By Sandra Saporito | settembre 15, 2010 - 5:49 pm
Posted in Category: Mangiare Bio & Veggy

elea-asselineauOrmai, grazie al corso di  Autodifesa Alimentare sappiamo tutti che star bene vuol dire anche  mangiare sano quindi  scegliere una  materia prima con qualità organolettiche di eccellenza, un sistema di produzione rispettoso dei cicli naturali, coltivazioni che assicurino la massima sicurezza per il consumatore.   :-)

Tutto questo lo possiamo trovare nelle coltivazioni biologiche e biodinamiche locali a chilometro zero.

Stiamo attenti a comprare quindi frutta e verdura biologiche, OGM free, di stagione, locale ecc… ma spesso perdiamo di vista un fattore importantissimo… proprio sotto i nostri piedi: il suolo!!!

Cosa sappiamo del suolo? Poco o niente in verità…   :-(

Si sa ben poco di Permacultura ma del metodo di cui parleremo ora… ancora meno!

Quindi, in anteprima per Autodifesa Alimentare, ho il grande piacere di intervistare Eléa Asselineau che ci illuminerà sul funzionamento del suolo e la sua importanza per la salute ed il benessere di tutti noi, con una chicca di grande valore che speriamo diventi sempre più conosciuta: il  BRF ;-)

Eléa, potresti presentarti ?

Mi chiamo Eléa Asselineau, ho 39 anni, ho ricevuto una formazione agricola e ho lavorato in quell’ambiente. Ho realizzato progetti per l’installazione agricola di alberi, frutti di bosco e PPAM [ Piante Aromatiche Medicinali e per Profumo]. Mi occupo anche di formazione e organizzo delle conferenze per diffondere i BRF [NDR: Acronimo di Bois Raméal Fragmenté ovvero  Legno di Ramaglie Frammentato].

Sei Consulente in agroecologia, specializzata nei BRF. Questo comporta un lavoro vicino alla natura, perché hai fatto questa scelta?

All’inizio ho seguito una formazione per avere il livello necessario al proseguimento di una formazione qualificante per diventare animatrice, il BTS [in gestione e protezione della natura]. Sono sempre stata motivata ed ispirata alla difesa dell’ambiente. Amo comunicare e sensibilizzare la gente per far in modo che ognuno sia responsabile nei confronti dell’ambiente.

Qual è l’importanza del terreno nell’ecosistema e nell’agricoltura in generale?

È prioritario! Nell’ecosistema, il suolo è alla base di numerosi equilibri sul nostro pianeta. E’ il supporto di tutti i bisogni vitali degli esseri viventi.

In agricoltura, il terreno, o meglio il suolo, è l’habitat dove cresce la metà della popolazione vegetale.

E’ quindi importante per un agricoltore avere un buon suolo, ricco di humus e vivo, garantendo buoni raccolti con meno [pochi] problemi sanitari, concimazioni e anche una riduzione dell’irrigazione.

foto-di-brf

Potresti spiegarci cos’è il BRF e in cosa consiste?

BRF vuol dire Bois Raméal Fragmenté [legno di ramaglie frammentato]. Sono rami di alberi frondosi  “triturati” che non devono andare oltre i 6 cm di diametro [quindi non alberi sempreverdi]. I rami devono essere freschi, verdi come il materiale ottenuto.

Questi trucioli o BRF sono utilizzati per preparare il suolo alle culture e piantagioni. I BRF sono anche utilizzati nella lotta contro l’erosione e per restaurare suoli denutriti.
Le tecniche di applicazioni dei BRF variano a secondo del tipo di suolo, del tipo di piantagione, del clima, delle risorse in rami… sono usati nel concime organico, incorporati o in precompost.

Quali  sono i vantaggi dell’utilizzazione di questa tecnica?

Sebbene non sia una panacea per tutti i mail, i suoi vantaggi sono davvero numerosi e rinforzano l’applicazione di altre soluzioni rispettose dell’ambiente, della biodiversità e dei meccanismi naturali [stagni, siepi, aiuole in rilievo…] Al contrario del degrado, i BRF generano un “aggrado” dei suoli, cioè il suolo evolve e continua la sua pedogenesi [la formazione del suolo]. I BRF, tramite la loro trasformazione fatta dai funghi, permetteranno di generare una grande quantità di humus particolarmente stabile. La vita del suolo è particolarmente stimolata.

Riassumendo i BRF permettono, senza lavorare il suolo, di ristrutturarlo, di migliorare i suoi scambi e le assimilazioni chimiche, di limitare e anche sopprimere le irrigazioni e  le operazioni di diserbazione, di sradicare certi parassiti come per esempio i nematodi e certe patologie o di ridurne la presenza e virulenza. Ne conseguono ottimi raccolti per qualità [sapori, livello proteico, ...] e un’ottima conservazione durante lo stoccaggio.

Ci sono degli inconvenienti?  Quali sono?

L’accessibilità ai rami è a volte difficile, il trattamento è fastidioso e le quantità per i primi anni sono consistenti. I BRF attirano anche la fauna indesiderabile [come le lumache, i cinghiali, … ] e poi bisogna sempre aspettarsi una carenza di azoto per i primi anni. Un suolo imbevuto di acqua non è neanche l’ideale. Però questi inconvenienti non sono insuperabili. Ci sono le misure di prevenzione [come la cultura dei legumi, delle piatta-forme sopraelevate,…!]

Come è nata questa tecnica, dove e sopratutto perchè?

L’utilizzazione dei rami tritati di alberi frondosi in agricoltura e restaurazione dei suoli è stata inaugurata in Québecq negli anni 70 da Edgar Guay, segretario di Stato al ministero dell’agricoltura e delle foreste. Lui costituì un gruppo di ricercatori, il GCBRF [ Gruppo di coordinamento dei legni di ramaglie frammentati] con a capo Gilles Lemieux , professore nell’Università di geomanzia di Laval in Quebecq, che inventò l’acronimo” BRF”. Dobbiamo a questo gruppo diversi studi e tentativi di sensibilizzazione.

Immaginiamo un mondo diverso, nel quale ogni agricoltore [piccolo e grande] utilizzi il BRF: secondo te, quali potrebbero essere le conseguenze a livello ecologico, economico, e politico visto che tutto è collegato?

Le conseguenze sarebbero enormi! Che siano sanitarie, economiche o sociali. I raccolti di qualità si conservano meglio. Ci sarebbe anche risparmio di acqua e prodotti chimici, e anche di lavoro perciò risparmio di energia. L’agricoltore grazie ai cespugli può avere il materiale a portata di mano e diventare autonomo. Ci sarebbero raccolti garantiti e la sicurezza di nutrire il mondo, e numerosi conflitti potrebbero essere evitati [guerre, immigrazioni, rivolte della fame,…] I BRF sono stati testati dappertutto nel mondo, in Africa, in America, in Europa… Ovunque ci sono stati risultati spettacolari, è universale!

Ogni albero è diverso e ha proprietà proprie. Ci sono alberi che hanno una resa migliore in BRF ed altri che sono sconsigliati?

Questa questione è ricorrente, tranne i sempreverdi che sono assolutamente da evitare, tutte le essenze di alberi sono buone, anche quelle ricche in tannini come la quercia oppure imputrescibile come il castano o la robinia pseudoacacia. Le essenze di legno duro sono le più interessanti. L’ideale rimane mescolare diverse essenze per un miglior risultato.

lI BRF è una tecnica alla portata di tutti? Necessita di qualcosa in particolare?

Sì, le tecniche che usano i BRF sono alla portata di chiunque. Insisto molto sull’importanza di comprendere i meccanismi che regolano i BRF. Una piccola formazione potrebbe essere necessaria, come pure leggere certi libri sarebbe d’obbligo. In seguito, si può sperimentare su piccola scala e sviluppare le proprie capacità di osservazione. E’ necessario essere attenti al proprio ambiente ed adattarsi.

Poi, a secondo del “tritura-legno”, i frammenti saranno diversi. È meglio preferire un tritura-legno al martello e coltello. L’essenziale è avere un BRF di qualità  e che la scorza sia ben frammentata in modo che i funghi possano colonizzare il legno. Un legno “filamentoso” non è buono perché sarà troppo arieggiato e si seccherà oppure farà grossi pacchi.

C’è un rischio che il BRF spinga alla deforestazione?

Purtroppo sì per colpa dell’ignoranza o dell’avidità. Realisticamente non si può fermare questa cosa ma si può sensibilizzare la gente. Nel nostro libro “De l’arbre au sol, les BRF” [ N.D.R:  “Dall’albero al suolo, i BRF” non ancora pubblicato in italiano] insistiamo molto sulla prevenzione delle foreste e la loro gestione responsabile. Spingiamo a piantare più alberi e siepi. Proponiamo anche il ritorno all’”agroforesteria” [coltivare anche alberi in mezzo ai campi].

Riassumiamo…
Perché preferire i BRF per la salute del terreno e la coltura in generale?

Perché è naturale e bio. I BRF permettono al terreno di ritrovare la loro fertilità iniziale, cioè un suolo forestale ricco di humus e pieno zeppo di biodiversità. Perché i BRF sono diversi da tutte le altre tecniche e materiali, aiutando dall’inizio la crescita dei funghi utili. Questi sono antagonisti dei funghi patogeni e offrono una miriade di sostanze che renderanno più sano il terreno. E’ pure un nuovo utilizzo dell’albero fin’ora sconosciuto in agronomia.

Qual è la tua Visione per il futuro?

Piano piano i BRF seguiranno il loro camino. Sono sempre più usati, dai “pollici verdi casalinghi ” ai professionisti e dai comuni negli spazi verdi.

I rami considerati prima come rifiuto verde diventano di grande valore agronomico, perciò permette anche un certo risparmio, sia per i grandi agricoltori che per i comuni. In Francia per esempio, bisogna pagare per portare i rami in discarica. Grazie ai BRF, c’è pure una possibilità di remunerazione!

Imprese specializzate nei BRF ultimamente sono comparse sul mercato perché sono tanti quelli che vogliono testare i BRF, ma il trituramento dei rami è spesso un freno.
Con una giusta organizzazione, sono intimamente convinta che questi piccoli pezzi di legno fertile potrebbero essere l’avvenire dell’agricoltura e ci permetteranno di avere una miglior comprensione e relazione con la natura!

Ti ringrazio Eléa e buona continuazione! :-)


Intervista e Traduzione : Sandra Saporito, Wellness Angel
Revisione: Michela Freddi, Wellness Angel
Foto: Eléa Asselineau

Per informazioni:

Eléa Asselineau

http://brfdelarbreausol.blogspot.com/
http://www.lesjardinsdebrf.com

Seminiamo la Terra!


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By Viviana Taccione | settembre 14, 2010 - 11:33 am
Posted in Category: Frodi, allarmi & allarmismi

anthony-robbins

Autodifesa Alimentare è un corso di nutrizione indipendente, altrimenti non potremmo dire certe cose che ancora oggi non si studiano all’università e che sono lontane anni luce dai programmi ministeriali. E basti pensare alla qualità della vita delle persone oggi, perdonatemi il gioco di parole, partendo dal loro giro vita, per capire che l’alimentazione così come viene insegnata oggi dai nostri luminari non è poi così corretta (a conferma basta talvolta solo guardare il giro vita dei suddetti! ;) ).

Insomma, la Piramide Alimentare ufficiale del Ministero della Salute è quanto meno arcaica, anche perchè non tiene conto dei più recenti studi di Naturopatia, Medicine Alternative, Fisica quantistica ed Energie Sottili, e tanti studi privati di Scienziati e Medici indipendenti che hanno a cuore la salute delle persone e sono appassionati – come noi – di nutrizione cellulare vera.

Ma di Piramide Alimentare e di “felicità cellulare” parliamo nella 4a puntata del corso on line di Autodifesa Alimentare, oggi voglio solo soffermarmi su una cosa: la dannosità di certa carne animale per l’organismo umano.

Anche qui l’evidenza di tutte le pandemie esplose negli ultimi anni, dalla mucca pazza ai maiali alla diossina, dalla cosiddetta febbre suina all’aviaria etc… dovrebbe rendere inutile qualsiasi ulteriore approfondimento.

Ma si sa, noi esseri umani soffriamo di amnesia selettiva :shock: , sopratutto di fronte alle abitudini della nostra tradizione culinaria e anche di fronte a chicchessia (meglio se in camice bianco), che ci dice che la “carne rossa fa bene contro l’anemia“, che “la carne è la migliore fonte di proteine“, che “la carne bianca fa bene al cuore” etc…

Bene quella “voce”, senza dubbio poco aggiornata, che forse ancora indugia in ricordi sfocati di antiche fattorie a conduzione familiare, rimpiangendo i manicaretti della domenica preparati dalla nonna, non è mai entrata in un allevamento di carne.

Capita spesso di analizzare con il ricordo di ieri un evento di oggi. La PNL ci insegna come la mente sia abitudinaria, tenda a mettere in atto delle strategie per risparmiare energie. Ma vivere nel passato e nell’idealità di un mero ricordo – o nel ricordo di un ricordo perchè spesso dobbiamo saltare a 2 – 3 generazioni fa per trovare tutto ciò -  non rende le persone di oggi né consapevoli né sane.

Quindi… Non ti descriverò cosa succede in un allevamento, non mi piace indulgere in particolari macabri, non è il mio stile… ma in questo caso non si può proprio dire “occhio non vede, cuore non duole“, perchè il cuore duole molto ed è stimato che molte malattie cardiovascolari nonchè molti tumori siano causati da questa sovrabbondanza di prodotti animali, per certi versi, assolutamente tossici per l’organismo umano.

Ma oggi parliamo anche di intossicazioni alimentari causate da poca igiene nel trattamento della carne proveniente da allevamenti intensivi…

Lo sapevi che si finisce per mangiare cibo contaminato dato che le feci nel corpo dell’animale vengono – durante la preparazione – regolarmente messe in contatto con la parte di carne cosiddetta “edibile”?  :(

Bene considera che circa il 30% dei polli che arrivano sulle tavole in USA hanno tracce di salmonella, dal 70% al 90% contengono il campylobacter (batterio che causa gastroenterite, dolori addominali, diarrea e febbre), e il 99% delle carcasse degli animali hanno il temibilissimo (e in alcuni casi – bimbi, malati ed anziani – mortale) batterio E.coli. Sì, proprio lui, l’Escherichia coli, il batterio che vive nell’intestino, indicatore primario di contaminazione fecale.

Perchè in Italia dovrebbe essere diverso?

Perchè te lo dice in una pubblicità un vecchietto sorridente contornato di galline razzolanti in un prato? :evil:

Basta cercare su Internet per vedere che la situazione italiana è – purtroppo – molto simile a quella USA e che quel vecchietto, secondo produttore di pollame in Italia, possiede centinaia di capannoni giganteschi affollati di polletti che non vedranno MAI nè un prato nè la luce del sole. :(

Di pochi giorni fa un ulteriore studio che conferma tutto ciò, pubblicato in America dal Centers for Disease Control and Prevention, ha correlato i diversi tipi di alimenti ai focolai delle malattie negli Stati Uniti concludendo che:

dalla carne proviene la più grande percentuale di malattie a trasmissione alimentare.

Sì, forse anche una verdura se intossicata di pesticidi può farci stare male (infatti noi di AA suggeriamo sempre di acquistare vegetali bio presso l’azienda agricola più vicina, si spende molto meno, si protegge l’ambiente e si mangia più sano e più vero! :D ) , però “la pandemia della carota pazza” non si è mai sentita…

E se non si è mai sentita, forse – dico forse – ci sarà un perchè! :P

Tanto per cominciare i vegetali non fanno la c_ _ _ a, ma questa è un’altra storia, non vorrei andare off topic! ;)

Tornando seri, il rapporto conclude con la necessità di norme di controllo ancora più rigorose per tutti i prodotti che entrano nella catena alimentare… Vabbè, bella scoperta! :evil:

E sai una cosa? Non è la carne rossa al primo posto (tranquilli però perchè il manzo è al secondo posto!) per trasmissione di malattie, bensì il tanto “tranquillizzante” pollo.

Una precisazione: non stiamo suggerendo di mangiare la carne rossa perchè la bianca è più a rischio contaminazioni… perchè la rossa a livello nutrizionale si sa è piena di grassi saturi, tossine, e tanto altro. Inoltre la carne di manzo, maiale, agnello è una carne onerosissima dal punto di vista ambientale e contribuisce a depauperare le risorse (legna, pascoli, cereali) dei paesi più poveri, quindi inquina l’ambiente ed in più affama il terzo mondo

Eticamente immangiabile!

Stiamo dicendo che, se dal punto di vista salutare ed ecologico la carne bianca sembrerebbe meno dannosa, dal punto di vista della sicurezza alimentare siamo – come si suol dire – da capo a dodici

Cosa ci sia di tranquillizzante nella carne bianca di pollo poi, se non il colore, una volta visto come vengono allevati in batteria questi animali, proprio non si sa. A meno che tu (o tua mamma, tua nonna e qualche parente prossimo) non abbiate i polli in giardino (ed il fegato per metterli in padella:? ) o al limite possiate andare in un allevamento biologico a conduzione familiare e rigorosi standard di lavorazione, sappi che il pollo di allevamento tradizionale vive in gabbia tutta la sua breve e spaventosa vita, foraggiato con ormoni, vaccini, chimica e mangimi transgenici.

E passiamo alla notizia della copertina… Insomma del titolo di questo articolo… :D

Forse non molti sanno che anche il mitico Coach Anthony Robbins dedica una parte del suo magistrale corso “Sprigiona il potere che è in te“, proprio all’alimentazione (per inciso, il nostro corso di “Autodifesa Alimentare” è regolarmente on line da molto prima che Tony venisse in Italia… ;) )

Una riprova in più che – come ama dire il nostrano Wellness Coach Leonardo Di Paola – “Il Benessere va in un’unica direzione“… evidentemente, siamo appassionati tutti e 3 di vita ed abbiamo le stesse fonti! ;-)

MA IL POLLO E’ SICURO?

Contrariamente a quanto si pensi, il pollo non è un’alternativa valida al consumo di carne rossa. Anzi, ci sono molte ragioni per affermare che è addirittura peggio.

La procedura necessaria per farti arrivare il pollo dalla fattoria fino al tuo piatto è una sequenza incredibile di orrori e di occasioni per avvelenarti. I  polli sono infatti soggetti a numerosi livelli di contaminazione, prima di essere forzati ad uscire dalle loro affollatissime gabbie, messi dentro serbatoi bollenti e quindi passati sotto le macchine che li spennano.

Alla fine di questo terribile processo, i corpi degli animali vengono sommersi in un serbatoio di raffreddamento che si riempie di uan cosiddetta “zuppa di feci”, in pratica un’enorme piscina di scorie e batteri.

Secondo l’ex microbiologo dell’USDA, il Dr. Gerard Kuester: “Con l’avvento delle nuove tecnologie di macellazione, ci sono almeno 50 momenti durante l’intera procedura in cui può avvenire una contaminazione incrociata. Alla fine, gli uccelli che partono per i supermercati non sono più puliti di quanto lo sarebbero se venissero immersi in una toilette pubblica”.

Anthony Robbins, “Sprigiona il potere che è in te

Soluzioni?

Fare un innovativo ed unico corso di nutrizione on line ;) per sapere quello che nessun altro in Italia ti dice… Per imparare finalmente a nutrirsi in modo più igienico e naturale, capire dove reperire alimenti sani e ricchi di nutrienti, sicuri per la salute, possibilmente rispettosi dell’ambiente e degli animali.

E sai una cosa?

Per risparmiare anche un sacco di soldi. :mrgreen:

Sia nella spesa quotidiana (sì perchè questa non consapevolezza ci costa svariate migliaia di euro in più l’anno!) sia nella spesa medica. Perchè scoprirai che starai così bene che medici e medicine saranno – com’è giusto che sia – solo un’extrema ratio invece che la norma.

Ci vediamo il 20 Ottobre per la 10a edizione di Autodifesa Alimentare.

L’ultima del 2010.

L’ultima per parecchi mesi. (Poi non dire che non l’avevamo detto, questa volta passerà quasi un anno prima di un’altra edizione!)

Adesso ti saluto, la mia gustosissima insalata di Tofu mi aspetta!!!

:)
Viviana Taccione
Wellness Angel Coach & Trainer


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By Cristian Milone | settembre 13, 2010 - 7:22 pm
Posted in Category: Cibo e tradizione

digiuno

Ormai è passata una settimana da quando son tornato dal mio corso di digiuno.

Ebbene si, avete capito bene, si parla di digiuno.

Era oltre 1 anno che volevo sperimentare un resetaggio completo dell’organismo, depurarmi, disintossicarmi e ripartire più pulito.

Un anno in cui ogni tanto mi informavo su date e modalità dei vari centri in cui svolgevano, in modo monitorato, pratiche di digiuno.

Finalmente il 22 agosto 2010 ho preso il coraggio a due mani e mi sono recato in questa struttura in provincia di Ravenna (Riolo Terme), per iniziare la mia esperienza di digiunoterapia.

Perchè digiunare?

Ognuno aveva il suo obiettivo ed i suoi motivi, il mio era legato ad un desiderio di disintossicazione e rieducazione alimentare.

Il lavoro fatto dai Coach Leo e Vivi è fantastico, dà anche molta più consapevolezza rispetto a tanti altri professionisti della salute che ti offrono una dieta scritta su un pezzo di carta senza troppe spiegazioni (e se non la sai seguire sei colpevole).

Il fatto è che una volta che hai consapevolezza, hai uno strumento in più per operare una scelta, ma l’ultima parola spetta sempre… alle tue mani… ovvero a quello che decidi di mettere in tavola.

Se poi si sta in famiglia, e gli altri componenti non hanno seguito AA, ;)   appena apri il frigo trovi davanti: torte, creme, sformati vari; appena apri un cassetto senti il profumo del cioccolato che ti gratta il naso, o più semplicemente arrivi a casa e trovi invece dell’insalata che avevi intenzione di prepararti, il tuo piatto preferito, pronto e fumante che chiama il tuo nome. :o

In questi casi è facile iniziare a dimenticarsi gli effetti nocivi della farina, zucchero, sale, latte, scordi il 5 su 7, 6 su 7… e diventa più un 7 x 1000 :D .

Insomma, in tutto questa perdita di memoria, ero ingrassato in 18 mesi di circa 15 kg!

Se vogliamo poi, si può aggiungere che il mio fiondarmi sul cibo era anche rinforzato da un discorso emotivo.

Ho notato infatti che quando non sono nel centro, è facile per me mangiare il cioccolatino in più dopo il pasto, o un doppio piatto di riso, per quanto integrale e biologico sia, come magari un gelato o una pizzetta a merenda ecc…

Insomma, sentivo che era arrivato il momento di ribaltare la situazione, anche in modo drastico.

Sentivo che era arrivato il momento di sperimentare alcuni giorni di digiuno, per riscoprire poi, un nuovo approccio al cibo.

L’idea era quella di ripulirmi da dentro, di far uscire tossine e resettare l’organismo, facendo riposare lo stomaco dai continui sforzi nello scomporre gli alimenti, cercando i nutrienti che faceva sempre più fatica a trovare dato quello che mangiavo.

Non mi sentivo più bene e non mi andava di continuare così. Forse avrei potuto battere strade più morbide prima di arrivare alla scelta del digiuno, ma è anche vero che era da tempo che avevo questo richiamo e la curiosità di sperimentare, affiancata ad un’aspettativa di riequilibrio fisico-energetico, era alta.

Ok, ho capito che hai digiunato per depurarti e riequilibrarti, ma perchè spendere soldi per affiancarti ad una struttura invece di fare da solo?

Da quando ho scelto di digiunare, a quando ho iniziato effettivamente il mio primo giorno di digiuno, sono passati circa 2 mesi.

Questo tempo è stato necessario per prepararmi sotto più aspetti.

Già il mese prima dell’iscrizione, quindi giugno, avevo ripreso a fare attività fisica, e questo mi faceva stare meglio.

Poi ho avuto un incontro con un kinesiologo che  mi ha indicato un tipo di alimentazione adatta, in preparazione al digiuno. In pratica di base c’erano centrifugati a giorni alterni. Questo è stato un step importante.

Non pensare però che un tipo di dieta del genere sia adatta a tutti. Nel mio caso è venuta fuori perchè il mio corpo richiedeva proprio quel tipo di combinazione alimentare, ma mi ha anche spiegato che questo tipo di dieta esce poche volte.

Infatti abituarsi a nutrirsi bevendo non è stato facile, ed alla fine ho seguito per metà le indicazioni. Ma anche in queste condizioni, ho iniziato a sperimentare, già qualche settimana prima di arrivare a Riolo, il gusto di una cucina sobria.

Effetti? Dolci, gelati, mix di piatti che mi appesantivano, non mi andavano più. Il gusto di prodotti naturali, freschi e leggeri stava tornando e mi sentivo in armonia con esso.

In questo modo mi stavo avvicinando, senza saperlo, a quella filosofia espressa anche nel digiuno, di rieducazione alimentare.

Arrivato nella struttura, che poi è un albergo con tanto di percorso termale, l‘incontro col medico è stato fondamentale.

L’idea di digiunare per resettare l’organismo e riprendere a mangiare in modo corretto, non era un fondamento valido, perchè voleva dire bloccare il problema cibo-emotività, non risolverlo. Quello che serviva invece, era riavvicinarsi al cibo in modo diverso, riscoprendo il piacere del gusto anche in pasti semplici come per esempio un piatto di sole verdure.

Comunque, visto che c’ero, e sapendo che se non lo facevo lì non l’avrei fatto più, ho voluto comunque provare questa astensione volontaria dal cibo.

Ho mediato quindi col dottore una soluzione del tipo: 1 giorno di centrifugati, 3 gg di digiuno, e poi una dieta alimentare secondo i principi da lui consigliati.

Indovina un po’ quali erano i principi di una corretta alimentazione consigliata dal medico digiunoterapeuta?!

Gli stessi proposti dai Coach nel corso di Autodifesa Alimentare: dieta dissociata, frutta lontano dai pasti, meglio biologico ed integrale…

Della serie: giri il mondo per cercare l’oro quando ce l’avevi sotto il prato del tuo giardino. :)

Detto questo, non ti ho ancora spegato perchè la necessità di essere assistito per non mangiare? Te lo dico subito.

La presenza del medico in quella settimana è stata fondamentale. Ogni mattina c’era la visita alla stessa ora. La visita serviva per monitorare la reazione del tuo organismo. Nel concreto dicevi come ti sentivi, ti veniva misurata quotidianamente la pressione, il peso e battito cardiaco.

Il mio caso è stato semplice. Non ho avuto problemi, pressione sempre nei valori e battito regolare.

Ad un signore sulla quarantina in forte sovrappeso invece, (eravamo un gruppo di 20 persone), ha sconsigliato di continuare il digiuno per via del battito accellerato. Si vede che il suo corpo non tollerava quel tipo di stress. Gli ha fatto quindi assumere centrifugati per poi tornare ad una dieta solida. In tutto questo comunque, tale Piero (nome di fantasia), ha perso 4 kg in 7 giorni.

Per la cronaca, io ho perso 5 kg. in 7 giorni, pur con 3 giorni di digiuno. :)

Se lo fai solo per un discorso di peso, infatti, non è detto che il digiuno ti faccia ottenere i risultati migliori, anche perchè se non mangi, non esce niente. Nel caso dei centrifugati, invece, non mangi comunque, dato che bevi, ma in compenso la peristalsi viene stimolata e l’intestino mantiene il suo movimento.

Dalla mia esperienza è fondamentale la presenza quotidiana di un medico per quanto riguarda la salute, ed in generale di una struttura adibita a questi tipi di terapie che far passare piacevolmente il soggiorno.

La domanda che in tanti mi hanno fatto infatti è stata: che facevi tutto il giorno?

Francamente è la stessa domanda che mi ponevo io prima di partire.

Mi avevano spiegato che erano previste 3 ore di gruppo in cui si faceva: yoga, visualizzazioni, eft, riflessologia, mantra…, ogni giorno il programma variava, rimaneva comunque sempre la domanda su cosa avrei fatto nelle altre 14 ore.

Poi una volta li l’ho scoperto. :)

Una settimana all’insegna del relax, in cui si facevano passeggiate nel bosco dietro l’albergo, oppure in paese, si prendeva il sole, bagno in piscina, partite a carte e cinema in streaming! :) La sera invece, piacevoli chiacchere, divertimenti e balli (per chi ce la faceva :D )

Pensare di passare una settimana a casa senza sapere cosa fare mi avrebbe annoiato tantissimo.

E chi ti costringe a casa, avresti potuto uscire?!

Mi sono accorto che quando a digiuno, il corpo richiede una serie di attività distensive e che non lo affatichino.

Nel mio caso l’idea di uscire a digiuno, e fare le cose che faccio di solito, con la calura d’agosto della grande città in cui vivo (Milano), non era proprio indicato.

Non dico che un’esperienza del genere non si possa fare da soli, solo vedo più prudente, almeno le prime volte, farsi assistere da chi è esperto e ti può seguire con competenza per il periodo indicato, e soprattutto capire se ne vale la pena.

Alla fine quali sono stati gli effetti? Come sono uscito da questa esperienza?

Oltre ad aver perso 5 kg, ed aver quasi raggiunto il mio peso forma, chi mi ha visto appena rientrato, ha notato una pelle più morbida, occhi più bianchi, una viso più radioso.

E’ passata appena 1 settimana, quindi non so dirti gli effetti nel lungo periodo. So dire invece come sto oggi, e cioè sento di avere un nuovo legame col cibo, mi viene da dire di maggiore rispetto. Mi fermo ad assapore le pietanze, mastico con calma e godo di ciò che sto mangiando.

Insomma un’esperienza positiva, che non ho intenzione di ripetere tanto presto, ma se ne sentirò nuovamente la necessità perchè no.

Inoltre le persone del gruppo erano piacevoli, ci siamo divertiti ed abbiamo aperto anche un gruppo su facebook dove abbiamo iniziato a mettere le nostre impressioni sul durante e sul post digiuno. :D

Buona giornata

Cristian


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broccoli_sicilianiPassando ogni tanto alla pars construens di AA, ecco una ricetta facile e veloce, pronta in pochi minuti, gustosa e ricca di fibre, micronutrienti e preziose proteine vegetali.

E anche se non amiamo particolarmente i surgelati – rinuciando ad un po’ di micronutrienti – si può fare anche all’ultimo minuto con alimenti a “lunga conservazione”…

…  dato che i broccoletti siciliani mantengono il loro sapore anche nelle classiche bustone di “emergenza” da freezer e sono ottimi per una spaghettata veloce last minute (con una manciata di pinoli, aglio e peperoncino! ;) ), o, come in questo caso, saltati con il Tofu.

Ingredienti per 2 persone:

- 1 panetto di Tofu bio da 250 gr.
- 500 gr. di broccoletti siciliani (o 1 confezione da 500 gr. di broccoletti surgelati)
- 3-4 spicchi di aglio bio
- olio evob q.b.
- salsa di soya shoyu
- sale marino integrale q.b.

Insaporire l’aglio in un wok di ceramica o di acciaio con un po’ di olio a fuoco basso, aggiungere i broccoletti siciliani e farli cuocere con coperchio e un po’ di acqua per 15 minuti, aggiungere il tofu (prima fatto bollire tagliato a cubetti per 5 minuti in acqua e sale), e saltare il tutto ancora 5 minuti aggiungendo un po’ di salsa di soia Shoyu e un po’ di sale… e magari un giro di olio a crudo.

Per i più esigenti (tutti coloro che senza una lunga sfilza di ingredienti sentono di “non cucinare” ;) )… certamente si può aggiungere con successo alla ricetta anche peperoncino, pinoli e – volendo esagerare – anche una fatta di pane integrale sbriciolata grossolanamente e passata al forno…

Semplice ma gustoso! :D


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salmofan2a

Indovinello: Come fa un allevatore di salmoni ad ottenere un salmone colorato al punto giusto?

Basta scegliere la gradazione preferita da questa fantastica “mazzetta pantone” che illustra il colore che assumerà la carne di salmone a seconda del colorante che verrà inserito nel mangime. :evil:

Si tratta di una forma rigorosamente sintetica di astaxantina, una microalga riprodotta in laboratorio dalla multinazionale del farmaco La Roche che ha avuto la bella idea di dotare gli allevatori di un campionario di rosa, neanche dovessero scegliere di che tonalità farsi ridipingere le pareti del salotto.

Che tristezza! :(

Sappiamo da tempo che la carne animale viene ricolorata, altrimenti, come diciamo ai nostri corsi di Autodifesa Alimentare, avrebbe un colore grigio (morto) davvero poco appetibile… e dato che abbiamo appena parlato di salmone di allevamento e transgenico e ci sembrava doveroso illustrare al meglio la questione.

Approfitto per ringraziare il sito Trashfood.com per l’interessante segnalazione.

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Coach & Trainer


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baby-frankenstein.gifNon si sa più che pesci prendere… e non è solo una triste battuta a doppio senso, è la realtà. Da una parte il mare inquinatissimo che ti vieta di nutrirti di pesci grandi al mercurio (come l’ormai immangiabile vecchio tonno), dall’altra con l’acquacoltura dove l’innaturalezza e la chimica la fa da padrone.

L’altro giorno in una pescheria sul mare in Puglia, un vecchio pescatore mi ha guardato e mi ha detto un po’ timoroso di dire qualcosa di sconveniente: “Ma signora lo sa che le vongole ormai sono tutte allevate?

Ed io che mi sono ritrovata del tutto impreparata sull’argomento, mi sono sentita come un pesce fuor d’acqua!

E dire che sto centellinando i miei acquisti di pesce prediligendo pesci piccoli, molluschi, pesce azzurro, pesci pescati.

E privandomi di cibi che un tempo amavo.

E’ il caso del Salmone che “selvaggio” è sempre più raro (e spesso ha un costo proebitivo), mentre di allevamento impazza in supermercati e discount in versione fumè da banco frigo, lattina (bleah! :? così la tua dose di metalli pesanti è assicurata!!! ), o a trance “fresco o semifresco” nel banco pesce…

E al di là del fatto che non c’è nulla di più triste che allevare un animale che per la sua natura istintuale deve percorrere grandi distanze nel mare arrivando e risalire i fiumi, molti studi hanno dimostrato che un salmone allevato è davvero super inquinato da chimica e farmaci.

Ma è comprensibile: più l’allevamento è innaturale, più l’animale rischia di ammalarsi, più va curato in modo preventivo.

D’altra parte… Esistono davvero allevamenti biologici di pesce?

Leggevo su un alimento per gatti che la dicitura tonno biologico, altra grande cacchiata :evil: , si applica laddove  i sommozzatori vanno a liberare i delfini incagliati nelle reti degli allevamenti di tonno. E questo sarebbe crulty free? I miei amici Vegan sono sicura che avrebbero da ridire in proposito…

E anche dal punto di vista salutistico… Sarebbe questo un allevamento di pesce bio? La salubrità poco c’entra perchè anche il tonno bio è ricco di mercurio che si trova – ormai – nel mare.

In effetti – tralasciando il lato etico – solo un allevamento biologico vero potrebbe essere una soluzione. Ma insomma… perchè non curare il mare e smettere di avvelenare il pianeta, invece di sprecare risorse a creare “paradisi artificiali” per pesci che comunque finirebbero in pentola per sfamare pochi eletti?

Mah… non ce la sentiamo ancora di prendere posizione, è tutto ancora da verificare.

E’ di poco fa la notizia del Supersalmone, una varietà OGM dalla AquaBounty Technologies, una specie Atlantica modificata con un gene di salmone Chinook e uno di Zoarces americanus, un lontano parente del salmone a crescita molto più rapida.

Si dimezzano i tempi di allevamento, si raddoppiano i profitti. Ed i rischi per la salute? :(

La scusa a vantaggio degli OGM, si sa, è sempre quella, aumentare il cibo e “sfamare il pianeta”, quando poi si sa che il salmone non andrebbe certo a sfamare il terzo mondo ma finirebbe nelle salsamentarie della parte del mondo che sta morendo di progresso e sovralimentazione.

E per di più il Supersalmone potrebbe diventare un pesce molto aggressivo mettendo a rischio la sopravvivenza di pesci meno “dotati”…

Il Supersalmone è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso

Le Associazioni di Consumatori americani si stanno mobilitando richiedendo un’etichettatura precisa che riveli la presenza di OGM in etichetta per i prodotti transgenici, etichetta che al momento in USA, non esiste, mentre i prodotti OGM vengono consumati da migliaia di ignare persone.

Mentre l’uomo gioca con la natura inventando animali mostruosi che crescono prima, che producono meno fosforo nei liquami, che resistono al morbo della mucca pazza, come è possibile valutare i rischi per la salute e per l’ambiente?

Se la FDA, la Food & Drugs Administration, darà il via libera (e perchè non dovrebbe dato i precedenti? :evil: ), nel giro di un paio di anni il Salmone di Frankestein potrebbe arrivare anche sulle nostre tavole.

Meno male che tra poco ci sarà la Settimana Vegetariana Mondiale! ;)

:)
Viviana Taccione
Wellness Angel Coach & Trainer


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By Leonardo Di Paola | settembre 6, 2010 - 12:15 pm
Posted in Category: Annunci Wellness Angels

matrix_autodifesalimentare_it

Scopri qual è la realtà del cibo che mangi, al di là di pubblicità ingannevoli che ti fanno vedere prati, fiori e fattorie felici, al di là del caos mediatico dove trovi tutto e il contrario di tutto, al di là dei rimedi e dei farmaci quando ormai il danno è fatto!

Scegli di conoscere la verità! Scegli di volerti bene e proteggere quelli che ami!

Dal canto nostro, ti promettiamo un mondo di cose vere, gustose, economiche, salutari… una realtà consapevole e allo stesso tempo a portata di mano… molto più facile da raggiungere di quanto non pensi!

Allora? Pillola rossa o pillola blu?

Per uscire dal Matrix, basta iscriversi alla Xa edizione di Autodifesa Alimentare.

www.autodifesalimentare.it/wa.htm


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