By Michele Luigi Celestri | marzo 16, 2012 - 4:38 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

Trovo finalmente il tempo da potere opportunamente dedicare a una mia recensione su di un’opera di importanza scientifica incalcolabile.

Di recente è stato dato alle stampe il resoconto di un’indagine monumentale, condotta dal Prof. T. Colin Campbell, sul rapporto esistente tra alimentazione umana e le evoluzioni dello stato di salute, in positivo e in negativo, ad essa relazionate: The China Study.

Tale opera è disponibile da qualche tempo nelle librerie specializzate anche on line.

Un lavoro scientifico a 360° eseguito, con la collaborazione dei migliori cervelli al mondo nel campo medico scientifico, coordinati da un grande scienziato che ha guadagnato assoluta credibilità a livello mondiale per i prestigiosi incarichi che ha disimpegnato nel corso della sua lunga e non ancora risolta attività professionale.

Tanto per citarne alcuni voglio ricordare che il Prof. Campbell è tuttora insegnante di Nutrizione biochimica presso la prestigiosa Cornell University e per oltre vent’anni ha lavorato in diverse Commissioni statali di ricerca della National Academy of Science (NAS) collaborando alla stesura di politiche internazionali e nazionali sulla nutrizione e la salute.

E’ stato inoltre membro della Association for International Cancer Research (AICR). E infine a beneficio del mondo scientifico ha pubblicato decine di libri su argomenti specifici tutti frutto della più evoluta ricerca nel campo della medicina e della prevenzione.

Di lui hanno detto:

“ Nel campo della scienza dell’alimentazione non c’è studioso che non debba qualcosa al dott. Campbell, che è una delle massime autorità in quel ramo” (Dean Ornish, M.D., fondatore e presidente dell’Istituto di ricerca di medicina preventiva, professore clinico di medicina, presso la University of California di San Francisco).

“Sulla base di scrupolose indagini….. lo studio porta alla luce risposte stupefacenti ai principali interrogativi nutrizionali della nostra epoca: quali sono le vere cause del cancro? Come possiamo prolungare la nostra vita? Che cosa farà invertire la rotta all’epidemia di obesità? The China Study, fondato su prove solide e convincenti, fa piazza pulita delle diete alla moda …… e rappresenta una svolta decisiva nella nostra concezione della salute” (Neal Barnard, M.D., Presidente del Comitato per la medicina responsabile).

“Tutti gli individui preoccupati per l’epidemia di obesità, per la propria salute e per le inquietanti ripercussioni ambientali e sociali della dieta occidentale troveranno soluzioni pratiche e sagge nel libro del dott. Campbell The China Study” (Robert Goodland, consigliere ambientale del Gruppo della Banca Mondiale).

“The China Study è un’analisi ben documentata degli errori della dieta, dello stile di vita e della medicina moderni, e dei palliativi che spesso falliscono. Le lezioni della Cina forniscono motivazioni convincenti per l’adozione di una dieta vegetariana al fine di favorire la salute e ridurre i rischi di contrarre le malattie del benessere” ( Sushma Palmer, Ph.D., ex direttore esecutivo del Comitato per il cibo e la nutrizione presso l’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti). ecc…

In una recensione di questo genere non è purtroppo possibile condensare i risultati della ricerca che…

partita dal presupposto di dimostrare la validità di una teoria da sempre accettata dal mainstream, e cioè che è necessario assumere proteine di origine animale per mantenere un eccellente stato di salute del corpo:?

termina poi per rivelare alla scienza l’esatto opposto, e cioè che quasi tutto quello che, in campo alimentare, da sempre era stato considerato “buono per la salute dell’essere umano”, alla luce della più rigida ed illuminata ricerca scientifica risultava invece estremamente pernicioso e nocivo, spesso fonte di patologie invalidanti e/o mortali. :shock:

Interessantissimo nel libro il resoconto sul ruolo primario svolto dalle proteine animali nell’insorgenza delle principali malattie del benessere, quali diabete, cancro, ictus, obesità, che ci porta a riconsiderare seriamente l’impostazione della nostra dieta, ispirandoci a privilegiare alimenti quanto più di provenienza vegetale, ricchi di nutrienti di prim’ordine e privi di sostanze tossiche di nessun beneficio nutrizionale per il nostro corpo.

Leggere questo libro può non essere cosa facile, specialmente per chi non ha familiarità con la lettura in genere, ma chi avrà la fortuna di prenderne in considerazione un’attenta lettura, ne ricaverà enormi vantaggi.

Sicuramente cambieranno le sue impostazioni mentali in tema di pranzi luculliani e lauti banchetti a base di carni succulente condite con gustose salse a base di grassi animali: tutte cose che rimarranno relegate nel libro della nostra personale e non più applicabile mitologia.

A chi volesse visivamente conoscere il dott. Campbell, suggerisco un link su You Tube dove potrà anche assistere alla presentazione sottotitolata del suo best seller mondiale The China Study:

http://www.youtube.com/watch?v=NblGYG0h8g8

Buona lettura e buona visione!

:)

Michele Luigi Celestri


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By Michele Luigi Celestri | aprile 26, 2011 - 9:54 am
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

E’ inevitabile! Se uno inizia il viaggio verso il benessere deve sapere che tale viaggio può durare a lungo e, forse, anche essere senza fine.

Ero un corpo fisico allo sbando quando ho avuto la fortuna (sic! :( ) di imbattermi in una distributrice di un’azienda di prodotti per il benessere e il controllo del peso. Sulle prime ebbi l’impressione si trattasse del solito venditore interessato a piazzare prodotti della solita azienda, che si professava unica detentrice della soluzione a tutti (…!) i problemi derivanti da scorretta alimentazione e cattive abitudini alimentari.

In quel momento avrei scommesso che sarebbe stata per me l’ennesima delusione. E invece, quella distributrice, che per ragioni di marketing fungeva anche da assistente personale ai clienti nel programma di riduzione e controllo del peso, fece talmente bene il suo lavoro nei miei confronti da farmi ottenere non solo i risultati obiettivo originariamente prefissati, ma anche di più.

Magnifica azienda, stupendi prodotti. Risultato finale: da tg. 54/56 a tg. 46 – da kg. 87 a kg 69/70 – tutti i valori emobiologici, precedentemente alterati, adesso abbondantemente dentro la norma – BMI/IMC 20/21 – Disturbi fisici: 0 – Sensazione di benessere: Totale.

Non ho più abbandonato i concetti basilari sulla buona nutrizione, ribaditi con forza anche nei corsi impartiti dalla stessa azienda, cui ho presenziato più e più volte, e, primo fra tutti, quello sulla differenza tra Alimentazione e Nutrizione.

L’una e l’altra cosa possono infatti coincidere in significato solo laddove il cibo da noi scelto per il nostro quotidiano risulta scevro da ogni sostanza nociva per il nostro organismo (grassi saturi, conservanti, coloranti, insaporitori, pesticidi, antibiotici, steroidi, ormoni della crescita, eccesso di sale, ecc..) e ricco invece di sostanze utili ai processi biochimici del corpo (vitamine, minerali, acidi grassi omega3 e omega6, fibre vegetali, ecc.).

Ma, come detto all’inizio, quando iniziamo il processo per stabilizzare e migliorare il nostro benessere fisico (e, aggiungo, anche interiore) siamo portati inevitabilmente ad esplorare nuove altre frontiere per integrare e mettere a punto le nostre strategie salutistiche.

Pertanto ho approfondito l’argomento sull’alimentazione e soprattutto su cibi, nutrienti e similcose accompagnato da 2 dei Coaches italiani (senza sviolinate!) più preparati (Dott. Leonardi Di Paola e Dott.ssa Viviana Taccione) attraverso una serie di corsi sulla consapevolezza alimentare attraverso il sito di Autodifesalimentare.it, veramente entusiasmanti, che mi hanno ulteriormente illuminato l’universo del Wellness.

Facendo tesoro e buon uso dei loro consigli, e specialmente del PAP (Pensiero Alimentare Positivo), termine coniato ad hoc da Viviana,  pian piano mi è stato naturale passare al vegetarianismo e quindi al vegan, inteso però, molto personalmente, come vegetarianismo quasi totale, senza abbandonare il precedente programma alimentare che prevedeva la supplementazione di magnifici integratori alimentari.

Il benessere si è duplicato!

Più avanti ho incontrato sul mio cammino una figura, a mio parere molto importante, nel campo del benessere fisico: si tratta di Arnold Ehret.

Vissuto circa ottant’anni fa, ha sperimentato un sistema che ha chiamato “Sistema di guarigione della dieta senza muco”.

Lo ha fatto prima sulla propria pelle, provando e riprovando infinite volte la validità delle sue intuizioni nel campo del benessere; le ha poi messe a disposizione di chi gli chiedeva aiuto e consiglio; e poi ha trasposto il tutto nero su bianco nei suoi libri sull’argomento che ha lasciato in eredità agli studiosi di poi.

Ancora oggi i suoi testi sono disponibili e possono essere acquistati on line attraverso un sito a lui dedicato, ed è interessante notare come le sue teorie vecchie di tanti anni sono ancora quasi totalmente valide ai giorni nostri.

Le sue intuizioni si basano tutte sul fatto che l’uomo non è per propria natura un onnivoro, ma essenzialmente un fruttivoro ed erbivoro.

Quando l’umanità ha iniziato a cibarsi di alimenti mucosi (come i farinacei, gli amidacei, le carni, gli zuccheri e in genere ogni altra sostanza trasformata, manipolata e modificata) il funzionamento del suo intestino ha dovuto subire delle forzature e la funzionalità dello stesso è stata alterata.

Il muco prodotto da tali alimenti, essenzialmente non funzionale al nostro corpo, ha pian piano invaso il nostro organismo gettando le basi per l’insorgenza di disturbi e patologie d’ogni genere.

Le sue teorie naturalmente non potevano avere a quel tempo il supporto scientifico di cui dispone oggi la scienza dell’alimentazione, ma esse continuano comunque a trovare plauso e conferme da parte dei moderni ricercatori.

Infatti, che alla base di ogni malessere ci dovesse essere un colon non esattamente pulito è un fatto ormai scientificamente assodato e comprovato.

Ehret ci da le istruzioni per l’uso del nostro colon, partendo dai cibi naturali da utilizzare che non sporcano le sue pareti e non inviano al flusso ematico sostanze tossiche, e suggerendo la pratica naturale per la sua nettezza periodica.

Io ho fatto tesoro dei suoi consigli aggiungendo tanta più frutta e verdura alla mia dieta ed eliminando o riducendo al minimo quei cibi da lui considerati mucosi, che magari ancora persistevano in essa.

Ho inoltre scoperto l’utilità di un sano digiuno religiosamente rispettato a cadenza settimanale, quasi sempre la giornata di venerdì (senza alcuna particolare motivazione nella scelta del giorno della settimana) e l’assunzione in quell’occasione di particolari erbe liofilizzate (mixate e dosate secondo una sua personale ricetta) ammollate in un bicchier d’acqua, che agevolano il passaggio e l’evacuazione intestinale nonché il distacco di quelle feci incistate da tanto tempo lungo le pareti del tubo digerente.

Questo ulteriore passo nella direzione del benessere mi sta dando grande soddisfazione, e dire come sto in salute adesso ha quasi dell’incredibile: STRABENE! :D


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By Michele Luigi Celestri | novembre 2, 2010 - 7:08 pm
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

cuore_vegetale

Se avete voglia di prepararvi una pietanza speciale, un po’ più elaborata del solito forse, ma che vi ricompenserà sicuramente di ogni fatica, vi suggerisco un piatto regionale siciliano (in realtà l’antica interpretazione di famiglia di tale piatto)…

La caponata di verdure alla siciliana! :D

I vegetariani, sempre alla ricerca dei sapori naturali, ne rimarranno estasiati. ;)

Allora, seguitemi!

Approntate quanto segue:

- 2 melanzane oblunghe di medie dimensioni
- 1 peperone verde, 1 rosso, 1 giallo, anch’essi di medie dimensioni
- 4 gambi di sedano
- 3 carote
- 1 grossa cipolla rossa
- Olive verdi denocciolate in salamoia
- Salsa di pomodoro già preparata (1/2 l.)
- Pinoli e uva sultanina, una buona manciata (ca. 50 g.)
- Capperi sotto sale lavati
- Peperoncino q.b.
- Sale marino iodato q.b.
- Aceto di vino rosso, al gusto
- Olio di oliva e.v.o.b.

Lavate e asciugate con un panno da cucina tutte le verdure.

Tagliate a mattonelle le melanzane, disponetele in un colapasta e salatele abbondantemente. Ponetevi al di sopra un disco (può andar bene un piatto di diametro inferiore a quello del colapasta) gravato con qualcosa di pesante. Verrà rilasciato, nel giro di mezzora, tutto il liquido scuro che esse contengono e che, altrimenti, le conferirebbe un antipatico sapore amarognolo.

Nel frattempo avrete tagliato a tocchetti i peperoni che avrete poi messo a soffriggere in olio e.v.o. dentro ad una grossa padella dai bordi alti.

La stessa cosa farete, separatamente, con i gambi di sedano, la cipolla e le carote.

Quindi tornate alle vostre melanzane, risciacquatele abbondantemente in acqua corrente, strizzatele stringendole fortemente nel pugno (avendo però cura di non disintegrarle nell’operazione ;) ), soffriggetele fino alla loro doratura.

Adesso avete tutte le verdure pronte per essere mescolate insieme. Ponetele nel padellone e rigirate il tutto aggiungendo i pinoli, le olive verdi, i capperi, l’uva sultanina, peperoncino e sale al gusto, la salsa di pomodoro che tenevate già pronta e un’abbondante (!) spruzzata di aceto di vino rosso.

Lasciate cuocere a fuoco lento per circa mezzora o poco più, e, voilà, il piatto è pronto. :D

Può essere consumato caldo o, preferibilmente freddo, e conservato anche per qualche tempo in barattolini di vetro che poi pastorizzerete a bagnomaria.

Come avete potuto notare la preparazione di questa ricetta non richiede grandi doti da chef, ma solamente un po’ di pazienza per tagliare le verdure e soffriggerle tutte separatamente.

Buon appetito e mi aspetto qualche vostro commento, spero benevolo.

Michele :)


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By Michele Luigi Celestri | giugno 23, 2010 - 8:04 pm
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

latte e formaggioIn un mio precedente articolo, commentando un volumetto di Anne La Roche de Rosa, “Il latte un alimento da evitare”, avevo brevemente riferito dell’inadeguatezza del latte vaccino (e, comunque, di provenienza animale) con relazione all’alimentazione umana e con particolare riguardo a quella dei bambini.

L’autrice, avvalendosi della propria esperienza nel campo della nutrizione (ricordiamo infatti che è una nutrizionista del CEHMN-Collège Européen d’Hygiène e de Médecine Naturelles), e dei risultati delle ricerche effettuate da validi e stimati professionisti in campo medico-prevenzionistico, ha cercato di dimostrare, con ricercata obiettività scientifica, che non solo tale alimento non è adatto alla nutrizione umana, ma che non risulta funzionale alla fisiologia del nostro corpo, sia esso in età neonatale-infantile-preadolescenziale che nel momento più in là della vita da adulti.

C’è riuscita? Forse sì o per lo meno il risultato può essere definito sufficientemente accettabile.

Mi permaneva comunque una grande curiosità al riguardo. Per mia natura non sono portato a credere per fede a tutto quanto mi viene passato come verità assoluta; pertanto, intrigato quanto mai a volerne sapere di più sull’argomento e a capire su quali fondamenta, positivisticamente dimostrate e dimostrabili, si reggesse la tesi della nocività del latte e dei suoi derivati, mi sono messo a consultare una teoria infinita di siti Web, dedicati pro e contro quella; e attraverso la rete mi è venuto incontro un libro best-seller a cura di Claudio Corvino, esperto in macrobiotica, assolutamente non di parte nella formulazione delle proprie verità, almeno come credo si possa rilevare dal rigore scientifico con cui ha svolto la sua ricerca e dalla posizione prospettica tenuta dallo studioso che pone il suo punto d’osservazione al di fuori di ogni conveniente influenza.

Il libro in questione si intitola “Latte e Formaggio – Rischi e allergie per adulti e bambini” e lo consiglio a quanti come me sono piuttosto scettici su eventuali scelte di cambiamento delle proprie abitudini alimentari (ormai, purtroppo, forti di secoli di consolidate consuetudini storico-socio-ambientali).

In partenza anche questo prende le mosse dalla costatazione che il latte animale non è fatto per l’uomo e che tra tutti gli esseri appartenenti al Regno animale l’uomo rappresenta l’anomalia del sistema, in quanto continua a farne uso anche quando il suo consumo non ha più alcuna fondata ragion d’essere per la sua funzionalità biologica.

Tra l’altro rileva che l’introduzione di questo elemento nella propria alimentazione ha, per l’uomo, un’origine storica relativamente molto recente se rapportata ai circa 2 milioni di anni dalla comparsa dell’Homo come certificata dalla paleontologia umana: stiamo parlando di ‘appena’ 10-20000 anni.

Fino ad allora l’essere umano era vissuto e sopravvissuto nutrendosi solamente del cibo pronto che il mondo vegetale gli aveva generosamente offerto.

Questo deduttivamente vuol peraltro significare che il nostro corpo non aveva alcuna necessità di importare nutrienti dal latte animale, perché la natura, attraverso il mondo vegetale, aveva già provveduto a fornirgliene in abbondanza. Inoltre adattazioni di tipo genetico a volte comportano tempi storici lunghissimi, forse addirittura ere (se si considera che normalmente avvengono in periodi di centinaia di migliaia di anni!), tant’è che il nostro organismo continua a ricevere con intolleranza l’alimento latte nel proprio circuito alimentare, non avendo ancora sviluppato al suo interno la catena metabolica necessaria per la sua assimilazione.

A seguire l’autore affronta i miti creati ad hoc, forse a volte inconsapevolmente, legati alle presunte bontà del latte vaccino, quali:

• Il suo alto contenuto di calcio ‘utile’ (?) a far raggiungere diariamente la dose di cui necessita il corpo umano o ad integrarne la relativa carenza; e ciò per ovviare al problema dell’osteoporosi (che chissà come mai nell’uomo pare si sia presentato giusto in concomitanza con la comparsa di questo alimento sulla sua tavola!).

Di fatto tutti i carnivori ricavano il calcio dagli animali predati e gli erbivori dal regno vegetale, ma nessun animale lo riceve dal latte; l’assimilazione del calcio avviene solo quando è in un rapporto 2:1 con il fosforo, mentre il latte animale non possiede questo rapporto e pertanto nell’uomo non può avvenirne l’assimilazione, anzi, giusto il contrario e, cioè, la sua sottrazione dagli organi in cui esso è principalmente presente.

Infine il fabbisogno di calcio decresce con l’età, per cui quello che non verrà assimilato rimarrà depositato nell’organismo, nelle arterie e nelle articolazioni, oppure verrà espulso attraverso gli organi escretori che finiranno per esaurirsi o ammalarsi.

La verità è che il calcio che ci viene dato naturalmente dagli alimenti, specialmente quelli di natura vegetale, sarebbe sufficiente al nostro fabbisogno se fosse mantenuto; ma, soprattutto a causa di elementi sottrattivi, quali appunto il latte, cibo estremamente acidificante per la cui alcalinizzazione è necessario prestare del proprio calcio contenuto nelle ossa, ne perdiamo costantemente una considerevole quantità a discapito della nostra struttura portante, lo scheletro. Ecco spiegata una concausa molto determinante nel propiziare l’insorgenza dell’osteoporosi.
• L’apporto proteico del latte e dei latticini, altro mito legato all’essenzialità di questo elemento per la nostra sopravvivenza, sicuramente vero per quanto riguarda la sua necessità, ma meno vero sulla presunta maggiore essenzialità per la produzione di forza ed energia.

Il fabbisogno di questo elemento nutritivo decresce dopo la fase di sviluppo corporeo, e il suo utilizzo quale fonte di energia è sicuramente marginale e viene seguendo quello prioritario dei carboidrati, principalmente deputati a tale scopo. L’apporto forzato di maggiori percentuali di proteine, specialmente di origine animale, costringe i reni ad un surplus stressante di lavoro che, alla lunga, li espone a problemi di funzionamento.

Nel corpo centrale del libro si riparla, in maniera sicuramente più dettagliata e con maggiore dovizia di riferimenti scientifici, della convenienza, ove possibile, dell’allattamento al seno non solo per la prevenzione di future carenze del sistema immunitario, ma anche, di conseguenza, per scongiurare il verificarsi di disturbi fisici e l’insorgenza delle principali malattie dell’infanzia (coliche e gas intestinali, insonnia, stitichezza, raffreddori, problemi gastro-intestinali, diarrea, dolori e coliche, appendicite, ernia, sclerosi multipla, artrite reumatoide, diabete, ecc.)

Per non parlare dei benefici effetti che ha sulla salute della mamma (molti studi hanno dimostrato che le donne che hanno allattato hanno meno rischi di avere il cancro prima della menopausa, e, se hanno allattato già in giovane età, meno rischio di cancro al seno; livello di colesterolo HDL ‘buono’ più alto, e minori probabilità di contrarre il diabete non insulino-dipendente a 50 o 60 anni).

Segue un’intervista al dott. Frank A. Oski, primario del Centro per bambini Johns Hopkins e direttore della Scuola di medicina, dipartimento di Pediatria, della Johns Hopkins University, autore del libro ‘Non bere il latte’, veramente molto molto interessante e illuminante sull’argomento.

La terza parte del volume è invece dedicata agli effetti deleteri dei latticini sulla salute umana: scioccante in special modo l’esposizione della loro pesante responsabilità nell’insorgenza dei tumori (al fegato, al cervello, al seno, alla prostata, delle leucemie), delle malattie di cuore e del sistema cardiocircolatorio (malattie coronariche e attacchi cardiaci, trombosi cerebrale, cuore polmonare, vene varicose, cuore iperattivo o troppo debole, cuore irregolare, colesterolo LDL alto, ecc.) e di vari disturbi (quali problemi intestinali-stichezza grave, flatulenza, dissenteria- carie dentali, cataratte, calcoli alla cistifellea, calcoli renali, asma, allergie alimentari, allergie cutanee, raffreddore da fieno).

In totale un libro interessantissimo e completo che si farà leggere tutto d’un fiato e vi regalerà tanta consapevolezza.

Ad ognuno di noi poi la scelta sull’opportunità di fermarsi a questo punto con l’uso del latte e dei latticini, o di optare preferibilmente sulla moderazione.

Personalmente io e la mia famiglia abbiamo ormai da tempo deciso di farne del tutto a meno, sostituendoli con il latte di soia o d’avena o di mandorla e con i relativi latticini  prodotti.

I risultati sono stati sorprendenti anche perché, associando questa nuova abitudine alimentare ai consigli nutrizionali ricevuti nei corsi di Autodifesalimentare, si è creata una nuova sinergia migliorativa dello stile di vita che continua a contraddistinguerci. Inoltre vi posso assicurare che di quei prodotti non sentiamo assolutamente la mancanza!

A tutti i lettori del blog e ai colleghi Wellness Angels, un affettuoso saluto da Michele.


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By Michele Luigi Celestri | maggio 13, 2010 - 11:23 am
Posted in Category: Nutrienti e Nutrizione

latte-da-evitare
Tra un impegno e l’altro ho trovato finalmente il tempo per approfondire l’argomento “Latte e latticini”, che mi ha incuriosito tantissimo allorché ne sentii parlare per la prima volta durante i corsi di Autodifesa Alimentare a cui ho partecipato più volte.

In una sessione del corso dove si parlava dei quattro veleni bianchi, ci è stato segnalato che esso (il latte) può essere considerato per l’uomo l’antialimento per eccellenza e che non solo non sarebbe di alcuna utilità per il benessere del nostro organismo, ma il suo consumo abituale potrebbe avere addirittura conseguenze deleterie per la nostra salute.

Naturalmente questo argomento meritava qualche approfondimento in più, per cui ho voluto recarmi virtualmente in casa di alcuni addetti ai lavori, ricercatori esperti e assolutamente indipendenti, e ho scoperto delle cose veramente molto molto interessanti, di cui ho voluto rendervi partecipi in maniera breve.

Illuminante per me è stato innanzi tutto il resoconto di uno studio effettuato da Anne Laroche de Rosa, nutrizionista del CEHMN (Collège Europeenne d’Hygiène e de Médicine Naturelles), ex allevatrice di capre riconverita.

Che cosa ci dice questa ricercatrice in un suo volumetto titolato “Il latte un alimento da evitare”? Ella parte dalla qualificazione del latte materno quale alimento imprescindibile per il sano sviluppo del bambino, ricco di minerali ed altri micronutrienti essenziali utili alla crescita durante i primi anni vita, e di fatto fortificatore del sistema immunitario nella sua fase ancora incipiente, nella quale deve prepararsi ad affrontare le sfide dell’ambiente; e infinencon funzione di trasmettitore dell’informazione genetica propria del genere umano cui apparteniamo.

La studiosa mostra come sia effettivamente di grande vantaggio per il bambino potere disporre per almeno sei mesi e, comunque, non oltre i primi tre anni di vita, del latte materno. Ho voluto puntualizzare “non oltre i primi tre anni” perché dopo tale periodo la funzione che attiene a questo alimento si è ormai esaurita e non risulta pertanto di alcuna ulteriore utilità nutritiva. In natura possiamo osservare d’altra parte come nessun mammifero continui ancora a nutrire col latte materno i propri cuccioli ormai svezzati.

L’uomo, che, molto presuntuosamente, si arroga il titolo di animale pensante, ha voluto invece fare eccezione e, quando le scorte di lattematerno vengono meno, ha ritenuto opportuno e beneficioso approvvigionarsene  da altri animali, sicuramente adatto a vitellini e capretti, ma inadatto alle necessità biologiche dell’uomo. Cosa accade allora? Beh, proprio di tutto!

Codice genetico inadatto

Gli ormoni contenuti nel latte di vacca, ad esempio, sono portatori di un’informazione genetica che viene trasmessa al cervello del vitello e relativa alla vita dello stesso, come quella circa la sua futura crescita in volume e nel tempo.

Calcio inaccessibile

Quello contenuto nel latte vaccino è dosato secondo i bisogni del vitello, le cui necessità sono differenti da quelle del bambino. Inoltre le proteine specifiche del latte animale trasmettono i dati per l’elaborazione dell’osseina, non adatta alla nostra specie, sicché il bambino e poi l’adulto tratterrà poco i minerali, con conseguente progressiva demineralizzazione.

Grassi saturi

Mentre il latte materno è ricco di acidi grassi polinsaturi, quello vaccino contiene molecole lipidiche di grosse dimensioni costituite da grassi saturi, che il nostro fegato fa molta fatica a digerire. E inoltre il nostro cervello, che cresce più velocemente di quello di altri animali, è ghiotto di grassi di buona qualità, ossia insaturi, di provenienza materna o vegetale.

Carenza di lattosio

Il latte umano contiene il 50% in più di lattosio rispetto al latte di vacca. Le sue proprietà non solamente sono energetiche e utili all’assimilazione dei minerali, ma hanno una funzione protettiva contro i germi patogeni dell’intestino.

Fattori tossici

I ricercatori hanno scoperto che il latte di vacca contiene un molecola altamente tossica per l’uomo. Con procedimenti industriali specifici (pastorizzazione, sterilizzazione UHT, omogeneizzazione, ecc.) è stata inibita l’azione di detta molecola, ma, a causa dei procedimenti cui è stato sottoposto (calore, irradiazione, ecc.) il latte ha subito un totale impoverimento nutritivo con la perdita dei propri enzimi. In più nella fabbricazione di molti formaggi, l’aggiunta di conservanti quali polifosfati e nitrati risulta essere molto dannosa per la salute dell’uomo. I polifosfati ad esempio hanno un’azione inibitrice sulla fissazione del calcio. Bisogna pertanto essere diffidenti della falsa informazione circa l’apporto di calcio dei latticini.

L’aggiunta di prodotti chimici

Le vacche oggigiorno sono nutrite con alimenti lavorati, manipolati, modificati, additivati con sostanze che servono ad aumentarne la lattazione in tempi sempre più brevi, e sono imbottite di penicillina, antibiotici e vaccini per ovviare o curare l’insorgenza di possibili malattie causate dallo sfruttamento intensivo. Tali sostanze permangono in gran parte nel latte che arriva nelle nostre tazze, con effetto di accumulo nel nostro organismo.

L’intossicazione da acido lattico

La perdita totale in età adulta delle lattasi, enzimi indispensabili per la digestione del latte e dei suoi derivati, causa l’accantonamento massivo di acido lattico nel nostro corpo, con la conseguenza che molte cellule non riusciranno a riprodursi correttamente, dando vita a cisti e ad alcune possibili forme tumorali.

Eccetera, eccetera!,

Parecchio altro ci sarebbe da dire sull’argomento, ma credo di essere andato oltre lo spazio lecito per cui  mi riservo di farmi risentire più avanti quando in un prossimo articolo vi parlerò dei rischi per la nostra salute legati al consumo di latte vaccino.

Per intanto tanti saluti a tutti. :)


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By Michele Luigi Celestri | ottobre 21, 2009 - 11:09 am
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

zuppa_verdure_legumi

Il cammino virtuoso ormai intrapreso nella direzione del benessere, grazie soprattutto al corso di Autodifesa Alimentare, mi spinge a sperimentare ogni giorno nuove ricette o, semplicemente a ripropormene di vecchie per ritrovare antichi sapori.

Quanti di noi si ricordano ancora delle gustosissime zuppe di cipolle, o di quella di ceci e castagne del ‘bel tempo che fu‘, tanto care alle nostre up lines parentali!

Erano veramente buone, ma poi la modernità ci ha portato tante cose nuove e alternative che, a poco a poco, hanno saputo sostituirsi al nostro consueto antico buon mangiare che ci teneva vicini alla Natura e al naturale.

E così abbiamo dimenticato gli appetitosi odori che provenivano dalle cucine, dove le figure materne armeggiavano tra pentole e tegami, e si diffondevano per tutta casa e anche fuori.

Qual senso di gioia avvertivamo al rientro da scuola quando quegli odori, uniti al tepore della nostra casa, ci impattavano stimolando un sano e robusto appetito!

Dicevo che sto adesso riprendendo la preparazione di una moltitudine di ricette che non gustavo da tanto tempo, e di una in particolare vi voglio parlare stasera, che riguarda la speciale preparazione dei fagioli neri appresa durante la mia passata permanenza  in Venezuela.

Dovete sapere che i fagioli neri (‘caraotas negras’ nella lingua locale) sono una componente importante del piatto tipico venezuelano, il ‘Pabellòn criollo‘, fatto di carne sfilacciata-riso bianco-platano (banana) fritto e fagioli neri.

La preparazione dei fagioli avviene secondo la ricetta che vi propongo e che suggerisco di provare a gustare:

Fagioli Venezuelani

Gli ingredienti da usare sono, oltre ai fagioli neri di Mogadiscio (sono piccolini), che potete trovare anche nei mercati rionali, il peperone, meglio se rosso o giallo, la cipolla dorata, alcuni gambi di prezzemolo, olio e-v-oliva, sale, pepe nero e alcuni pizzichi di profumati semi di cumino.

Mettete a bagno i fagioli la sera prima in modo da trovarli l’indomani ben idratati e pronti per la preparazione. Quindi, dopo averli scolati e risciacquati, rimetteteli in pentola con acqua sufficiente per la cottura, il sale, il pepe e il comino, e accendete il fuoco.

Nel frattempo preparerete un trito molto fine di abbondante cipolla, unita al peperone  finemente cubettato e ai gambi di prezzemolo tagliati in sottili dischetti.

In una padella, sufficiente a contenere poi anche i fagioli quando cotti, metterete un pò di olio e-v-o e porrete a soffriggere il trito che avete preparato.

Quando i fagioli saranno cotti e quasi tutta l’acqua sarà evaporata, li verserete nella padella dove andranno ad unirsi ed amalgamarsi al soffritto. Rigirateli con un cucciaio di legno per qualche minuto finché l’ultima acqua di cottura sarà evaporata e serviteveli caldi e fumanti.

Sono favolosi!

Potete usarli come accompagnamento alla pietanza principale, o, come faccio io, semplicemente come piatto unico.

….. e buon appetito! :D


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By Michele Luigi Celestri | settembre 28, 2009 - 1:16 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

toxic_william_reymond

Ho appena terminato di leggere un “allegro” volumetto di William Reymond su obesità, cibo spazzatura e malattie alimentari, un libro-inchiesta, “TOXIC”, sui veri colpevoli di quanto sta accadendo nel campo dell’alimentazione umana.

Sono rimasto fortemente sconcertato da ciò che andava emergendo durante il percorso seguito da questo meticoloso ricercatore: ci sono tante verità provate, portate alla luce da illustri scienziati, che con i loro studi ed i loro approfondimenti sono andati alla radice delle cause della pandemia di obesità, dilagante in ogni angolo del pianeta, che però vengono sistematicamente negate, con cinica arroganza, dai potenti gruppi lobbistici dell’industria agroalimentare e farmaceutica.

Moltissime università stanno effettuando ricerca in proprio, fuori cioè da ogni compromesso economico di stampo lobbistico, e hanno individuato con precisione il momento del cambiamento nello stile di vita degli esseri umani, dovuto ai forti condizionamenti esercitati dalla grande industria sui consumatori attraverso il potere di una pesantissima pubblicità mediatica.

All’altare del profitto ad ogni costo è stata sacrificata, scientemente, ogni priorità di salute e benessere fisico dell’umanità.

Varcando i confini di Fat Land, Stati Uniti, dove ha avuto le sue origini, l’epidemia d’obesità sta ormai dilagando, incontrastata, in ogni direzione, contaminando popolazioni improbabili (Cina, Giappone, Alaska, Papua, Isole Fiji, ecc.) dove antiche tradizioni millenarie di frugale, quanto salutare, nutrizione stanno per essere sistematicamente soppiantate e/o, in parte, sostituite da un modo ‘moderno’ di alimentarsi, più rapido e meno impegnativo, suggerito dalle grandi multinazionali dell’alimentazione, con conseguenze sempre disastrose per la salute.

William Reimond parte dall’opinione, da sempre dominante, sulle cause che “presumibilmente” determinano l’aumento ponderale del corpo, e cioè che tutto quanto sia riconducibile al cosiddetto Big Two: chi aumenta di peso è perché mangia molto (di tutto e di più!) e si muove molto poco (quasi niente).

La soluzione del problema sembrerebbe, pertanto, essere alquanto semplice, e in parte forse lo è.

Se infatti si mangia di meno, e meglio, scegliendo con cura l’abbinamento dei cibi; se si fa dell’attività fisica, anche moderata, ma costante, effettivamente parte del problema trova soluzione: si ingrassa meno e ci si espone, statisticamente, meno alle patologie correlate ad uno stile di vita scorretto.

Ma ben presto W.R. ha dovuto ricredersi, ridimensionando  la profondità del problema.

Il fenomeno dell’obesità, e naturalmente le sue  penose conseguenze, non potevano essere imputate alla sola “responsabilità individuale”, assolvendo così da ogni addebito chi fornisce la materia prima per l’umana alimentazione e/o nutre quotidianamente il nostri corpi (leggi Fast Food, prodotti dell’agricoltura massificata e, industria di trasformazione degli alimenti e quant’altro);

bisognava indagare più in profondità e ricercare tantissime concause in campi quali l’economia globale, l’industria chimico-farmaceutica, le politiche economiche dei singoli paesi, e perfino nella più moderna scienza della comunicazione sociale.

Si è sentito perciò in dovere di andare avanti con la sua inchiesta e, così, ha fatto delle scoperte allucinanti davanti a cui, credo, non sarà più possibile, d’ora in poi, nascondere il capo sotto la sabbia: adesso sarà veramente responsabilità individuale di ognuno seguitare ad ignorare la consapevolezza di quello che stiamo accettando nel nostro piatto ogni singolo giorno.

Non voglio raccontarvi il contenuto del libro, per rispetto verso l’autore ed il suo editore, ma vi dico che ogni pagina è un susseguirsi avvincente di interessanti informazioni, che a qualcuno, forse, potrebbero togliere il sonno!!!

Per cui vi consiglio: leggetelo!

Infine, chi ha già partecipato ai corsi on line di Autodifesa Alimentare vi troverà certamente ampi riscontri a quanto Leonardo e Viviana ci hanno sapientemente trasmesso con tanta pacatezza e, sicuramente, con maggiore ottimismo. :D

Michele.


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