By Francesca Fanali | novembre 4, 2009 - 1:29 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

moon

Tra i tanti argomenti trattati nel terzo appuntamento del corso di Autodifesa Alimentare ho scelto di approfondire quello della conservazione degli alimenti.

In realtà mi ha molto incuriosita anche il discorso sull’ impronta ecologica.

Ho fatto il test e l’ho fatto fare anche ad altri amici e sono pienamente convinta che cambiando le nostra abitudini quotidiane possiamo veramente dare un contributo positivo al bellissimo Pianeta che ci ospita.

Così da parte mi cercherò di essere sempre più “leggera” e di avere un’impronta il più delicata possibile mentre cammino in questa esistenza.

Come possiamo applicare la filosofia e la pratica dell’ecologia alimentare sulla conservazione del cibo?

Conservare bene i prodotti alimentari ci permetterebbe di sprecarne molti di meno e quindi potremmo evitare di buttare via tanto cibo andato a male.

Sicuramente questo processo di coscientizzazione della conservazione ci aiuterebbe ad allegerire la nostra impronta.

In questo caso possiamo avvalerci di una preziosa alleata che abbiamo tutti a disposizione: la Luna.

Fin da tempi assai remoti le varie popolazioni umane del mondo hanno tessuto una relazione fondamentale con la Luna, proprio perchè erano stati in grado di cogliere l’influenza  delle sue fasi su tantissimi fenomeni naturali.

Primo fra tutti l’effetto della luna piena sulle maree, ma anche il rapporto delle fasi lunari con il ciclo femminile, e così via.

Johanna Paungger e Thomas Poppe sono una coppia di ricercatori e appassionati dell’argomento che hanno scritto vari libri sulla relazione tra la Luna e l’uomo. Leggendo le loro pagine si arriva velocemente alla conclusione che è di vitale importanza tornare a svolgere alcune attività in base alla fase lunare più propizia.

I nostri bisnonni e bisnonne, ma forse anche qualche nonno/a, sapevano che certe attività agricole andavano eseguite con la Luna in un certo aspetto.

Quando seminare, quano innaffiare, quando potare etc… anche queste operazioni fatte nei tempi lunari giusti davano risultati assicurati, senza l’utilizzo di tanti pesticidi e disserbanti e il tutto con il giusto sforzo.

E’ l’aver perso il contatto con i ritmi lunari ad aver generato una maggiore difficoltà nella riuscita della produzione agricola e ad aver facilitato l’introduzione di tanti prodotti chimici dannosi….

Abbiamo sostituito l’alleanza con la Luna con dei veleni!! :(

Anche per la conservazione dei cibi ci sono delle regole lunari che possono facilitarci molto la vita.

Nel libro “Il dizionario della Luna” (Paunger e Poppe, ed. Tea) scopriamo ad esempio che per conservare meglio marmellate, conserve sott’olio e sott’aceti fatti in casa è vivamente consigliabile evitare la loro preparazione durante ”tre giorni al mese”.

In questi giorni la luna esercita un influsso nefasto su “frutti della terra, cosmetici e prodotti naturali“.

In passato si faceva attenzione a questo periodo e lo si evitava: non si produceva assolutamente nulla che non servisse per il fabbisogno immediato”(pag. 281) .

Avendo perso questi riferimenti naturali l’uomo ha iniziato ad usare molti più conservanti per sopperire al naturale deterioramento dei cibi o dei cosmetici.

I tre giorni peggiori per conservare cibi ed altro corrispondono alla Luna crescente in Vergine, Pesci e al Plenilunio.

Altrettanto sono da evitare quelli con la luna crescente (ma non se in Ariete, Leone e Sagittario).

I giorni migliori invece sono quelli con la Luna in Ariete o Leone, oppure Sagittario se è calante.  Va bene anche quando la Luna è calante, ma non in Cancro, Vergine e Pesci.

Un periodo neutro è dato dalla luna crescente in Ariete, Leone e Sagittario.

Perciò care amiche ed amici d’ora in poi muniamoci di un calendario lunare e impariamo a riconoscere e ricordare cosa significa essere in armonia con la natura.

Ne gioveremo noi e tutto ciò che ci circonda. Mi rivolgo specialmente alle donne dato che tra la Luna e il nostro bioritmo fisiologico c’è veramente una connessione molto speciale.

Buona Luna a tutti! :D


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By Francesca Fanali | ottobre 28, 2009 - 9:45 am
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smile_big_sorriso_interno

La seconda lezione del corso di Autodifesa Alimentare è stata fantastica! :D

Le informazioni che i nostri Angioletti del Benessere, Viviana e Leonardo, ci hanno trasmesso erano di altissimo livello. Non mi sono distratta nemmeno un secondo tanto ero presa dal flusso del discorso, mi sentivo quasi in estasi. Grazie!! :)

La prima parte dell’incontro ci ha illustrato un mondo misterioso e a molti davvero sconosciuto, ma di fondamentale importanza per la nostra vita e per la nostra salute: il mondo del Grande Tubo, ovvero il nostro sistema digestivo.

All’inizio ero un po’ perplessa, soprattutto per le immagini, ma poi qualcosa è cambiato ed ho iniziato a sentire un fortissimo amore per tutti quegli organi che incessantemente lavorano per noi.

E così mi sono ricordata di una meditazione che ho imparato qualche anno fa ad un corso di floriterapia amazzonica con un insegnante molto bravo che vive a Barcellona: Thomas Shiff.

Essendo agopuntore e profondo conoscitore della medicina cinese, Thomas è solito utilizzare tecniche taoiste durante i suoi seminari e  proprio in quell’occasione ci ha fatto dono della “meditazione del sorriso interno“, in quanto strumento prezioso da cui partire per le terapie con i fiori.

La meditazione segue la teoria dei 5 elementi della medicina cinese e lavora con 5 dei nostri organi principali, che guarda caso sono tutti essenziali per una buona digestione e dunque per una buona vita: polmoni, reni, fegato, cuore e milza.

Prima di iniziare la meditazione è necessario entrare in uno stato di quiete mentale e fisica, ad esempio sedendosi su una sedia con la schiena ben dritta ma non rigida, rilassando la zona del perineo, dell’addome, il cuore, la gola, i muscoli del viso e facendo qualche bel respiro lungo, lento e profondo.

In questo modo ci predisponiamo ad entrare in uno stato cosiddetto Alfa in cui si abbassa il livello di stress, il cuore  batte ad un ritmo più tranquillo, siamo più recettivi e la nostra concentrazione si fa piu’ acuta.

Quando ci sentiamo sufficientemente rilassati, possiamo portare  l’attenzione ai nostri polmoni e immaginiamo che ad ogni inspirazione inondiamo con un sorriso di ringraziamento questi organi che ci permettono di riempirci di aria e di energia vitale.

Percepiamo che grazie a questo sorriso che gli inviamo si rilassano.

Poi espiriamo cantando il suono sssssssssssssss per tutta la durata dell’espirazione.

Contemporanemente visualizziamo che tutta la tristezza e le tensioni presenti nei polmoni vengono espulsi, con l’aiuto del suono, attraverso il perineo e i piedi e vengono scaricati a terra.

Facciamo 3, 5 o 7 cicli completi (dipende dal tempo che abbiamo a disposizione) e poi passiamo agli organi successivi.

Vi scrivo in sintesi l’ordine degli organi,  il suono che gli corrisponde e a che emozione negativa sono associati (ovviamente se ci liberiamo della negativa permettiamo a quella equivalente positiva  di espandersi).

1) POLMONI, SSSSSSSSSSSSSSSSSSSS, TRISTEZZA

2) RENI, HUUUUUUUUUUUUUUUU (cantarlo aspirando l’h iniziale), PAURA

3) FEGATO, SHHHHHHHHHHHHHHH (come se dicessimo ad un bimbo di fare silenzio), RABBIA

4) CUORE, HAAAAAAAAAAAAAAA, IMPAZIENZA

5) MILZA, UUUUUUUUUUUUUUU, ANSIA

C’è anche un sesto suono, HIIIIIIIIIIIIIII, e  lo inviamo ad ogni parte del corpo che ha bisogno di ricevere il nostro sorriso.

Terminata la meditazione ci sentiremo molto più sereni e con una bellissima sensazione di armonia interna che si rifletterà in tutto ciò che ci circonda.

Prima di alzarci e tornare alla nostra vita pratica, ringraziamo la Madre Terra, per prendersi i nostri scarti e trasformarli in luce e prosperità, come solo lei sa fare.


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By Francesca Fanali | ottobre 17, 2009 - 7:40 pm
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stevia.gifLo scorso Mercoledi’ 14 Ottobre c’è stata la prima lezione del corso on-line di Autodifesa Alimentare.

Eravamo in tanti presenti all’appuntamento, e in quelle due ore, che poi sono diventate tre, abbiamo avuto modo di approfondire le nostre conoscenze relative al mondo dell’alimentazione e aggiungerne delle nuove.

Come antropologa, insegnante di Yoga e terapeuta di massaggio Ayurvedico è già da qualche tempo che mi interesso al tema dell’alimentazione, soprattutto secondo la tradizione Ayurvedica.

E’ stato proprio grazie alle conoscenze tramandate all’interno di questo antichissimo sistema medico indiano che ho iniziato a conoscere le proprietà terapeutiche del cibo, inteso come vera e propria medicina per il corpo, mente e spirito.

Ascoltando le interessantissime notizie che Leonardo e Viviana ci hanno riferito durante la prima lezione sono rimasta molto colpita dalla spiegazione della differenza tra nutrizione e alimentazione.

Mi rallegro al pensiero che in molti stiamo tornando a riscoprire e rivalorizzare l’importanza dell’aspetto nutritivo e qualitativo del cibo e non solo quello quantitativo, gustativo o estetico.

Sapere che ciò che mangiamo è ciò che siamo è una frase che tutti dobbiamo profondamente assimilare nelle nostre coscienze per fare di questo Mondo un luogo migliore.

Uno degli argomenti trattati Mercoledi’  che ha particolarmente suscitato il  mio interesse è stato quello relativo allo zucchero. E nello specifico, la differenza tra lo zucchero bianco raffinato e quello integrale di canna. Anche qui possiamo applicare infatti la differenza tra cibo che alimenta e cibo che nutre.

Quest’estate ho avuto la fortuna di viaggiare per tre mesi tra l’Ecuador e la Colombia, entrambi Paesi in cui si coltiva la canna da zucchero. Lì nei supermercati si vende la “panela“.

Si tratta di zucchero integrale di canna che, come ci evoca il nome stesso, viene preparato con una forma simile ad una pagnotta, di colore marrone scuro.  E’ un alimento che  non manca quasi in nessuna casa. In Colombia, per esempio, una delle bevande più popolari è  proprio l’ ”aguapanela”, ovvero acqua bollita con un po’ di panela.

A parte l’uso esagerato che si fa nei Paesi Latinoamericani di questo prodotto, che è piuttosto criticabile, sorprende la differenza che c’è tra quello zucchero sia nel colore ma soprattutto nel sapore, rispetto a quello sbiancato che siamo soliti consumare dalle nostre parti.

Ancor più buono e ricco di minerali e principi nutritivi risulta poi essere il succo di canna di zucchero spremuto sul momento, che è possibile comprare nei tanti chioschi e banchetti che si trovano nelle strade colombiane ed equatoriane.

Mentre viaggiavo  in Colombia mi sono imbattuta in qualcosa di ancora piu’ sorprendente: la Stevia, chiamata affettuosamente anche “erba dolce”.

La dolcissima Stevia (Stevia Rebaudiana) è una piantina tropicale diffusa soprattutto in Brasile e Paraguay, da qualche tempo anche in Colombia, che le popolazioni indigene sudamericane da sempre utilizzano per dolcificare gli alimenti e le bevande, dato il suo spiccato sapore dolce naturale. Addirittura, in Brasile, viene popolarmente impiegata per ridurre il diabete nel sangue.

E allora perchè non iniziare ad usarla anche noi? Ahimè, in Europa  la Stevia è illegale (non in Svizzera) ed è  oggetto di  controversi studi  che durano ormai anni e che hanno lo scopo di rilevare eventuali effetti negativi sull’organismo umano.

Negli Stati Uniti  viene invece venduta, ma solo dall’industria autorizzata e a prezzi più alti del normale.

Peccato che questioni politiche ed economiche non ci permettano di dolcificare le nostre vite in modo naturale, sano e verde….

:D


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