dolce che sia anche sana.

3.  Mi rinviate a dove si parla di frutta acida e basica?

Ho sempre il dubbio di che frutta abbinare visto che spesso mangiamo due tipi di frutta a distanza ravvicinata, inoltre amo molto la macedonia che sarebbe invece sconsigliata.

4. Ricordo che la frutta starebbe meglio fuori pasto, ma mi è di grande aiuto per arrivare alle mie 3-4 porzioni di verdura preparare le insalate aggiungendo frutta, inoltre adoro la mela nel brodo vegetale. Sarebbe meglio limitare tale costume?

5. inoltre, avete qualche pagina in cui si parla di che frutta e verdura è di stagione nei vari mesi dell’anno, soprattutto d’inverno che è la stagione critica?

Su Lifegate trovo spesso indicazioni utili sulla stagionalità ma vorrei approfondire.

L’esperienza non mi aiuta perché da “generazione serra e supermercato” quale sono non ho la minima idea di cosa si trovi quando, a parte le classiche fragole a maggio, ciliegie e pomodori a giugno, uva a settembre, insomma le basi minime.

6. C’è qualche vostra fonte in cui si parla di che prodotti trovare in quale zona d’Italia?

Tipo, ad Anguillara mangio il broccolo, dai miei mangio il radicchio di Treviso, così sono più sicura di favorire il km zero e mangiare cose buone e fresche.

Ah, ho visto che a Roma non s’usa l’asparago bianco. E’ stato un duro colpo alla mia Pasqua con asparagi e uova! Meno male che ci hanno pensato i parenti in visita… anche i veneti arrivano con macchine stracariche di roba da mangiare!

Ciao a tutti e grazie per l’attenzione! :D


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By Silvia Nardino | luglio 29, 2009 - 10:19 am
Posted in Category: SOS DOMANDE

Per continuare con la mia sfilza di domande… :D passiamo alle etichette:

1. Grassi trans è la stessa cosa di grassi idrogenati?

2. Quando leggo “modificato” o “invertito” (tipo “amido di mais modificato”) significa OGM?

Ciao a tutti e grazie per l’attenzione!


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By Silvia Nardino | luglio 27, 2009 - 11:33 am
Posted in Category: SOS DOMANDE

bicchiere-soia.gifHo passato qualche tempo in meditazione a raccogliere la mia lista di domande – sapete quando nascono curiosità che uno vorrebbe soddisfare appena ve n’è l’occasione giusta e poi quando arriva l’occasione non si ricorda più cosa voleva chiedere? :O

Giorno dopo giorno ho preso i miei appunti, ed ecco il primo girone di domande.

So che troverei le risposte ad alcune nel materiale vasto e vario che posseggo grazie al corso AA, ma se aspetto di rispulciare tutto col poco tempo che ho rischio di morire di fame ;)

Quindi, perdonate la ridondanze e iniziamo con la beneamata soia:

1. è vero che può fare “effetto caffeina”?

Oltre a sentirlo dire ogni tanto qua e là me l’ha detto una mamma che ha dato latte di soia al bimbo intollerante al latte vaccino e sembra che questo bimbo fosse sempre nervoso, poi si è scoperto che sarebbe stata la soia la causa dell’ipereccitazione…

2. Lecitina di soia: perché fa male?

Ciao a tutti e grazie per l’attenzione!


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By Silvia Nardino | giugno 19, 2009 - 6:13 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

cartellone-autodifesalimentare

Ho da poco letto un articolo sulla “malacomunicazione” medico-paziente, in cui si spiegava come i pazienti sarebbero più ligi nel seguire le raccomandazioni del medico se fosse loro spiegato esattamente cosa succede nel proprio corpo in seguito a determinati comportamenti.

Grazie tante, dico io, ma non dovrebbe essere normale che chi si prende cura della tua salute ti renda edotto con dovizia di particolari, esempi e bibliografia scientifica su come funziona il tuo corpo e perché è consigliabile agire in un determinato modo?

Sennò si fa come i genitori che urlano ai figli piccoli di non toccare per terra, mentre sarebbe più semplice e molto molto più interessante guardare insieme al microscopio cosa c’è in un pizzico di terriccio e polvere, e convenire che si può toccare, basta poi lavarsi le mani (= no stress!).

Il prezioso corso di Autodifesa Alimentare, fonte di continua riflessione e di una miriade di informazioni date come piace a me, ossia in modo minuzioso ma semplice, mi ha dato una chiave di lettura anche per questo.

Ossia, la conoscenza in questo mondo multinformato e informatico non basta.

Abbiamo accesso a tutte le informazioni immaginabili, conosciamo tutto. Serve andare a caccia di CONSAPEVOLEZZA.

Ma che differenza c’è? Vuol dire conoscere più approfonditamente, più nei dettagli?

Vuol dire interiorizzare, “visualizzare”? Coinvolgere anche la morale, il sentimento, l’immedesimazione? Riflettere a fondo, confrontare e confrontarsi?

Non saprei dire esattamente, forse un insieme di tutto ciò, ma la differenza l’ho sentita da subito.

L’idea della fame cellulare è molto suggestiva, fa capire quanto poco siamo in sintonia col nostro corpo perché cerchiamo il gusto che si ferma alla bocca e poi si trasforma in danno appena il gusto è dissolto dalla masticazione (sempre se mastichiamo e non trangugiamo!).

Dimentichiamo quanto di cotto, caldo, calmo e umido può nutrire ogni cellula del nostro corpo.

Ne parlano pure in Life Gate, in specifico sulla nutrizione cellulare in gravidanza:
http://www.lifegate.it/alimentazione/articolo.php?id_articolo=1700.

Ma di tutto questo se ne parla sempre e solo in sede di controinformazione.

Che poi, che senso avrebbe dire “controinformazione”?

L’informazione è un concetto neutro, può essere o meno di qualità, schierarsi pro o contro qualcosa, scegliere dati anziché altri, insomma, conservando una buona dose di onestà si può dire tutto e il contrario di tutto.

Il fatto che esista la controinformazione, e NE ABBIAMO BISOGNO, sottende neanche tanto velatamente la pericolosa idea che l’informazione tout court è quella “ufficiale”, che segue un unico filone e ci sono cose contro cui non va MAI contro.

Sarebbe normale, come ho detto all’inizio, che i medici fossero pagati per informarci = tenerci in salute, come si faceva in Oriente, invece probabilmente hanno qualche interesse a tenerci malati.

E mi scuso per l’indebita generalizzazione con chi esercita la nobile professione in modo coscienzioso, ma se, come leggo ne “La leva di Archimede”, l’Ordine dei Medici sospende propri colleghi come il dott. Nacci, colpevole solo di aver cercato e sperimentato con successo terapie alternative alla discutibile chemio
http://www.laleva.org/it/2009/05/il_caso_del_dottor_giuseppe_nacci.html,
devo pensare che il nonsense della controinformazione in realtà abbia un sense.

AUTODIFENDIAMOCI!

E… al teletraining sul Codex Alimentarius!


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By Silvia Nardino | giugno 3, 2009 - 12:29 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

carl_warner_autodifesa_alimentare.jpg

La fine di un’esperienza intensa come il corso di Autodifesa Alimentare non può che lasciare uno strascico di tristezza, ma questa tristezza sparisce subito pensando che siamo solo all’inizio del percorso.

Parlare di VALORE INCALCOLABILE di questo corso non è una formula di marketing, è la stima più vicina che si può fare al vero valore di ciò che abbiamo intrapreso: la conquista del benessere con il supporto di un gruppo di amici che si prende a cuore il benessere degli altri certamente con più competenza della zia di turno (“Mangia la pasta che ti fa bene!”).

La mia chiave di lettura è la gioia di una nutrizione sana e consapevole, in contrapposizione alla limitazione e alla noia delle diete.

Era la mia eterna domanda. Quando pensavo alla classica dieta che anch’io sarei in grado di prescrivere (80 gr di pasta con sugo di pomodoro e verdura per pranzo, uno yogurt o un frutto a merenda, ecc.), mi chiedevo:

Chi sopravvive dopo una settimana? Qualcuno può seriamente pensare di mangiare così per tutta la vita? Per forza dopo la dieta uno torna bramoso alle lasagne al ragù e al tiramisù!”.

E le spezie, perché non se ne parla nelle diete visto che saziano il palato giovando alla salute senza aggiungere calorie? E il farro, il grano saraceno e gli altri cereali che ci farebbero scoprire gusti nuovi?

Per fortuna qualcuno mi ha risposto.

La piramide nutrizionale di Autodifesa Alimentare è l’esempio visivo più efficace, ma tutto il corso, concluso con pittoreschi Foodscapes, è stato all’insegna di un tripudio di colori per le cose buone, giallino e bianchiccio smortino per le cose che meglio lasciar perdere.

Il risultato non si fa attendere.

Non provo più quel gran trasporto in pasticceria davanti alle torte fosforescenti, e in mensa scelgo senza sacrifici la zuppa di ceci anziché la pasta ai quattro formaggi.

A proposito di mensa (solitamente mediocre): la settimana scorsa c’era il cous cous alle verdure, buono peraltro. Che il “Pensiero Alimentare Positivo” raggiunga anche il direttore della nostra mensa aziendale? ;)

Con questo non intendo dire che frigorifero e dispensa siano già radicalmente trasformati, ma, appunto, il percorso è iniziato.

Nell’ultima lezione ho seguito con particolare interesse l’argomento integratori.

Li ho sempre guardati con bieca diffidenza pur utilizzandoli io stessa, in modo completamente errato. Ossia, le marche più disparate, in risposta a necessità valutate approssimativamente – quando non era in risposta a “Prova questo!” – e con discontinuità.

L’idea di integratori mi sapeva di business, ma a ben pensarci si alimentano business con qualsiasi atto quotidiano, dal bere l’acqua in bottiglia al mangiare carne. Quindi, se gli integratori mi fanno bene che c’è di male se qualcuno ci guadagna?

Un altro elemento di diffidenza erano le possibili sostanze dannose in essi contenute. L’oculista anni fa mi prescrisse un integratore al mirtillo in compresse effervescenti, lessi l’etichetta solo dopo anni di utilizzo fortunatamente discontinuo, e scoprii che le compresse contengono aspartame. Non capirò mai perché si debba dolcificare un integratore, e soprattutto perché l’oculista mi ha dato le compresse effervescenti anziché le capsule.

Comunque, l’inconsapevolezza appartiene al passato, alcune domande restano senza risposta e finché non avrò risposta sceglierò altre strade, basta andare ad occhi chiusi!

Si può vivere in salute anche in questo mondo inquinato, si po’ mangiare con fiducia in un contesto il cui la legge è la diffidenza: il messaggio positivo è il lieto fine e il lieto inizio della strada che conduce al miglioramento di sé.

:D


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By Silvia Nardino | maggio 25, 2009 - 2:35 pm
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mucca_autodifesalimentare.gif

SE DICESSI a qualcuno: “Sto modificando la mia dieta, in particolare sto eliminando le proteine di origine animale”, scommetto mi si risponderebbe: “Però mi raccomando, tu puoi fare quello che vuoi ma a tua figlia non puoi far mancare del tutto latte, carne, ecc.”.

Della serie: se proprio vuoi ‘farti del male’…

Ah, il buon senso comune!

Invece non dirò niente, faccio e taccio (nelle mie terre natìe si direbbe “Varda ciò, a fa e a tase”, ossia “Ma guarda un po’, costei fa e tace”), evitare di farsi venire il nervoso fa bene alla salute.

Ma concentriamoci sul cuore del report.

Ho apprezzato la praticità della terza lezione, questa settimana farò shopping e mi doterò di tanti vasetti con tappi colorati per rallegrare di cereali la mia dispensa.

E, visto che avevo già fatto la conoscenza di quinoa, amaranto e via dicendo già qualche tempo fa, in occasione dell’essere diventata mamma, mi permetto di dedicare al latte un approfondimento limitrofo agli argomenti trattati.

Merita una menzione d’onore il fatto che i pediatri anche più tradizionalisti oggi tendano a rassicurare le mamme che il latte vaccino non è indispensabile, per cui non è un dramma se i piccini lo rifiutano – capita a molti, i bimbi sono istintivi.

Le signore che, per problemi di avvio dell’allattamento, mastite o quant’altro, abbiano dovuto stare attaccate a un tiralatte elettrico possono, anche se solo lontanamente, capire con raccapriccio il trattamento che riserviamo oggi alle mucche, e il tutto per ottenere un alimento che non si addice al nostro organismo.

Il latte è un alimento specie specifico, per noi la natura ha riservato il latte umano, ai vitelli il latte di mamma mucca, alle caprette il latte di mamma capra, ecc.

Il latte di mamma ha delle funzioni inimmaginabili: non solo nutrimento, non solo affetto e consolazione (non c’è paragone con l’asettico “abbraccio” del tetrapak!), ma anche:

- antidolorifico, sia per suzione che per uso esterno. Usato come lavaggio per le orecchie lenisce il dolore delle purtroppo frequenti infiammazioni dei bambini

- profilassi antibatterica e antivirale. In due parole, la mamma si ammala e gli anticorpi passano al lattante

- cicatrizzante, con profitto anche per la mamma che può arginare eventuali ragadi incipienti

- igienizzante, si può usare per lavare occhi, naso e orecchie al posto dell’acqua fisiologica.

- Per non parlare dei benefici per la mamma che allatta, accenno solo alla protezione dal cancro alla mammella.

Tutte queste virtù in un’unica sostanza disponibile gratis e in abbondanza!

E quando si cresce e la nostra mamma non ci allatta più?

A quel punto possiamo cercare nella natura altre cose che ci facciano altrettanto bene rispettando gli altri animali.

Io credo nella saggezza dei popoli, soprattutto di quelli antichi, e allora avevo buttato là una domanda/riflessione in chat:

allora l’uomo pastore e cacciatore si sbaglia da millenni preparando i formaggi con il latte degli animali che porta al pascolo, nutrendosi di carne, eccetera?

Mi rispondo da sola.

Ne so poco di storia dell’alimentazione ma probabilmente no, non si sbagliava. L’animale che scorrazzava in natura, non bombardato di ormoni e ucciso occasionalmente per nutrirsi forse non era un danno per l’organismo umano. Come forse non era così dannoso il latte bevuto dalla famiglia del pastore che mungeva le sue mucche che poi portava al pascolo, lasciandole brucare e nutrire i loro vitellini.

Se le cose sono cambiate, anche per colpa nostra, adattiamoci a cambiare abitudini.

Non è facile, mi diceva un uomo saggio (mio marito!) che l’essere umano è l’unico animale che invece di adattarsi all’ambiente adatta l’ambiente a sé e perciò soccomberà.

Nell’attesa, io mi maschero da altra forma di vita. :)


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By Silvia Nardino | maggio 19, 2009 - 2:04 pm
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montagne-russe

Le “Montagne russe” ben descrivono la giornata di chi lavora in ufficio – inclusa la sottoscritta.

Calo di zuccheri” è un termine che si usa quasi quanto “Il Direttore è in riunione”.

Inizio da questo argomento (visto che dopo la prima lezione non ho potuto fare i compiti) non solo perché mi sono sentita chiamata in causa ma anche perché mi ha colpito sentire che non dovrebbe essere così.

Chi lo sapeva che non è normale colmare il buco nello stomaco per ricominciare dopo due ore con la stessa sensazione di svenimento?

Anche la pubblicità, tra leggeri languorini e merendine per chi non ci vede dalla fame, ci convince che è normale, basta mangiare una —— o rivolgersi ad Ambrogio o Richard Gere.

Invece, scoperta numero uno, non dovremmo passare la giornata così, le montagne russe stanno bene a Gardaland e non dentro di noi, e poi, scoperta numero due, il nostro fisico fa una gran fatica fra insulina e glucagone, con conseguenze sia a breve che a lungo termine, dall’umor nero al diabete.

Sembra diffusa la convinzione che l’apporto calorico sia l’unica cosa che conta, quindi mi posso permettere le patatine fritte se poi “mangio meno”.

Di certo tutti sappiamo confusamente che l’organismo necessita di diversi nutrienti, sissì, lo sappiamo! Ma chi conosceva il rischio Colosseo?

Dopo vari “shock culturali” (tra cui l’inserimento dei miei amati latticini nella lista nera, la scoperta che “contare le piastrelle” una volta al giorno soltanto vuol dire mezza stitichezza, ecc. ecc.), arrivano però i messaggi positivi.

Se l’organismo funziona bene, e sta a noi farlo funzionare, non serve vivere nel terrore di fronte ai terribili E123 delle etichette, possiamo permetterci di vivere serenamente anche senza trasferirci in un altro pianeta per evitare i pesticidi e le sostanze nocive.

Ci capiterà sempre di ingerire qualcosa di “sbagliato”, però è sicuramente meglio che la regola sia NUTRIRCI.

Mi è piaciuta molto l’idea del viaggio nel tubo digerente. Conoscersi, diciamo così, dentro e fuori è indispensabile e anche bello.

Siamo macchine (o creature, se la robotica non piace) ben fatte!

Il gusto che ci piace è qustione di un attimo, e poi? Costa stiamo introducendo nel nostro corpo?

Non ci avevo mai pensato.

O forse sì, perché ho sempre dichiarato che non riesco a degustare con calma e piccole quantità, perché il gusto sparisce subito. Così ingurgito velocemente e grandi quantità delle schifezze che mi piacciono.

L’alternativa? Solo le cose veramente buone e sane sono da degustare, le schifezze vengono subito smascherate dal nostro organismo. Gli dobbiamo dare maggior ascolto.

Dal punto di vista emotivo, devo dire che mi ha colpito molto il lavoro di Masaru Emoto.

Da grande estimatrice della cultura giapponese non posso che approfondire! La componente forte della sua opera è la visibilità immediata degli effetti della negatività.

Chissà perché tutti riconoscono che l’aspetto psicologico, interiore, spirituale è di certo importante e in qualche modo collegato al fisico e al materiale, ma si stenta a credere che sia COSI’ collegato, tanto che i danni sono visibili. I danni, ma anche i benefici di chi vive in positivo.

Devo dire che in qualche momento del corso mi sono chiesta se sia veramente possibile vivere in positivo, ma le soluzioni le stiamo scoprendo passo passo, per cui intanto beviamo X litri d’acqua (e non dico quanti, sennò capite il mio peso), tra cui un bicchierone di acqua calda alla mattina.

Trovare una soluzione a problemi di salute che sembrano insormontabili può essere semplice come bere un bicchier d’acqua.

Big Pharma ha forse i giorni contati.

Ma ricordiamoci che ci sono anche altri tre nemici, tra cui noi stessi e la nostra “sissite”

PS: Mi scuso per il mancato utilizzo di immagini e faccine, ma sono tecnologicamente arretrata…


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