By Leonardo Di Paola | aprile 14, 2012 - 3:28 pm
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

Certe volte basta cambiare prospettiva per rendersi conto dei tesori che la Natura ti offre.

Come un gruppo di erbe “infestanti” in giardino, lasciate crescere spontanee in un angolo, ricche di ortica, vitalba, borragine… ;-)

Oggi… passeggiata in giardino con guanti e forbici, per preparare la zuppa più a km zero del mondo, biologica, nutriente e freschissima: Zuppa di Ortica e Patate!

Ingredienti:

- 300 gr, cimette di ortiche

- 300 gr. patate biologiche

- acqua

- sale q.b

- olio evob

- (pane integrale al farro o gallette di riso integrale bio)

Preparazione:

Sciacquare le ortiche in acqua calda per togliere eventuale polvere (e per eliminare parte del suo potere urticante).

Su un tagliere, farle a pezzetti con un coltello, possibilmente a lama ceramica.

Lavare e tagliare anche le patate (se bio e con buccia fina, togliere solo le parti ammaccate e non c’è bisogno di togliere la buccia).

In una casseruola mettere patate + ortica + acqua + sale.

Far cuocere 20 minuti, poi frullare e degustare con crostini di pane al farro o gallette di riso, aggiungendo un filo di olio a crudo evob!

Proprietà nutrizionali:

Un piatto semplicissimo, ricchissimo di ferro e clorofilla, indicato per chi soffre di carenze di ferro o anemia e per chi mangia pochi ortaggi a foglia verde.

Una grande soddisfazione e un piccolo passo in più verso l’autoproduzione. :mrgreen:

Bon appetit!

:-)


Passa parola:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • email
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
Tags: , , , , , , , , , ,

Post correlati

By Leonardo Di Paola | settembre 14, 2011 - 12:31 pm
Posted in Category: Marketing Alimentare

Macrolibrarsi.it presenta il libro: The China Study

Il mondo dell’Alimentazione e della Nutrizione, si sa, è uno degli universi più resistenti all’accettazione di certezze scientifiche.

I motivi sono diversi, ma tra tutti spiccano certamente il grosso significato emotivo, culturale e rituale del cibo, troppo spesso compensazione naturale di tante frustrazioni quotidiane, ed i fortissimi interessi economici che coinvolgono oltre all’approviggionamento ultramiliardario di ciò che mettiamo nel piatto anche le ricadute nel settore della sanità e della cura farmaceutica.

Queste due spinte contro la chiarezza e la definizione univoca di parametri universali condivisibili di benessere alimentare non solo alimentano (è proprio il termine giusto) querelle e diatribe secolari tra amici e conoscenti (esistono pochi altri settori della conoscenza umana come questo in cui anche la persona comune ritenga di avere una grande competenza professionale…), ma generano ormai da anni studi pseudo scientifici basati su rilevamenti spesso parziali e limitati che non fanno altro che aumentare la confusione (ed il malessere) collettivo, complici anche i media sempre troppo affamati di scoop scioccanti.

Per definizione la scienza non arriva mai a risultati definitivi, ma oggi abbiamo finalmente anche in italiano il resoconto di uno dei pochi studi indipendenti (cioè non sovvenzionati da gruppi alimentari o farmaceutici), ampi (non basati sulla reazione di 8 poveri topi) e lunghi (che non hanno analizzato le reazioni fisiologiche per sole 3 o 4 settimane): The China Study.

Pubblicato da pochi giorni da Macro Edizioni, e già un bestseller, il testo conferma sostanzialmente quello che noi – e tanti altri esperti di nutrizione naturale e alternativa – sosteniamo da diversi anni, primo tra tutti che una sana ed equilibrata alimentazione rappresenta la principale causa di benessere o malessere per l’organismo, soprattutto se basata su cibi di origine vegetale e con limitati inserimenti animali.

The China Study
T. Colin Campbell e Thomas M. Campbell
2011 – Macro Edizioni

Un libro da leggere, e da usare per confermare la saggezza intuitiva del nostro corpo e del nostro buonsenso, a dispetto di chi ci vuole male a tavola!

:)

Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer
www.autodifesalimentare.it


Passa parola:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • email
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
Tags: , , , , , , , ,

Post correlati

By Leonardo Di Paola | maggio 26, 2011 - 10:31 am
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

Oggi voglio condividere con voi tutti una bella (e gustosa) scoperta: il pesto d’ortica.

Sin da piccolo ho imparato a temere l’ortica, piantina tanto innocente quanto insidiosa… ne avevamo in grosse quantità in giardino, e anche se io padre mi diceva sempre: “ci viene un ottimo risotto!“…

… di fatto però io non l’ho mai assaggiata, ed ho continuato a guardarla con sospetto temendo si trattasse di una novella metropolitana naturista, forse anche per quelle che credevo grosse problematiche connesse alla raccolta.

Poi, in una mitica recente esperienza di Permacultura, ho avuto modo di capire che bastano un paio di forbici ed un bel cesto per risolvere il problema raccolta anche a mani nude (anche se i guanti me li metto lo stesso… :) ).

Sta di fatto che se con un po’ di cautela raccogli un po’ di cime corredate dalla coppia di foglioline sottostanti, puoi ottererne uno sfiziosissimo pesto, che ha un sapore tutto suo, oltre ad un leggero effetto diuretico e rinfrescante, ricca com’è di vitamina C, minerali e clorofilla.

E vuoi mettere la soddisfazione di creare con un’erba spontanea (da molti considerata a torto un’erbaccia) una specialità gastronomica da gustare e regalare? :mrgreen:

Ecco come fare.

Dopo la raccolta sciaqui le cime (per 4 persone bastano circa 50 cime) e le tuffi in due dita di acqua già bollente leggermente salata (sale integrale), fiché non si appassiscono.

Poi le fai sgocciolare e le triti insieme ad un paio di generosi spicchi d’aglio (se ti da fastidio a livello digestivo l’aglio crudo puoi eliminare la parte verde interna prima di frullare) con abbondante olio evob, in modo che il tutto resti mediamente denso.

Aggiusti di sale e se ce l’hai prepari anche un po’ di pinoli, o noci o mandorle che aggiungerai nel frullatore, lasciandone una parte che triterai grossolanamente e che metterai a crudo sopra la pasta condita… et voilà!

Ho sperimentato che in un barattolino coperto con olio in frigo regge per certo un paio di giorni, forse anche di più, anche perché la quota di acqua è maggiore rispetto al pesto tradizionale.

Una variante consiste nel non aggiungere il sale nel frullatore ed aggiustare di gomasio direttamente nel piatto, insieme al resto della frutta secca tritata.

Provate e fatemi sapere se vi vengono in mente varianti creative degne di nota! ;)


Passa parola:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • email
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
Tags: , , , , ,

Post correlati

By Leonardo Di Paola | marzo 25, 2011 - 2:36 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

Una delle domande che spesso ci arrivano in Redazione è:

Come mai dopo aver mangiato un piatto di pasta mi viene sonno mentre quando mangio un secondo piatto con insalata no?

Quello che i medici chiamano “sonnolenza post-prandiale” e che qui a Roma viene comunemente detto “abbiocco“, è una semplicissima reazione chimico-fisiologica.

I carboidrati, soprattutto quelli ad alto indice glicemico,  aumentano la quantità di uno specifico aminoacido essenziale, il Triptofano, che induce il sonno e facilita la produzione della famosa serotonina (il neurotrasmettitore della felicità).

Dato che il fenomeno è tanto più evidente quanto più è alto l’indice glicemico, non dobbiamo eliminare i carboidrati per restare attivi nel pomeriggio, il momento in cui maggiormente si accusa questo effetto secondario: basta mangiare carboidrati a basso indice glicemico, sfruttando quelli che nel corso di Autodifesa Alimentare chiamiamo i cofattori antiglicemici.

Uno tra tutti: le fibre, che naturalmente dovrebbero accompagnare i nostri pasti a base di cereali, dato che in natura, lo ricordiamo, nascono pieni di fibre!

Quindi per evitare – o quantomeno ridurre sostanziosamente il problema, basta sostituire alla pasta di frumento raffinato primi piatti a base di chicchi integrali biologici (fondamentale, altrimenti con le fibre ti prendi anche tutti i veleni dell’agricoltura tradizionale).

E già che ci siamo testando anche gli altri cereali che la natura ci ha regalato (come il farro, i risi integrali, l’orzo, l’avena, il miglio, la quinoa, l’amaranto, etc.) o al limite pasta di sola farina integrale (anche qui, meglio se di farro o di grano saraceno).

Quando imparerai a sostituire i prodotti di farina sbiancata (pasta, ma anche pane) con chicchi integrali o prodotti di farina integrale 100%, di cereali alternativi al grano, otterrai immensi benefici.

Non solo perché avrai meno sonno, ma anche perché la raffinazione causa altri enormi problemi, di cui ci rendiamo conto solo andando avanti negli anni.

Mangiare farina di frumento e di grano tenero non integrale non bio è infatti una delle principali concause di sovrappeso, diabete, irritabilità, acidificazione del sangue, problemi di densità ossea, invecchiamento precoce, carenze vitaminiche, rallentamento digestivo

Senza contare che si tratta di un problema che alimenta (direi che è proprio la parola giusta!) se stesso!

Il fatto che i carboidrati raffinati (ci mettiamo dentro anche gli zuccheri) siano precursori della serotonina e diano immediata energia stravolgendo le reazioni glicemiche ci rende – ahimé - chimicamente dipendenti.

Quindi – oltre a regalarci  abenessere :(farina e zuccheri ci drogano anche, spingendoci inconsciamente a volerne altri e poi altri e poi ancora altri…

Sonnolenti, stanchi, malati e drogati: questo il prezzo delle tradizionali pasta e pane, di cui è così piena la nostra sfiziosa tradizione gastronomica.

Un prezzo che ogni tanto ci può anche stare, ma che come stile di vita a me personalmente sembra un po’ altino… tu che ne dici?

Per altre mirabolanti rivelazioni sulla tua salute futura, scaricati GRATIS il nostro omaggio I 4 nemici e la temibile “Sissite” ;)

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer AutodifesAlimentare.it


Passa parola:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • email
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
Tags: , , , , , , , , ,

Post correlati

By Leonardo Di Paola | febbraio 20, 2011 - 11:14 pm
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

Riceviamo con preghiera di pubblicazione un Comunicato Stampa da Societa’ Scientifica di Nutrizione Vegetariana.

Conoscendo personalmente la Dott.ssa Baroni e consigliando nei nostri Corsi di “Autodifesa Alimentare” una dieta a prevalenza vegetale (anche se non necessariamente esclusiva), concordiamo sul fatto che si debba far chiarezza sui vantaggi di una sana scelta Vegetariana.

Purché – lo ripetiamo – non ci si limiti ad eliminare semplicemente alimenti a base animale, non si sostituisca la carne con i latticini, ma si introducano nuovi alimenti esplorando tutta la varietà del mondo vegetale, partendo come sempre dall’integrale, dal biologico, dal km zero, limitando il manipolato, il conservato e il troppo lavorato, integrando l’alimentazione (must per tutti, anche per in cosiddetti “Onnivori”).

[COMUNICATO STAMPA]

LA NUOVA RASSEGNA SCIENTIFICA CONFERMA IL MINOR RISCHIO DI TROMBOSI NEI VEGANI E VEGETARIANI, AL CONTRARIO DI QUANTO RIPORTATO NEGLI ARTICOLI DI COMMENTO DELLA STAMPA ITALIANA.

20 febbraio 2011
Una recente rassegna sui meccanismi biochimici di alcuni nutrienti delle diete vegetariane e la loro implicazione clinica (“Chemistry behind Vegetarianism”, Li, J. Agric. Food Chem. 2011) ha rappresentato nelle ultime settimane l’estasi per tutti i carnivori, a causa di una campagna di stampa basata sulla più assoluta incomprensione della pubblicazione originale.
Va innanzitutto precisato che la differenza tra “rassegna” e “studio” è che la prima si limita a riassumere e analizzare i dati di vari studi e li mette in relazione con conoscenze disponibili, senza alcun contributo originale proprio degli autori ai risultati stessi.

E’ quindi accaduto che una lettura poco attenta od una successione di errori di traduzione abbiano portato a divulgare i contenuti di questa rassegna in modo totalmente erroneo, e in contrasto con i reali dati che derivano dagli studi sulle malattie cardiovascolari nei vegetariani.

Secondo quanto riportato dai mass-media italiani, addirittura la dieta vegana sarebbe molto più pericolosa per il cuore in quanto produrrebbe un pericoloso indurimento delle arterie, e altre fantasiose sadiche conseguenze.

Quello che la rassegna riporta, invece, è l’esatto contrario: l’Autore infatti spiega che gli onnivori presentano un insieme di fattori di rischio cardiovascolare significativamente superiore rispetto ai vegetariani e vegani, quali maggiori valori di BMI, rapporto circonferenza vita/fianchi, pressione arteriosa, colesterolo totale, LDL e trigliceridi plasmatici, Lp(a), attività del fattore VII della coagulazione, rapporto colesterolo totale/colesterolo-HDL, rapporto colesterolo LDL/colesterolo HDL, rapporto Acidi grassi totali/colesterolo HDL, e livelli di ferritina.

Ribadendo che i carnivori presentano un insieme di fattori di rischio di trombosi ed aterosclerosi superiore a quello dei vegetariani, l’Autore sottolinea come i vegetariani (compresi anche vegetariani appartenenti a Paesi emergenti, la cui dieta è sensibilmente differente da quella dei vegetariani dei Paesi occidentali a cui noi apparteniamo) possano diminuire ancora di più il loro già basso rischio di trombosi ed aterosclerosi aumentando le assunzioni di vitamina B12 e di acidi grassi omega-3 (questi ultimi provenienti da fonti vegetali come noci e semi di lino).

Questi i reali contenuti di un articolo che si limita a discutere, in chiave puramente teorica, alcuni aspetti metabolici dell’organismo umano.

Dichiara la dottoressa Luciana Baroni, medico nutrizionista e presidente della Società Scientifica di nutrizione vegetariana-SSNV:

“Se davvero lo stolto guarda il dito quando il saggio indica la luna, trasmettere a un’opinione pubblica prevalentemente carnivora la notizia ‘securizzante’ (secondo la logica della mors tua, vita mea) che il cuore dei vegani è a rischio, e non urlare pubblicamente contro la strage che l’alimentazione a base di carne provoca, è azione non solo stolta, ma che mi permetto di definire un crimine nei confronti dell’umanità.”

L’evidenza che proviene dagli studi scientifici effettivi condotti sulla popolazione è quella di una sensibile riduzione del rischio di morte per malattie cardiovascolari nei vegetariani.

I vegetariani sarebbero protetti nei confronti di queste malattie in virtù degli effetti favorevoli della dieta sullo sviluppo di altre malattie che sono anche fattori di rischio cardiovascolare (diabete, ipertensione, sovrappeso-obesità, ipercolesterolemia), e in virtù delle caratteristiche della dieta vegetariana stessa, in grado di apportare maggiori quantità di frutta, verdura, frutta secca, soia, fibre, antiossidanti, steroli, e minori quantità di grassi totali, saturi, sale.

Le linee guida per l’alimentazione vegetariana prodotte per la prima volta in negli USA nel 1997 hanno da subito inserito nelle raccomandazioni il rispetto delle assunzioni di omega-3 da fonte vegetale e di una fonte regolare di vitamina B12.

Tutti i vegetariani dei Paesi occidentali sono informati di questo, e in molti rispettano questi consigli, che consentono di diminuire ulteriormente il loro già basso rischio cardiovascolare attraverso l’assunzione di noci, olio e semi di lino e altre fonti vegetali di omega-3, e l’assunzione di cibi fortificati o integratori di vitamina B12 di sintesi batterica.

Secondo l’European Heart Network, nel 2008 le malattie cardiovascolari hanno rappresentato la prima causa di morte nella regione Europea OMS, dove ogni anno sono responsabili della morte di oltre 4,3 milioni di individui, pari al 48% di tutti i decessi (54% per le donne, 43% per gli uomini).

Conclude la dottoressa Baroni:

“Sappiamo che il ruolo della dieta è importante, che la dieta può uccidere. Ma l’imputato non è la dieta vegetariana o vegana, bensì la dieta onnivora, che i cibi animali contribuiscono pesantemente a rendere un killer spietato.”

Note: Reference della rassegna originale: Li D., Chemistry behind Vegetarianism, J Agric Food Chem. 2011 Feb 9;59(3):777-84. Epub 2011 Jan 4.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21204526

*************************************
Societa’ Scientifica di Nutrizione Vegetariana

http://www.scienzavegetariana.it


Passa parola:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • email
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
Tags: , , , , ,

Post correlati

By Leonardo Di Paola | gennaio 20, 2011 - 4:19 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

Esempio di Etichetta alimentare Olio Extravergine di Oliva

Una volta tanto il nostro paese si distingue anche a livello di burocrazia illuminata! :D

Nonostante si debba aspettare il nulla osta definitivo da parte dell’Unione Europea, l’altro ieri, martedì 18 gennaio 2011, sulla spinta dei variegati (e colorati) scandali alimentari degli ultimi tempi, è stato approvato il disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria con l’indicazione della provenienza dei cibi.

Le nuove “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti Alimentari” prevedono che sia i prodotti a base animale (carne, salumi, formaggi, latte, pesce e uova), che quelli derivati da cereali, pomodoro, frutta, verdura, incluso l’amato olio extravergine d’oliva, debbano obbligatoriamente segnalare la provenienza delle materie prime utilizzate.

L’obbligo prevede anche di inserire la dicitura OGM nel caso di presenza di alimenti transgenici, e rinforza le sanzioni per le aziende che barano sull’utilizzo del latte in polvere sui prodotti caseari, soprattutto nel caso dell’utilizzo dei marchi DOP (Denonimazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità tradizionali Garantite).

Il DOP, lo ricordiamo, è un DOC che l’Unione Europea ha esteso a livello mondiale e garantisce la qualità di un prodotto sia in base alla zona che alla tecnologia di produzione, l’IGP garantisce un alimento sulla base della sua provenienza da una determinata zona che dovrebbe garantirne la qualità, e infine l’STG definisce un prodotto che per le modalità di produzione solitamente tradizionali si distingue nettamente dagli altri.

Oltre a far felici i patiti del Made in Italy, la legge dovrebbe aiutarci a scegliere la qualità che portiamo nei nostri piatti tutti i giorni, anche perché tra le varie novità spicca anche l’istituzione di un nuovo “Sistema di qualità nazionale di produzione integrata”, finalizzato alla riduzione della presenza di chimica negli alimenti e segnalato da un apposito logo sulla base della certificazione di organismi accreditati, un po’ come succede per il bio oggi.

La cosa interessante è che qualsiasi produttore voglia migliorare la percezione della qualità alimentare che porta sul mercato può aderire volontariamente, sottoponendosi ai controlli ed impegnandosi a seguire scrupolosamente le normative del sistema.

Opportunismo o Responsabilità?

Troppo facile essere cinici… Qualsiasi sia il motivo per cui cerchi di migliorare il modo in cui operi sul mercato, per me si tratta comunque un benedetto segnale evolutivo… Come amo spesso ripetere, quello che conta alla fine è e resta il nostro Benessere…

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer


Passa parola:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • email
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
Tags: , , , , , ,

Post correlati

By Leonardo Di Paola | ottobre 7, 2010 - 7:35 pm
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

zucca

Facilissima da preparare, veloce, colorata… Ecco un modo per godersi la zucca di stagione!

Ingredienti:

- 1 zucca

- olio evob (extra vergine oliva bio)

- aglio

- abbondante prezzemolo fresco

- zenzero

- lievito a scaglie disattivato

- opzionale: peperoncino

Preparazione:

Fai un veloce soffritto (aglio e olio evob, se ti piace un pizzico di peperoncino), in un wok di ceramica o acciaio, poi ci metti la zucca tagliata a dadini piccoli, e la fai cuocere a fuoco alto per 15 minuti.

Poi aggiungi il sale, lo zenzero, il prezzemolo appena tagliato, giri con un cucchiaio di legno e spegni subito.

Fai stare con il coperchio altri 4-5 minuti a “concallare”… ;)

Servire calda con lievito di birra disattivato a mò di parmigiano e, per i golosi, un filo di olio evob a crudo!

:mrgreen:

Bon Appetit!


Passa parola:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • email
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
Tags:

Post correlati