By Andrea Bonifacio | novembre 15, 2009 - 5:34 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

circolo-virtuoso-benessere

Questa ultima lezione è stata forse la più interessante, non tanto per gli argomenti trattati in sè, che già conoscevo sicuramente meglio dei precedenti, quanto perché chiude alla perfezione, con il tema degli integratori, un percorso, quello dell’alimentazione consapevole, che è alla base del nostro stato di buona salute.

Quando tratto questo argomento, amo partire da una famosa affermazione di Ippocrate: “Lascia che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo”.

È proprio da questa affermazione che ha avuto origine la moderna Medicina! Purtroppo, con il passare del tempo questa scienza si è sempre più allontanata dal concetto originale, ed allo stesso tempo le nostre abitudini alimentari, ma non solo, sono profondamente cambiate!

La Medicina infatti si è concentrata sempre più sui sintomi e sulla loro cura, trascurando invece le cause della malattia; le nostre abitudini al contempo si sono via via adeguate ai nuovi ritmi e alle nuove condizioni di vita conseguenti il progresso tecnologico ed un mondo in continuo cambiamento, discostandosi però sempre più da quelli che sono i nostri bisogni, rimasti inalterati nel corso della nostra evoluzione.

A conseguenza di tutto ciò, con crescente frequenza la malattia prende il posto dello stato naturale di salute, tanto da spingerci a considerarla come ineluttabile prodotto del destino.

Distolti ogni giorno dai ritmi frenetici della vita, e deviati dai mass media che ci spingono a considerare i farmaci come unico rimedio alla nostra “sventurata” condizione, non riusciamo più a trovare l’equilibrio originario dato da uno stile di vita più adeguato alle nostre necessità!

Ma è arrivato il momento di voltare pagina!

Se fino a ieri non era ben chiara la relazione tra alimentazione e benessere, il progresso e i più recenti studi scientifici ci permettono oggi di sapere esattamente di quali e di quanti nutrienti ha bisogno ogni giorno il nostro organismo per vivere al meglio!

Conseguenza di queste scoperte è la rivalutazione, da parte della classe medica, della vecchia piramide nutrizionale, che un tempo privilegiava i derivati del grano, alla base addirittura della nostra dieta, dando minore importanza ai cibi proteici (tutti, vegetali e animali, sullo stesso piano!) e non facendo alcuna distinzione tra grassi saturi (tra i principali responsabili di sovrappeso, obesità e malattie cardiache) e insaturi!

Oggi esistono inoltre tabelle che forniscono l’RDA (razione giornaliera raccomandata) di tutti i principali micronutrienti: si tratta ovviamente di valori indicativi riferiti ad una persona media, in buona salute.

Per loro natura quindi, possono variare anche di molto in relazione alle caratteristiche dell’individuo, al suo peso, altezza, sesso, stato di salute, a dove vive, al suo stile di vita.

Solo per fare alcuni esempi, il fabbisogno di vitamina C aumenta decisamente nei fumatori, in chi è sottoposto a stress, in chi ha l’influenza; allo stesso modo lo sportivo, a causa della sudorazione, avrà un aumentato fabbisogno di sali minerali, in particolare sodio, magnesio, calcio e potassio, oltre che di svariate vitamine; la donna in gravidanza avrà sicuramente, tra le altre cose, necessità di un maggiore apporto di acido folico (vitamina B9), di vitamina B6, B12, C, D, di acidi grassi omega 3.

Ma non finisce qui, perché il nostro organismo ha bisogno non soltanto di micro ma pure di macronutrienti.

Ed è logico pensare che un uomo di 80 kg, oltre ad avere un maggiore fabbisogno calorico rispetto ad una donna di 60 kg, avrà anche più bisogno di fibre, di proteine, carboidrati complessi e grassi insaturi. E se l’uomo in questione dovesse fare attività fisica, il suo fabbisogno sarà ancora maggiore, soprattutto per quanto riguarda proteine e carboidrati.

Nel corso di queste 4 lezioni abbiamo visto, se non tutte, gran parte delle insidie che si nascondono dietro il cibo, abbiamo imparato a come alimentarci in maniera più consapevole, a difenderci da ciò che è tossico privilegiando ciò che è necessario e benefico al nostro organismo.

Ma abbiamo anche visto che, allo stato attuale, è molto difficile trovare nel cibo i nutrienti che ci servono, senza al tempo stesso mangiare anche sostanze di cui non abbiamo bisogno.

In risposta alla sempre crescente richiesta di cibo, alla base della catena alimentare infatti ci sono terreni sempre più sfruttati e impoveriti dei sali minerali necessari a far crescere le piante; c’è un uso sempre più frequente e incontrollato di pesticidi, fertilizzanti ed altri prodotti chimici per difendere le piante dai parassiti e farle crescere più in fretta.

Infine, la frutta e la verdura vengono raccolte necessariamente acerbe, conservate nei frigoriferi fino a 2 anni, e trasportate in giro per il globo così da soddisfare la richiesta di ogni varietà in tutte le stagioni!

E purtroppo qualcosa di analogo avviane anche per gli animali da allevamento, a cui vengono somministrati sovente ormoni e antibiotici, che poi, neanche a dirlo, arrivano sulle nostre tavole.

Per non parlare degli alimenti raffinati, per la cui produzione l’industria alimentare utilizza materie prime la cui qualità lascia spesso a desiderare.

La logica conseguenza è che il cibo, sia esso di origine vegetale o animale, contiene sempre meno nutrienti e sempre più sostanze di rifiuto.

Siamo iperalimentati ma iponutriti! :?

Per rispondere a questa situazione, ci sono 2 soluzioni.

1. La prima è cercare nel cibo tutti i nutrienti di cui necessitiamo ogni giorno.

Ma a parte la spesa sicuramente esosa e le difficoltà di trovare e di mangiare ogni giorno tutte le varietà di cibo, ci ritroveremmo nel giro di breve tempo, a fronte di un’introduzione eccessiva di calorie, in sovrappeso, o peggio, obesi.

2. La seconda alternativa è integrare.

Integrare in base alle nostre caratteristiche, al nostro stile di vita, alle nostre individuali necessità, come logica e necessaria conseguenza e risposta alle carenze nutrizionali a cui TUTTI, chi più chi meno, siamo nostro malgrado soggetti.

Oramai un numero sempre crescente di scienziati si occupa di studiare il mondo degli integratori con lo scopo di migliorarne l’efficacia e renderli sempre più fruibili dalle persone.

E al contempo, un numero sempre crescente di aziende, come sempre accade, sta cercando di sfruttare il boom del settore, cercando di cambiare la propria immagine e dedicando un crescente interesse al mercato degli integratori.

Diventa pertanto importante distinguere un integratore dall’altro; un buon integratore deve essere di derivazione naturale e non completamente di sintesi, contenendo elementi fitobotanici e mantenendo il più possibile le strutture presenti in natura; devono essere notificati al Ministero della Salute; ci deve essere alle spalle dei prodotti uno staff medico scientifico che ne garantisca l’efficacia; non devono avere controindicazioni o prevedere tempi massimi di utilizzo, sintomo spesso di una concentrazione troppo elevata.

Per evitare un “fai da te” non sempre opportuno ed aiutarci a fare scelte consapevoli anche all’interno di questa nuova categoria alimentare, dove le informazioni non sono sempre chiare e trasparenti, è nata una nuova figura professionale, quella del Personal Wellness Coach, che come hanno giustamente detto Viviana e Leonardo, non è necessariamente un nutrizionista, medico, naturopata o psicologo, ma è un professionista in grado di aiutarci a cambiare il nostro stile di vita per vivere meglio e più a lungo.

Riassumendo, quali sono gli ingredienti fondamentali di un benessere duraturo?

In base alla mia esperienza di Personal Coach, a quello che ho potuto apprendere da questo corso di Autodifesa Aliemntare e alla lettura del libro del dottor Duranti “Il circolo virtuoso del Benessere”, sono più che mai convinto che si possano riassumere brevemente in questi 5 punti:

1. Alimentazione equilibrata, con particolare attenzione all’indice glicemico degli alimenti ed alla resistenza insulinica;

2. Depurazione attraverso acqua, cibo e bevande che favoriscano lo smaltimento delle tossine dal nostro organismo;

3. Esercizio fisico praticato con costanza;

4. Micronutrizione bilanciata, ovvero apporto di vitamine, minerali ed elementi fitobotanici in base alle necessità individuali;

5. Gestione dello stress, ottenibile col rilassamento, meditazione, e quel pensiero positivo in grado di farci vedere sempre il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto!

Per concludere, complimenti anche da parte mia a Viviana e Leonardo per questa nuova edizione del corso, lo consiglierei a chiunque! :D


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
By Andrea Bonifacio | novembre 14, 2009 - 11:53 am
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

mucca_autodifesalimentare.pngTerminato il report sulla II lezione, rieccomi qui a dire la mia sulla III lezione “prima che scadano i termini”!

Tra le altre cose, si è parlato nuovamente di “chimica nel piatto”, questa volta con particolare attenzione riguardo i pesticidi e i rischi che il loro utilizzo comporta per la nostra salute. Eliminare la chimica dalla nostra alimentazione è praticamente impossibile, a causa dell’enorme quantità di agenti chimici dispersi nei terreni, nelle piante, negli animali, nell’aria.

Tuttavia possiamo far qualcosa per la nostra salute, ovvero “limitare il danno”. Come? In primis, privilegiando i prodotti provenienti da agricoltura biologica, di certo un po’ più cari, ma allo stesso tempo molto, molto più sani!

Ma oltre a venire inquinati da agenti esterni, accade spesso che gli alimenti vengano allo stesso tempo privati dei loro nutrienti nel corso dei processi di raffinazione.

È il caso del sale marino, che quando arriva sulla nostra tavola non ha più nessuno dei nutrienti a cui è normalmente legato in natura. Il sale è ricco di sodio, ed è pertanto necessario al nostro organismo in piccole dosi (dai 2 ai 5 g è benefico per contrastare la pressione bassa, per mantenere l’equilibrio sodio-potassio…) ma tossico in quantità maggiori (in media, in Italia, se ne consumano 10-12 g!).

Stesso discorso vale per lo zucchero raffinato. Curioso il fatto che appena 100 anni fa lo zucchero veniva venduto in grammi in farmacia, mentre oggi si calcola che in ciascuno di noi ne consumi qualcosa come 70 kg all’anno!

Lo zucchero sottrae al nostro organismo una grande quantità di nutrienti per compiere il suo catabolismo, ovvero oltre a non apportare di fatto alcun beneficio al nostro organismo, lo danneggia!

Altro veleno bianco è la farina bianca, imbiancata chimicamente ed elettricamente, così che oltre alla perdita di gran parte delle fibre, proteine, vitamine e minerali contenuti nella crusca e nel germe, è causa di malattie carenziali a carico di cute, mucose, apparato digerente, nervoso e riproduttivo, ancora inspiegate da parte dei medici. :?

Quarto veleno bianco sono i lieviti, che di fatto sono dei funghi e possono danneggiare l’equilibrio della flora batterica.

Ultimo veleno bianco il latte, di cui ci sarebbe mooolto da dire e di cui ho già scritto lo scorso anno qui. Il latte vaccino (e di conseguenza i suoi derivati), a differenza di come ci han sempre fatto credere, NON è adatto al nostro organismo, non lo è di base poiché non è altrettanto digeribile (per l’uomo!) rispetto a quello umano, e perché contiene dei messaggi ormonali destinati al vitello anziché all’uomo; lo è ancor meno oggi, a causa degli ormoni che vengono dati alla mucca per farla crescere più velocemente e produrre maggiori quantità di latte… attenzione, parliamo di 500 litri al giorno anziché dei circa 50 che ne potrebbero produrre in natura!! (fonte: La Rivoluzione del Benessere, Paul Zane Pilzer).

Sarà un caso che, come testimoniato sempre sullo stesso libro dalle case produttrici di reggiseni, negli ultimi anni la dimensione media del seno delle adolescenti è cresciuta??

Per non parlare degli antibiotici che vengono spesso dati a questi animali, per evitare le ovvie infezioni in cui incorrono a causa delle condizioni spesso estreme in cui sono costretti a vivere… antibiotici che poi restano nella carne e nel latte che noi consumiamo!

Ma non è finita, oltre ad ormoni e antibiotici, “il latte contiene da 1 a 1,5 milioni di cellule ematiche bianche (PUS!) ogni millilitro”.

Restando in tema di latte e mucche, importante quanto e anche più della nostra salute, è l’impatto ambientale che le nostre scelte alimentari hanno.

Se anche infatti riuscissimo a raggiungere una nutrizione eccellente, servirebbe a ben poco se il nostro pianeta non dovesse essere più in grado di garantirci acqua, aria e quant’altro necessitiamo ogni giorno per vivere!

Infatti, come afferma Pilzer, oltre al latte ogni giorno “la mucca produce anche circa 60 litri di escrementi. … Ogni mucca consuma 36 chili di cereali e vegetali, oltre a 15 litri d’acqua, al giorno.”

Ciò che serve a far crescere un vitello da carne basterebbe a sfamare 39 persone!

Per non parlare della flatulenza… proprio così… potrebbe sembrare una barzelletta, si tratta al contrario di una triste verità: le emissioni di CO2 delle mucche, o per essere più esatti, degli allevamenti del bestiame in generale, corrispondono al 18% del totale sul nostro pianeta!

Ma la nostra responsabilità nei confronti di quest’ultimo va al di là del consumo di carne: prediligendo i cibi bio, oltre a salvaguardare la nostra salute, stimoliamo la produzione biologica a sfavore di quella che fa utilizzo dei pestici.

Se preferiamo cibi “naturali” (intendendo per “naturali” quelli non lavorati) a quelli raffinati, contribuiremo a ridurre lo spreco di carta, plastica, latta… di tutto ciò insomma che serve a confezionare il cibo; e ancora una volta godremo di un’alimentazione più sicura.

Se beviamo l’acqua del rubinetto anziché quella contenuta nelle bottiglie di PET, ci renderemo artefici di un enorme risparmio energetico in termini di emissioni inquinanti (per la produzione delle bottiglie, il loro trasporto e infine il loro smaltimento).

Consiglio caldamente a questo proposito la visione di questo simpaticissimo video!


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
By Andrea Bonifacio | novembre 13, 2009 - 1:20 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

Sempre interessantissima anche la seconda lezione di Autodifesa Alimentare!

Devo dire che in questa edizione del corso, certe cose che in quella che frequentai tempo addietro mi erano “sfuggite”, forse perché non ero riuscito a trascriverle in maniera completa sui miei appunti, forse perché non avevo attribuito ad esse il peso che meritavano, hanno colpito di più la mia attenzione e mi aiuteranno ancora una volta a modificare, o dovrei meglio dire, migliorare, i miei comportamenti alimentari.

Mi riferisco in particolare ai meccanismi che stanno dietro l’importanza della dieta dissociata, come valido aiuto ad affaticare meno il nostro apparato digerente facilitando e velocizzando la digestione.

L’argomento a mio avviso in assoluto più importante trattato nella seconda lezione è l’acqua.

Ancora molte, troppe persone, sottovalutano la necessità di reidratare e depurare ogni giorno il nostro organismo, senza rendersi conto che anche un’ottima nutrizione, senza un sufficiente apporto d’acqua, serve purtroppo a ben poco!

L’argomento è ben approfondito nell’ebook di Leonardo e VivianaAcqua: sai cosa bevi?“, che ho letto con estremo piacere ed interesse; ho pensato quindi di volgere la mia attenzione ed approfondire un altro, sempre più attuale argomento, la cosiddetta “chimica nel piatto”.

Basta digitare su un qualunque motore di ricerca queste 3 parole, per rendersi conto della crescente attenzione riguardo questa grande minaccia alla nostra salute!

Ma prima di iniziare ad approfondire questo importante tema, vorrei fare una piccola ma importante precisazione: “chimico” o “di sintesi” non significa necessariamente dannoso.

In natura esistono moltissime “sostanze naturali non di sintesi” tossiche, velenose o mortali; esistono al contrario sostanze benefiche di sintesi.

Cito a riguardo due semplici esempi.

Il comune sale da cucina non è naturale, bensì un prodotto raffinato che rappresenta, soprattutto in alte dosi, un vero e proprio veleno per il nostro organismo.

Il Glutammato monosodico, comunemente identificato come “esaltatore di sapidità”, è spesso considerato dannoso al nostro organismo, mentre in realtà è l’uso che ne fa l’industria alimentare che è sbagliato!

Si tratta infatti di un sale (per il quale esiste sulla lingua un recettore specifico – si parla per questo di “quinto gusto”) che anziché insapidire il cibo, ne rende più intenso il sapore.

Ed è proprio a causa di questa sua virtù, che l’industria ne fa spesso largo uso per rendere appetibile cibo di scarsa qualità. Ed è per questo motivo, e non perché in se faccia male, che sarebbe preferibile evitare l’acquisto di cibo contenente glutammato a favore di quello che non ne contiene!

L’uso in cucina, al contrario, sarebbe da promuovere, perché permetterebbe di ridurre la quantità di sodio che ingeriamo, insaporendo allo stesso tempo il cibo senza aggiunta di grassi e calorie.

Fatta questa doverosa precisazione, il mio intento è ora quello di mettere in guardia e fare un po’ di chiarezza riguardo l’uso di tutte quelle sostanze o additivi che, di fatto, danneggiano la nostra salute.

Potremmo innanzitutto dividerli in due gruppi:

1. il primo è quello delle sostanze provenienti da imballaggi, contenitori, bottiglie, scatolame;
2. il secondo invece raggruppa tutti gli additivi che vengono volontariamente aggiunti al cibo.

Non sono volutamente entrato nel merito di un’ulteriore categoria di sostanze dannose, quelle disciolte nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo o rilasciate da oggetti di uso comune che poco o nulla ha a che fare con la nostra alimentazione.

Circa 3 anni fa il WWF ha promosso una campagna di studio e sensibilizzazione su questo problema, e i dati emersi sono tutt’altro che confortanti.

I contenitori metallici quali lattine e scatolame, sono talvolta responsabili della contaminazione del cibo con svariati metalli pesanti nonché col bisfenolo-A, classificato come “interferente endocrino” e associato all’insorgenza di malformazioni, aborti e cancro.

Ma cosa significa “interferente endocrino”?

Significa che quella data sostanza è in grado di interferire sul funzionamento delle nostre ghiandole e cellule che secernono gli ormoni. Significa che può alterare e danneggiare la nostra risposta immunitaria, la nostra digestione, il nostro apparato riproduttivo!

Fanno parte di questo primo gruppo anche gli ftalati, che si trovano in pellicole per alimenti e contenitori in plastica (tra cui le sempre + utilizzate bottiglie in PVC): di queste sostanze non si conoscono con esattezza i rischi, ma si sospetta siano anch’essi degli interferenti endocrini.

Ed ancora, bisogna citare le sostanze aromatiche, alcune delle quali cancerogene, cedute dai contenitori utilizzati per scaldare i cibi nel forno a microonde, come diretta conseguenza del riscaldamento dei contenitori stessi a causa della vicinanza coi cibi caldi.

Se quest’ultimo infatti non è il diretto responsabile del riscaldamento di questi contenitori, conseguentemente all’inevitabile riscaldamento a cui vanno incontro a causa della vicinanza coi cibi caldi.

Passando alla seconda categoria, essa raggruppa tutte quelle sostanze che servono a rendere gradevole alla vista, economico, gustoso e conservabile il cibo raffinato, nonché quelle sostanze che facilitano e rendono più economici i processi di produzione

Fanno parte di questa grande famiglia i conservanti, che servono appunto a conservare i cibi, gli addensanti e gelificanti, che servono a rendere i prodotti di una consistenza gradevole, gli antiossidanti per evitare l’irrancidimento e di conseguenza che cambi il colore dell’alimento, gli edulcoranti o dolcificanti, gli acidificanti, gli esaltatori di sapidità, che rinforzano il sapore, gli stabilizzanti, che trattengono l’umidità, gli antiagglomeranti, per evitare grumi nel cibo, gli emulsionanti, per tenere uniti acqua e olii, i coloranti, per dare un colore “naturale”.

Tutte queste sostanze sono identificate da un numero a 3 cifre preceduto da una E e più precisamente:

• E100-E199 coloranti

• E200-E299 conservanti

• E300-E399 antiossidanti e regolatori di acidità

• E400-E499 addensanti, stabilizzanti e emulsionanti

• E500-E599 regolatori di acidità e anti-agglomeranti

• E600-E699 esaltatori di sapidità

• E900-E1999 vari

È importante sapere che queste sostanze sono quasi tutte tossiche o sospette; per quanto concerne perlopiù i coloranti e i conservanti inoltre, degli studi hanno dimostrato che essi sono direttamente coinvolti nei fenomeni di aggressività, scarsa attenzione, rendimento e capacità di concentrazione che coinvolgono un sempre maggior numero di bambini.

Accanto a tutti questi, ci sono poi, come già detto, tutte quelle sostanze chimiche che servono a facilitare o ad aumentare la produzione di cibo, primi fra tutti i pesticidi.

Ogni anno Legambiente pubblica il “Dossier pesticidi nel piatto”.

Vengono in pratica presi dei campioni di frutta, verdura e derivati e ne viene misurato il grado di contaminazione. Dal dossier 2009 sono emersi dei risultati molto simili a quelli del 2008, secondo cui la frutta, mele e agrumi in primis, resta sempre la categoria più inquinata; solo un frutto su due è privo di residui chimici.

In molti paesi l’uso dei pesticidi è ormai considerato una necessità per proteggere i raccolti, senza tenere in minima considerazione l’impatto ambientale e sull’uomo che questo provoca.

Molti pesticidi rimangono nell’ambiente per anni, contaminano non solo piante e animali, ma anche suolo e terra, per poi diffondersi nell’atmosfera e nell’intero pianeta. Oltre a non essere eco-sostenibile, l’uso sconsiderato di queste sostanze, è spesso, come sostenuto dalla FAO, economicamente svantaggioso, a causa del loro costo.

È ormai accertato, che i pesticidi sono la causa principale dell’elevata mortalità di interi alveari.

L’Ente europeo per la sicurezza alimentare (Efsa) ha dichiarato che nel 2007, nel nostro Paese, si è riscontrata una mortalità di api del 50%, contro una media annua del 15%. (fonte: Legambiente.it)

Per l’uomo, alcuni pesticidi sono classificati come interferenti endocrini, ma le conseguenze di una ripetuta esposizione a questi agenti possono coinvolgere anche il sistema nervoso, il sistema cardiovascolare, respiratorio; molti pesticidi inoltre sono cancerogeni e direttamente coinvolti nell’insorgenza di malattie quali obesità, cancro, diabete, riduzione della fertilità.

Particolarmente esposti a questi rischi i lavoratori che sono ogni giorno a stretto contatto con queste sostanze, le donne in gravidanza, che possono trasmetterle ai feti, i bambini, il cui organismo in via di sviluppo e particolarmente sensibile agli agenti tossici.

Questi effetti possono manifestarsi anche a distanza di anni.

Molte sostanze infatti non hanno conseguenze dirette e immediate sulla salute, ma non si conosce ancora l’effetto dell’esposizione cronica anche a basse dosi di cocktail di contaminanti attraverso la dieta, né si conoscono bene le conseguenze dell’interazione di sostanze diverse tra loro.

In questo quadro estremamente negativo, ci sono però anche delle buone notizie.

WWF, FAO, Legambiente si adoperano ogni anno per ridurre l’utilizzo di queste sostanze, tenendo conto del loro grado di pericolosità, attraverso studi e campagne informative.

La FAO in particolare “ricerca e sperimenta incessantemente metodi per ridurre la dipendenza degli agricoltori dai pesticidi. Meno pesticidi significa meno prodotti chimici tossici nell’ambiente, meno avvelenamenti accidentali e meno spese per il contadino.”

Questo attraverso la lotta biologica integrata, che sfrutta i nemici naturali degli insetti nocivi, e l’agricoltura biologica.

Nel 2006 WWF ha concluso uno studio, durato 10 anni, per evidenziare le conseguenze di un uso massiccio di queste sostanze e chiedere un aggiornamento per migliorare e razionalizzare il regolamento europeo in materia di sostanze chimiche (REACH), avvenuto poi nel 2007.

Fonti:
bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/04/25/ancora-sugli-additivi/, cibo360.it, encanta.it, wikipedia.it, labiolca.it, fao.org, legambiente.it


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
By Andrea Bonifacio | novembre 3, 2009 - 12:32 pm
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

crostata

Come promesso nella prima lezione del corso di Autodifesalimentare, eccomi qua a pubblicare la ricetta per la crostata con farina di farro.
La ricetta si presta facilmente a innumerevoli modifiche, quella che pubblico l’ho trovata su internet e lievemente modificata per renderla più sana, digeribile e adattarla alle mie esigenze :)
Il risultato è sempre stato molto apprezzato dai commensali! :)

INGREDIENTI:

150 g farina di farro
100 g farina bianca
1 uovo (biologico marcato zero)
100 g olio (extra vergine oliva oppure olio mais spremuto a freddo bio)
70 g zucchero integrale di canna
1 pizzico di sale integrale
1 pizzico di bicarbonato
buccia di 1 limone (bio)
1 bustina di vanillina o aroma di vaniglia
300 g di marmellata (bio e senza zucchero aggiunto)

Di norma utilizzo olio extravergine di oliva ma per un gusto più delicato si può usare quello di semi di mais; la ricetta originale prevede 100 g di zucchero ma a mio avviso 70 bastano e avanzano.

Ho provato anche ad utilizzare, per una parte dei 100 g previsti di farina di grano, della farina integrale… si può fare!

Per la vaniglia, vorrei usare il bastoncino ma… prima dovrei imparare come va usato! ;)

Per quanto riguarda la marmellata, la quantità dipende molto dalla sua compattezza… più è compatta più ne serve!

Dopo le necessarie precisazioni, siamo pronti ad iniziare!

Disporre la farina a fontana sulla spianatoia, e incorporare gli altri ingredienti ad eccezione della marmellata.

Quando l’impasto è omogeneo, lasciarne da parte una piccola parte per le striscioline, e stendere la restante sulla carta forno (questo è un piccolo trucco per evitare graffi allo stampo al momento di togliere la torta a termine cottura) fino ad ottenere un cerchio poco più grande dello stampo.

Se non fatto precedentemente, preriscaldare il forno a 180°.

A questo punto adagiare carta forno e impasto sullo stampo e versare la marmellata.

Per ultime preparare le striscioline e stenderle sulla marmellata (probabilmente sarà necessario attaccare fra loro tanti piccoli pezzi, purtroppo l’impasto è meno lavorabile di quelli più tradizionali).
Infornare e lasciare 30-35 minuti.


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
By Andrea Bonifacio | ottobre 25, 2009 - 9:07 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

popeye-yam-spin.gifDopo una lunga latitanza, rieccomi finalmente su queste pagine, a “dire la mia” sulla prima lezione del corso di Autodifesa Alimentare.

Che dire… sempre bravissimi e molto esaustivi! :D

Unico neo, avete sforato nel tempo… per quanto mi riguarda poco male, peccato soltanto che alla fine abbiate dovuto forzare un po’ il ritmo: i miei appunti sugli ultimi argomenti sono, ahimè, piuttosto striminziti!

Come nell’altra edizione che ho frequentato, tanti argomenti interessanti e tanti spunti da approfondire… io per primo mi rendo conto di quanto la materia sia vasta e mi trovo in difficoltà quando mi trovo a scegliere gli argomenti da divulgare! :P

Dopo aver riletto gli appunti, sono tanti gli argomenti di cui mi piacerebbe scrivere, alla luce anche di quanto ho letto recentemente su un libro davvero interessante: “Il circolo virtuoso del Benessere”.

Già il titolo lascia intuire lo scopo di questo libro! Ho iniziato a leggerlo forse già lo scorso anno, poi “mi son perso per strada” e dopo qualche altro tentativo di scarso successo, l’ho finalmente ripreso in mano e…wow!

Non si finisce mai di imparare!

Tornando agli appunti… nell’ultima pagina, ho letto un promemoria riguardo quello che avrei voluto fosse il tema su cui scrivere, dunque per adesso “circolo” rimandato e via col FERRO!

Ferro sì, perché ascoltandovi ho pensato di nuovo (ci ho pensato anche quando mi sono iscritto al corso) ad una cara amica vegetariana che soffre di anemia.

Naturalmente l’ho già invitata ad iscriversi alla newsletter… mi auguro di ritrovarla presto su queste pagine!

Per iniziare, cos’è il ferro?

Il ferro è un minerale molto  importante in quanto costituente essenziale dell’emoglobina, che trasporta l’ossigeno nel sangue; il ferro serve inoltre a fissare l’ossigeno nei muscoli, all’attività respiratoria e replicazione cellulare, a produrre energia, a costruire la struttura di tessuti ed organi.

Il fabbisogno quotidiano di questo importante elemento si aggira attorno ai 10 mg per l’uomo e di 15 mg per la donna in età fertile, a causa delle perdita fisiologica nel periodo mestruale; per la donna in menopausa scende poi a 10 mg circa.

Un aumentato fabbisogno di ferro si verifica nella donna in gravidanza (circa 30 mg al giorno) e in chi fa sport; in quest’ultimo caso, ciò avviene a causa di una maggiore perdita di ferro attraverso sudore (0,15-0,45 milligrammi di ferro per litro), urina e feci.

Parlando di fabbisogno, non va però dimenticato che una riduzione di ferro nella dieta tende ad aumentare la capacità del proprio apparato digerente di assorbire questo minerale.

Al contrario di quanto si pensi comunemente, gli alimenti più ricchi di ferro appartengono al mondo vegetale e non a quello animale.

È anche vero però, che circa il 40%  del ferro contenuto nel cibo animale, il cosiddetto ferro eme, è più facilmente assimilabile rispetto al ferro non-eme, di cui sono ricchi l’ortica, l’aloe, il cacao, i vegetali a foglia verde, i legumi.

A differenza del primo, che viene assorbito così com’è, il ferro non-eme deve invece essere staccato dalla molecola originale e legato ad altre sostanze prima di essere assorbito.

L’assimilazione di quest’ultimo, che come già detto è notevolmente inferiore rispetto al primo, può essere tuttavia notevolmente aumentata se il ferro viene assunto insieme a vitamina C, fruttosio, proteine di carne o pesce, albume d’uovo. I fattori che ne inibiscono l’assorbimento sono invece:

* tannini contenuti in tè, caffè
* fitati presenti nella crusca dei cereali e negli spinaci
* calcio
* alcune fibre dietetiche
* polifenoli presenti nel vino rosso

È quindi consigliabile limitare, soprattutto nella dieta vegetariana e vegana, l’assunzione di questi elementi in concomitanza con alimenti ricchi di ferro.

Come riportato su www.Eufig.com, “l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che 600-700 milioni di persone al mondo hanno carenze di ferro, rendendo questo il più diffuso problema nutrizionale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.”

E ancora: “Mentre in alcuni di questi paesi, le perdite di sangue possono essere la causa principale di questa carenza, in Europa occidentale la mancanza di ferro è di solito il risultato di una dieta quotidiana con uno scarso apporto di questo minerale”.

Ad esserne più colpiti, i bambini (25%), le donne (20%), le donne in gravidanza (50%), gli atleti.

Alla luce di quanto sin qui detto, risulta evidente che un’aumentato rischio di anemia da carenza di ferro non sia riconducibile ad una dieta vegetariana o vegana in quanto tali, quanto piuttosto al passaggio ad una di queste, senza sapere con quali tipi di alimenti vegetali si può introdurre questo elemento.

In generale, alla fonte di una carenza di questo tipo, c’è una dieta poco equilibrata.

Ci può essere però un’altra causa. Affinché il ferro venga assimilato infatti, è fondamentale l’integrità della mucosa del primo tratto dell’intestino. Qualora ciò non avvenga, come nel caso dei malati di celiachia, si sviluppa una carenza di ferro.

La mancanza di ferro può portare all’anemia, e con essa spossatezza, mancanza di resistenza fisica, perdita di appetito, insonnia, deficit del sistema immunitario, tachicardia, mal di testa, riduzione delle funzionalità del cervello (perdita di memoria e difficoltà di apprendimento).

In conclusione dunque, attenzione all’apporto del ferro nella dieta, le conseguenze di un’eventuale carenza sono piuttosto spiacevoli!

Fonti: www.eufig.com, www.scienzavegetariana.com, www.vegpyramid.info, www.emocromatosi.it


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks

aa2cuoco.gif

Eccomi finalmente a commentare anche la III lezione! Nessuna “grande rivelazione”, per quanto mi riguarda, ma tante piccole curiosità che messe assieme contribuiscono anch’esse ad accrescere la consapevolezza e a fare scelte più sane!

Iniziando dalla solanina, prodotta da alcune solanacee (pomodori, peperoni, melanzane e patate quelle che comunemente usiamo nella nostra alimentazione): si tratta di un alcaloide molto tossico anche in quantità modeste. La prima buona notizia è che man mano che l’alimento matura, la sua quantità va via via diminuendo fino a scomparire. Bisogna però fare particolare attenzione alle patate, che inizialmente non ne contengono ma iniziano a produrne se esposte alla luce del sole: va quindi evitato il consumo di patate più “vecchie”, quindi con germogli, molto rugose, o con parti verdi; o perlomeno togliere la buccia avendo l’accortezza di asportare anche la parte più esterna della patata, dove l’alcaloide si trova in maggior concentrazione. La seconda bona notizia è che anche la cottura riduce sensibilmente la presenza di solanina.

Interessante la carrellata sulle diete più diffuse: quella basata sul mantenimento dell’equilibrio acido-basico che va mantenuto nel nostro organismo; quella dei gruppi sanguigni secondo la quale ogni gruppo sanguigno appunto, predilige o meno determinati alimenti; quella della zona che attribuisce grande importanza al mantenimento delle giuste proporzioni nell’apporto dei macronutrienti; per passare poi a quella vegetariana, quella vegana (che prevede non soltanto l’eliminazione di qualunque cibo di origine animale ma bandisce anche tutto ciò che derivi dallo sfruttamento degli animali!) sino ad arrivare a quelle più “estreme”, ovvero crudismo e fruttismo.

E’ evidente, al di là delle motivazioni etiche, che ognuno è libero di fare le sue scelte, ciò che più importa è farle in maniera consapevole, raccogliendo quante più informazioni possibili e possibilmente affidandosi ad un professionista: qualunque dieta scegliamo di seguire, dobbiamo accertarsi di dare al nostro organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno!

C’è poi un altro aspetto tutt’altro che marginale, ovvero l’”impronta ecologica” che la nostra alimentazione ha sul Pianeta!
Se infatti è vero che dobbiamo nutrirci quanto meglio possiamo, è anche vero che ciò non dovrebbe danneggiare il Pianeta più di quanto già non lo sia, anche perché, fino a prova contraria, così come il nostro organismo è l’”involucro” dentro il quale dovremo vivere per tutta la nostra vita (e se si guasta non ne esistono “pezzi di ricambio”, la Terra è l’unico ambiente adatto ad ospitare il nostro organismo, e anche di questa, purtroppo, ce n’è una sola!

Ho già ribadito su un report precedente l’impatto ambientale che comporta il consumo dell’acqua minerale, ma ci sono molti altri modi di contribuire, nel nostro piccolo, alla salvaguardia ambientale, partendo dalle nostre abitudini alimentari.

A questo proposito, lo scorso hanno ho avuto l’occasione di vedere un filmato terrificante sulle conseguenze che ha il forte consumo di carne sull’ambiente: è da quel giorno che ho iniziato a mangiarne sempre meno, con l’obbiettivo, un giorno, di eliminarla completamente dalla mia alimentazione.

E’ questo il genere di consapevolezza che ci permetterà di vivere in armonia non soltanto con noi stessi, ma anche con l’ambiente circostante!

In seguito ho cercato invano su internet quel filmato, mi piacerebbe rivederlo e condividerlo con chi mi circonda… chissà se mi potete aiutare :)

E’ curioso come spesso, per non dire sempre, le informazioni debbano “colpirci” più e più volte prima di produrre in noi un cambiamento significativo. Ho provato la stessa reazione con il latte… ho potuto apprendere le motivazioni per cui non andrebbe accuratamente evitato poco alla volta, e mattone dopo mattone è arrivato il giorno in cui ho iniziato ad usare regolarmente quello di soia, non soltanto per berlo nei frullati, ma anche per cucinare laddove il latte rientri tra gli ingredienti.


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
By Andrea Bonifacio | febbraio 3, 2009 - 1:33 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

munch-anxiety-1894.jpgChissà che non riesco a recuperare il gap e a scrivere della III lezione prima di ascoltare la successiva! :P

Eccomi quindi per ora, a dire la mia su ciò che ho potuto ascoltare nel corso della II.

Anche qua molte cose interessanti, a partire dai “segreti” del grande tubo… confesso che qua le mie lacune eran parecchie, anche perché, a dirla tutta, non ho mai avuto l’interesse di approfondire l’argomento fino a questo punto! :)

Ma certe cose vale certamente la pena di saperle.

Mi riferisco soprattutto al nostro secondo cervello, di cui non conoscevo proprio l’esistenza. E approfondendo l’argomento mi sono reso conto che questa denominazione non è per nulla approssimativa, tutt’altro!

Chiamato anche enterico, il secondo cervello, nel quale si trovano circa un decimo delle cellule neuronali presenti nel cervello encefalico, lavora in maniera autonoma e ha un ruolo di primo piano per alcune funzioni cerebrali, in primis per ciò che riguarda le nostre emozioni, il nostro umore ed il nostro inconscio (il 95% della serotonina, proteina importantissima nella loro regolazione, è prodotto nell’intestino).

Questo a conferma della stretta relazione che lega benessere fisico e psichico. A riprova basti pensare al “nodo allo stomaco” che spesso proviamo quando siamo soggetti a stati d’ansia, di stress, di angoscia.

Per mantenere una condizione di buona salute è fondamentale seguire una nutrizione equilibrata; ancor prima però vi è la necessità di idratare frequentemente il nostro organismo, poiché è proprio l’acqua che, tra le sue innumerevoli funzioni, coadiuva l’assorbimento dei nutrienti!

L’acqua è così importante che, in caso di disidratazione, essa viene riassorbita dalle feci presenti nel colon: ciò provoca in seguito stipsi ed altre sgradevoli conseguenze.

Ma per un’idratazione ottimale è anche importante la scelta dell’acqua giusta, che dev’essere povera di minerali (che di norma non riescono ad essere assimilati dal nostro organismo ma rischiano al contrario di depositarsi al suo interno), ecologica (l’acqua minerale, oltre a costare di più, comporta il trasporto e la produzione delle bottiglie, quindi inquinamento ambientale) e non gasata (l’anidride carbonica non apporta alcun vantaggio al nostro organismo).

Mi ha fatto riflettere anche la parte dedicata a darci maggior consapevolezza nella scelta dei cibi da comprare: è necessario stare in guardia da pubblicità, confezioni sempre più attraenti e offerte lancio, concentrando invece la nostra attenzione sulle etichette e gli ingredienti contenuti.

Cos’è cambiato per me?

Beh, di certo faccio più attenzione a quel che mangio, partendo da una spesa più “consapevole”, per poi evitare, quando sono a tavola, accostamenti sconsigliabili.

Certo, per mettere davvero in pratica quel che ho appreso, dovrò prima aspettare che sia il mio “primo” cervello, questa volta, a digerire tutte queste informazioni! :)


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
By Andrea Bonifacio | gennaio 30, 2009 - 11:33 am
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

cow.gifEbbene sì…Non c’è l’ho fatta prima della seconda lezione ma mi voglio rifare… prima di ritrovarci per il terzo appuntamento!! :)

Siete stati molto esaustivi, seppur senza entrare in dettagli troppo tecnici che a mio avviso NON servono allo scopo: consapevolezza, divulgazione , sensibilizzazione.

Ci sono ancora troppe persone che non sanno quello che mangiano, altre che sanno ciò che mangiano ma non sono consapevoli delle conseguenza di una cattiva alimentazione (a tal proposito molto interessante la vostra riflessione sul “problema per cui la gente mangia male: la distanza alimentare tra causa e conseguenza!), altre addirittura sono convinte di mangiar bene ed invece non si nutrono abbastanza.

Insomma, per farla breve, c’è troppa disinformazione!

Ho deciso di iscrivermi a questo corso proprio per questo motivo, ho già partecipato a dei corsi di formazione a riguardo grazie alla mia attività, ma sento comunque l’esigenza di approfondire, per mia cultura personale ma anche per poter trasmettere ciò che ho imparato agli altri, per poterli meglio seguire ed aiutare.

E devo dire che già in questo primo appuntamento ho imparato qualcosa di nuovo! Oltre a ricevere molte conferme di ciò che già sapevo e a rispolverare vecchi concetti rimasti sepolti nel fondo della memoria. :p

L’argomento che più mi ha colpito riguarda i nutrienti sottrattivi, zucchero in primis!

E lo zucchero è un argomento che ho voluto approfondire!
Di seguito, senza entrare nei dettagli, le conclusioni:

  • per essere assimilato, lo zucchero bianco sottrae all’organismo grandi quantità della vitamina del gruppo B e sali minerali (in primis calcio e cromo. L’ovvia conseguenza di queste sottrazioni sono carenze nutrizionali, e tutto ciò che ne consegue;
  • appena introdotto nell’organismo, alza in maniera brusca e violenta la glicemia, che in seguito al rilascio di insulina nel sangue da parte del pancreas, scenderà in maniera altrettanto repentina causando la cosiddetta “crisi ipoglicemica”:questi veloci sbalzi della concentrazione degli zuccheri nel sanguesono fonte di stress ed alterano il nostro equilibrio psicofisico.

Ho bandito già da tempo l’uso dello zucchero raffinato, sostituendolo, nelle rare occasioni in cui ne facevo uso, con quello di canna.

Una cosa però non mi è ben chiara. Sapevo che il vero zucchero di canna ha una consistenza polverosa e assorbe l’umidità, mentre quello che si trova spesso negli scaffali dei supermercati altro non è che zucchero bianco raffinato e poi tinto… ma lo zucchero integrale di canna qual è? E ne esiste pure di “non integrale”?

Altro tema toccato, che vale certamente la pena di approfondire, è quello relativo al latte e all’assorbimento del calcio.
Su questo ci sarebbe mooolto da dire. :mrgreen:

I più credono che il latte è fondamentale per fornire al nostro organismo il suo fabbisogno quotidiano di calcio; in realtà, non solo il latte non è necessario, ma è addirittura nocivo al nostro organismo. E anche su questo tema, cercando un po’ su internet, si può scoprire che:

  • il rapporto tra fosforo e calcio che si ha nel latte vaccino non è equilibrato affinchè il calcio venga ben assimilato;
  • la pastorizzazione, processo al quale viene sottoposto il latte per essere conservato più a lungo e “depurarlo” (non soltanto dai batteri dannosi al nostro organismo) distrugge la fosfatasi alcalina, che è un enzima termolabile presente nel latte crudo. Questo enzima serve all’assimilazione del calcio nelle ossa. La sua mancanza impedisce di fatto alle ossa di integrare il calcio disponibile.
  • quest’ultimo (il calcio) infine, per essere assimilato, deve disporre di un certo quantitativo di magnesio che nel latte (come in una dieta tradizionale) è molto scarso!

Ma non è tutto, perché il magnesio (che partecipa a circa 800 reazioni biochimiche) serve anche a contrastare con la vitamina B6 l’acidosi metabolica indotta dai sali di calcio e dalle proteine animali. Se il nostro terreno biologico è prevalentemente acido, a causa di un eccesso di proteine animali (latte, formaggi, carni, uova, ecc.) i nostri meccanismi di tamponamento naturale per neutralizzare questo eccesso di acidità ricorrono alle riserve minerali che abbiamo principalmente nelle ossa e muscoli!
(fonte: www.disinformazione.it)

Tanto per non dimenticarci dei nutrienti sottrattivi insomma…

E con questo per ora è tutto, è giunto il momento di prepararmi al terzo appuntamento… e di pensare al report del secondo! :p


Passa parola:

  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogosphere News
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Linkter
  • RSS
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks