By Chiara Lo Schiavo | maggio 25, 2010 - 3:07 pm
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dott_david_heber
Dato che è davvero difficile mangiare in modo perfetto tutti i giorni, specialmente se sei fuori casa, vitamine e minerali ti aiutano in modo considerevole ad assicurarti tutti i nutrienti necessari per restare in salute“.

Questo sostiene in merito agli integratori nutrizionali il Dott. Heber, Presidente dell’American Society of Nutrition, sostenitore della nutrizione cellulare.

Potremmo chiederci perché, su cosa si fonda la difficoltà attuale di mangiare nel modo migliore possibile.

Perché proprio oggi, epoca in cui tutto (o quasi) all’uomo è dato di esperire, progettare, realizzare, ottenere anche in ambito alimentare… Perché, nell’era in cui i sogni sono realtà prima ancora di averli sognati… Perché, con i passi da gigante che la scienza fa ogni giorno, con l’opportunità di sorvegliare dal principio fino al piatto pronto un cibo…

… Perché, a dispetto di tanta innovazione e potenzialità, i prodotti che mangiamo oggi risultano spesso più scarsi nutrizionalmente rispetto a tanti anni fa, in cui la tecnologia era molto più indietro? :(

Sarà per caso che, come cita un detto antico, anche in quest’ambito vale il “si stava meglio quando si stava peggio“?

Il dubbio, che sempre più certezza si fa, si insinua inevitabilmente tra i nostri pensieri.

Il latte un tempo munto e assunto nel luogo stesso o nei paraggi poco dopo, i frutti che naturalmente le stagioni regalavano alle piante, le galline libere di cercare a terra l’alimento da beccare: quanto tutto questo è lontano dal nostro oggi e quanto ne siamo davvero consapevoli?

È forse da questi piccoli esempi che si può ipotizzare di individuare le ragioni dei cambiamenti notevoli negli alimenti che ingeriamo, che a dispetto del progresso occorso risultano assai meno forniti del bagaglio di macro e (soprattutto) micro nutrienti che chiunque è abituato ad attribuirgli?

Quanto il trattamento farmacologico (antibiotico ed ormonale in special modo) subito dalle mucche, dai vitelli può influire negativamente sul prodotto che da questi animali si ricava da secoli?

E cosa poi, un latte o una carne di tale provenienza,  sono costretti a subire per vedersi “tirati su” a livello nutrizionale? Magari, nel caso del latte,  l’inserimento successivo, dopo ore o giorni di trasporto, di fermenti lattici o di altro che possa omologarlo il più possibile ad un latte appena munto.

Ma questo è solo un semplice esempio.

Mangiare in modo perfetto oggigiorno ci è quasi negato dal mercato alimentare. Ed è per questa ragione che l’importanza di assumere vitamine e minerali, fibre e omega 3 con l’alimentazione emerge così forte ed impellente.

È a causa di questo che il functional food si impone come scelta oculata compiuta da chi non si accontenta di mangiare passivamente quel che circola.

Attenzione a scegliere il buon integratore, però, che risponda a must come la naturalità, la qualità o il fatto che sia progettato per la vita.

Quindi sì all’integrazione, se questo termine porta con sé la finalità di arricchire e completare gli alimenti che abbiamo a disposizione per nutrirci, fornendo loro i “pezzetti mancanti” perduti durante il cammino che il prodotto alimentare ha percorso per diventare tale.


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By Chiara Lo Schiavo | maggio 3, 2010 - 8:41 pm
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fiore-arcobaleno

Dopo la pioggia… o insieme alla pioggia… se fa capolino il sole all’improvviso tra il grigiore del cielo e qualche nube passeggera è lì che ci sorprende. Ogni volta, inatteso, sa come riportare la luce giusta e i colori vivaci sulla terra.

Ha in sé l’allegria e una certa dose di speranza e basta guardarlo un momento per ringraziare quasi dell’acqua caduta che ne ha permesso l’arrivo. In una semplice e perfetta scala cromatica in successione, pare provvisto di tutto quel che possa servire per definire la parola COLORATO.

E se l’arcobaleno potesse essere assaporato dall’uomo?

Se oltre alla vista anche qualche altro senso ne potesse beneficiare? Il gusto, ad esempio…

Le neuroscienze hanno ormai dichiarato che la vista nell’alimentazione è estremamente importante, poiché ci aiuta a saziarci.

E come dovrebbe essere l’aroma di un arcobaleno? Mmm… non potrebbe mancare il dolce di una bella mela rossa o quello dei piselli verdi freschi, l’asprezza tipica del limone giallo o quella più “mansueta” delle arance. Ci vorrebbero le more e i lamponi, ricchi di pigmenti violacei, o il bianco delle rape o della verza e il verde smeraldo brillante delle zucchine.

La natura ha dotato frutta e verdura di plurimi colori i quali, ognuno caratteristico del prodotto in questione, hanno protetto le piante dalle insidie degli aggressori del regno animale.

I pigmenti colorati di frutti e piante hanno, inoltre, la caratteristica di essere una fonte importante di molecole antiossidanti necessarie al buon funzionamento del nostro organismo.

Basti pensare al resveratrolo, presente nella buccia dell’uva nera, e alla sua azione fondamentale svolta nella prevenzione delle patologie cardio-vascolari.

E se il destino di molti frutti esposti all’aria è spesso quello di imbrunirsi, a causa dell’effetto mediato dall’ossigeno nell’ossidazione, con un’alterazione del sapore, che diviene amarognolo, e con l’impoverimento in principi nutritivi (in particolare in vitamina C e nelle altre vitamine idrosolubili), la buccia, responsabile del colore dell’alimento, esplica inoltre il ruolo di proteggerlo dall’ossigeno atmosferico.

Non dobbiamo, poi, dimenticare l’azione che svolge il rivestimento esterno dei frutti (pensiamo anche alla cuticola esterna dei cereali) nella prevenzione e nella terapia della stipsi… ma, per stare tranquilli, è imprescindibile che si tratti di frutta e verdura biologiche, perché si abbia la certezza che i pesticidi non siano stati impiegati nella fase di coltivazione e quindi non siano rinvenibili nella buccia, diventando potenzialmente dannosi in seguito all’ingestione da parte dell’uomo.

Quindi W I COLORI a tavola, che indicano presenza di acqua, nutrienti e poco grasso (il cui colore tipico è un NON COLORE, il bianco).

L’ideale da consumare sarebbero 7 porzioni, una per ogni colore giornalmente (una porzione = una tazza di verdura fresca o mezza di cotta oppure un frutto medio): 1. Arancione – giallo; 2. Arancione; 3. Rosso – viola; 4. Rosso; 5. Giallo – verde; 6. Verde; 7. Bianco – verde.

Buon appetito e…  buon arcobaleno!!! :D


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By Chiara Lo Schiavo | aprile 27, 2010 - 8:23 pm
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cervelloEh già! Proprio così… esiste il CERVELLO ENTERICO.

Stiamo parlando di quei cento milioni di neuroni e cellule gliali che ospitiamo all’interno del nostro organismo, in un posto diverso dalla canonica testa.

Sì, perché oltre al CERVELLO CRANICO ne esiste un altro nel corpo di ogni essere umano… non meno essenziale, non meno soggetto a nevrosi, di certo dall’esistenza meno scontata.

Quella che sembrerebbe una scoperta, che desta probabilmente stupore in qualcuno, è invece una certezza solida e, anche per i non addetti ai lavori, senza dubbio ipotizzare che ci fosse questo secondo cervello avrà sfiorato le nostre menti, seppure in un solo momento della nostra esistenza.

Ma sì… l’agitazione, la tensione, la paura, il dolore, la gioia, l’amore… le famigerate “farfalle“… quante volte questi sentimenti, queste emozioni molti di noi le avrebbero potenzialmente collocate nella pancia?

Non solo nella testa, nella gola, nel cuore si sarebbe scelto di indicarne la “residenza espressiva“.

cervello-entericoQueste e tante altre sensazioni, oltre alla fame, da sempre le proviamo nella pancia.

I nostri due cervelli sono connessi mediante il nervo vago ed insieme cooperano all’”omeostasi nervosa” dell’organismo.

Se messi a confronto, la loro struttura appare simile. Entrambi sono ricchi di circonvoluzioni… certo, le cerebrali sono da sempre conosciute come tali, per le enteriche si tratterebbe forse di un neologismo linguistico… giacché in questo caso è l’intestino che le realizzerebbe.

Quest’ultimo è un organo estremamente importante nella fisiologia umana: 1/3 di tutto il sangue che circola nel nostro corpo è ivi presente, il 70% delle cellule del nostro sistema immunitario che producono anticorpi si trovano nella mucosa intestinale, il 95% della serotonina è prodotta nell’intestino.

Quest’ultimo è, per antonomasia, l’organo deputato all’assorbimento, attraverso le strutture definite villi intestinali.

E non si tratta solo di mangiare in modo adeguato perché la sua funzione sia esplicata nel migliore dei modi.

Vi è infatti un paradosso. Secondo il Dott. Jensen Puoi mangiare i cibi migliori e morire ugualmente di fame, se i processi di digestione e di assorbimento non funzionano bene“.

Qui si colloca, quindi, l’urgenza di provvedere al meglio alla scelta degli alimenti qualitativamente migliori ma anche il più possibile adeguati a preservare le fondamentali funzioni assorbitive proprie dell’intestino di ognuno di noi.

RAGIONARE CON IL SECONDO CERVELLO potrebbe quindi rappresentare un auspicio felice da indirizzare a sé stessi e agli altri.

Cosa non può mancare per provare ad attuare questo invito? Ascoltarsi.

Il nostro corpo ci parla, anche dai distretti apparentemente meno sensibili. Poniamoci in ascolto dei plurimi segnali che prova costantemente ad inviarci.

Evitiamo l’ignavia, la superficialità a tavola. Impariamo a capire di cosa abbiamo davvero bisogno per vivere serenamente.

Attraverso l’alimentazione possiamo contribuire in modo pregnante alla realizzazione di questo bel progetto.


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By Chiara Lo Schiavo | aprile 21, 2010 - 10:23 am
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puzzle

La prima lezione del corso di nutrizione e Autodifesa Alimentare mi ha fornito l’occasione per riflettere su un aspetto estremamente importante, potenzialmente considerato dai più banale ed estraneo a noi stessi: ogni cambiamento parte da noi e a noi ritorna.

Oggi c’è bisogno di Autodifesa Alimentare poiché abbiamo quattro nemici da cui difenderci.

Questi rappresentano quattro aree critiche: industria agroalimentare, BIGPHARMA, opinione pubblica e noi stessi.

Siamo noi, gli acquirenti, che scegliamo cosa e quanto mangiare, che riempiamo i carrelli, che seguiamo le televendite e che cuciniamo per la nostra famiglia… siamo noi che facciamo la differenza.

Sempre più facilmente si cerca invece la soluzione di un problema alimentare al di fuori di noi.

Se siamo in uno stato nutrizionale alterato, riconduciamo troppo spesso la causa della condizione contingente ad altro: colpa dei geni, della vita sedentaria, della “violenza alimentare” a cui i nostri familiari ci hanno sottoposti dall’infanzia, della pubblicità… e chi più ne ha più ne metta.

Ma IO, in tutto questo, che ruolo ho?

Sono un passivo spettatore di questi accadimenti che interessano la mia vita, tanto da danneggiarla?

Sono un “contributo” negativo al peggioramento del mio stato nutrizionale?

IO, in tutto il vortice che mi coinvolge ponendomi al centro di queste trasformazioni, che atteggiamento ho effettivamente?

Quanto posso influenzare lo stato delle cose e riprendere in mano il timone degli eventi per decidere da che parte dirigermi, senza lasciarmi trasportare da “venti” che mi privano della responsabilità di quel che si verifica nella mia esistenza?

L’obiettivo a cui mirare è questo: compiere una rivoluzione decisa del modo di vedere la nutrizione e la vita stessa.

IO posso e devo indirizzarle al Bene, al Giusto, al Sano mediante strumenti efficaci che ho a disposizione.

La CONSAPEVOLEZZA arriva a mio sostegno in questo percorso di cambiamento. Non mi può essere estraneo un modo nuovo di intendere la nutrizione: non sono sano, nutrizionalmente parlando, se non ho problemi di peso. Se ho raggiunto il mio peso forma, non vuol dire che sia approdato al benessere.

In quest’ottica, in cui il peso è solo un sintomo, l’ENERGIA rappresenta l’elemento davvero rilevante che dipende da quel che mangiamo. La gioia di vivere che ne deriva, lo spirito giusto per affrontare il quotidiano, i momenti più sereni o quelli che sottopongono il nostro organismo allo stress, la forza necessaria per affrontare le prove giornaliere… tutto può essere ricondotto al nostro stato energetico e quindi derivante da quel che assumiamo con l’alimentazione.

Tramite la consapevolezza di chi sono, di cosa necessito, di quel che da fuori impatta con le mie difese e la mia persona, potrò fronteggiare adeguatamente “stressor” ambientali e non, di tipo alimentare in particolare.

Da me deve partire il mutamento vero e profondo nell’atteggiamento a tavola. Se e solo se agirò così, il risultato nuovo e migliore che ne deriverà si riverserà su di me, non estraniandomi più da me stesso ma, attraverso la consapevolezza di quel che mi accade e di come posso modularlo, pervadendo il mio modo di pormi dinanzi alle scelte inerenti un alimento da consumare.

:)


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