By Maria Valentina Saponara | maggio 19, 2010 - 5:16 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

arcobaleno_frutta_aa

MITICA LA LEZIONE  N° 3. Chiaramente il mio giudizio è di parte ma penso che sia… della giusta parte visto che è supportata dalle vostre valide evidenze scientifiche…

Sono vegana da otto anni e ogni giorno il rito del mangiare frutta e verdura si esprime attraverso un’esplosione di colori, forme e profumi buoni e naturali.

So di essere però una delle mosche bianche che oggi ronzano attorno al pianeta… ma voi mi avete dato coraggio perchè mi avete convinta di essere in buona compagnia.

I Fitonutrienti presenti esclusivamente nelle piante non nutrono ma sono fondamentali per la salute perchè proteggono i diversi sistemi e apparati del nostro organismo e a seconda della tipologia conferiscono colorazioni e proprietà benefiche differenti agli alimenti

  1. giallo: I cibi gialli sono adatti a depurare l’organismo in generale disintossicando il fegato e la cistifellea.(melone, patata, limone, pesca, peperone, ananas,…)
  2. rosso: Il cibo rosso riattiva tutte le funzioni dell’intestino crasso facilitando l’eliminazione delle scorie e accellera il metabolismo del tessuto adiposo; poi è ricco di licopene e antocianine, pigmenti che aiutano la circolazione vascolare. Si ha bisogno di questi alimenti quando ci si sente abbattuti o si hanno carenze di ferro, dato che l’ossido di ferro è notoriamente rosso. Inoltre gli alimenti rossi sono depurativi e, grazie al loro alto contenuto di potassio, rinnovano le energie vitali. A questa categoria appartengono: mela, peperone, fragola, pomodori, ciliegia, barbabietola.
  3. arancio: Questi alimenti favoriscono la digestione e contengono molte vitamine perciò potenziano il sistema immunitario (pesca, mandarino, arancia, papaia, …)
  4. verde:  Si tratta di ottimi depuratori del sangue che favoriscono il drenaggio linfatico e irrobustiscono il sistema cardiocircolatorio (verdure e legumi di colore verde)
  5. blu:  Gli alimenti blu, non molto rappresentati, hanno un’azione calmante e rinfrescante (prugna, uva, mirtillo, mora,…)
  6. viola: I cibi che vanno dal viola all’indaco sono particolarmente ricchi di magnesio e risultano quindi fondamentali per le funzioni cerebrali (melanzana, cipolla, barbabietola, patata rossa,..)
  7. bianco: stimolano in generale tutto l’apparato respiratorio rendendolo meno suscettibile alle infezioni (frutta e verdura come finocchio, cipolla, pera, sedano, cavolfiore,…). Eccezione è fatta per quattro cibi di colore bianco, definiti ironicamente “i 4 veleni bianchi”: farina, sale, zucchero, latte. Essi sono costituiti da carboidrati ad alta densità e da minerali che affaticano irrimediabilmente il metabolismo inducendo una serie di disturbi fisiologici come gonfiore, sazietà, adipe, aumento della pressione sanguigna e indurimento delle arterie.

Oggi occorre dare più attenzione ai colori dell’alimentazione variandoli e puntando su quelli colorati per natura e non per aggiunta di coloranti  artificiali perchè la nostra salute sia sana per natura e non per finta. :)


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By Maria Valentina Saponara | - 5:04 pm
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vendesi-intestino

Eccoci finalmente al capolinea di questo bellissimo viaggio attraverso il  mondo della nutrizione olistico-ecologica. Sicuramente emergo come una persona nuova … più attenta alle scelte alimentari  e consapevole delle potenzialità e ricchezze di cui il mio organismo è detentore.

In particolare durante la seconda lezione sono rimasta attratta dal concetto di SECONDO CERVELLO.

Ebbene sì, noi possediamo un cervello nella testa e uno nella pancia!!! E badate che quest’ultimo non ha nulla da invidiare al primo.

Infatti secondo recenti studi si è scoperto che l’intestino si emoziona, soffre, gioisce. Insomma, l’intestino è “intelligente“; è una sorta di chiave che regola stress, ansia e tensione.

Diversi studi affermano che in ogni situazione che comporta una certa variazione di energia emotiva (aumento della frequenza cardiaca e della respirazione), es. l’innamorarsi od il perdere un amore, il cercare lavoro o il perderlo, avere paura o coraggio, ecc. ecc., una parte importante del tubo digerente, , lo stomaco e/o la pancia ( mai avvertito la sensazione di farfalle nella pancia?), viene ad essere interessata.
fonte: mednat.org

In realtà fin dall’antichità si affermava che la pancia fosse la sede delle emozioni e dell’ inconscio; infatti nella medicina cinese tradizionale non esiste malato che non venga curato iniziando da una depurazione dall’apparato digerente.

Interessante , no?

Sperando che la scienza ci faccia conoscere sempre nuove scoperte riguardanti le magiche funzioni del nostro incredibile organismo, attendo con ansia di approfondire i temi della prossima lezione, sicura che apriranno un vortice di sapere nel mio primo cervello e… perchè no… uno di fame nel secondo! :D


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By Maria Valentina Saponara | - 4:57 pm
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portmeirion-cibo-curaCarissimi,  mi ha colpito come avete parlato del potere farmacologico del cibo :)

Ho letto su diversi libri dell’importanza associata all’alimentazione per la cura di diverse patologie, disturbi fisiologici e stati psicologici alterati; e il vostro merito è di aver contribuito a radicare in me l’idea che prima delle farmacie bisogna cercare nella propria dispensa o raggiungere il fruttivendolo più vicino (e biologico naturalmente) per fare il pieno di salute ed energia positiva.

Già mia nonna diceva che in passato non esistevano tutti i farmaci attuamente sul mercato eppure malattie come diabete, osteoporosi, ipertensione, ipercolesterolemia, ecc. erano molto rare.

Ciò dipende dal fatto che prima ci si alimentasse in maniera molto più naturale e meno sintetica, trasmettendo antiche saggezze riguardo i benefici dei vari tipi di verdura e della frutta.

Il cibo è come un composto farmaceutico che colpisce il cervello” a sostenerlo Fernando Gomez-Pinilla, un professore di neurochirurgia della California.

Ciò solleva l’eccitante possibilità che cambiare spesso dieta sia una valida strategia per migliorare le capacità cognitive proteggendo il cervello dai danni, anche quelli del tempo.

Quindi d’ora in poi anzichè rifugiarci nella prima compressa antidolorifica che ci capita nelle mani al primo campanello di allarme, pensiamo che la Natura ci ha fatti abbastanza fortunati perchè abbiamo una mamma ricca, prosperosa e buona,  Madre Natura! :D

Vale


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By Irina Pavlova | - 12:57 pm
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cucina_amore_cuoreCiao a tutti! È finita un po’ di tempo fa la quarta e ultima lezione di Autodifesa Alimentare.

Ringrazio molto Viviana e Leonardo per aver creato questo progetto meraviglioso. Ragazzi, siete davvero fantastici, e credo che il vostro lavoro lasci un’impronta notevole nelle vite delle persone che vengono in contatto con voi!

Ringrazio anche gli allievi di questo corso che hanno contribuito a farne un esperienza positiva per tutti!

In questo report di fine-corso vorrei condividere con voi un mio percorso personale che forse qualcuno di voi troverà familiare…

Specifico da subito che sono l’unica in mia famiglia ad interessarmi di nutrizione e alimentazione sana. Sono, tra l’altro, circondata da medici e scienziati (tra cui mio marito) che guardano con grande scetticismo tutto quello che riguarda un’alimentazione “alternativa”.

Questo mi ha sempre creato conflitti dentro di me tra il mio desiderio di cucinare cose più sane per la mia famiglia (che poi nessuno mangiava), e dover accontentare i loro gusti “italiani”.

Gli italiani, poi, sono probabilmente quelli più difficili da cambiare nei gusti alimentari perché la cucina italiana non ha quasi paragoni per la sua bontà!

Il conflitto più grande è cominciato circa un mese fa, più o meno quando è cominciato il corso di Autodifesa Alimentare. Avevo scoperto con dispiacere che il corso, invece di farmi stare bene, mi faceva stare sempre più male con me stessa e quindi anche con la mia famiglia.

I litigi legati al cibo si aumentavano, la mia ansia cresceva, le cose che cucinavo avevano un sapore e un aspetto sempre peggiore, e alla fine non mi andava neanche a me di mangiare questi “papponi” tristi.

Il tutto mi ha portato a riflettere sulla mia vita e all’improvviso ho visto con chiarezza il mio rapporto “problematico” con alimentazione.

Non era mai andato agli estremi di anoressia o bulimia o di altri gravi disturbi legati all’alimentazione, ma nonostante ciò non era un rapporto sano con cibo.

Questa realizzazione mi ha intristita molto all’inizio, ma mi ha permesso anche di lavorare su di me attraverso varie tecniche (theta, oponopono…). Forse oggi comincio finalmente ad avere le idee più chiare.

Ho capito intanto che mio marito, nonostante pensavo sempre che mangiasse troppe schifezze, ha un rapporto molto più sano col cibo del mio. Ha un rapporto di amore con il cibo, mentre il mio si descrive meglio come disprezzo verso qualunque cosa che non considero “sana” (anche se cambia in continuo, come tutte le altre cose di questo mondo), e poi quasi indifferenza per tutto il resto (tranne che nei momenti più belli della vita quando diventava tutto un espressione di amore, compreso il cibo).

Ho capito anche che non si può odiare cibi cosiddetti “cattivi” per noi. E qui subentra un discorso esoterico su tutto il creato, sul Creatore che sperimenta “Ciò Che È” attraverso “Ciò Che Non È”, e che “Ciò Che Non È” è comunque “Ciò Che È”…

Diventa molto evidente il potere dei nostri pensieri, sia quelli negativi che quelli positivi, sulla nostra vita.

Ciò che crediamo “cattivo” diventa veramente veleno per il nostro corpo, e ciò che trattiamo con amore e gratitudine si trasforma!

Una vera trasformazione dei nostri abitudini alimentari, sia dentro di noi che a livello mondiale, non può partire dalla paura o dall’odio, ma solo dall’amore.

Solo l’amore e la consapevolezza possono trasformare il nostro pianeta.

L’individuo o l’azienda che agisce nell’amore e nella consapevolezza tenderà a preferire naturalmente i cibi e i metodi di produzione che noi consideriamo più “sani” e più “ecologici” senza che nessuno glielo imponga dalla legge.

La “Sissite” può essere curata solo con consapevolezza.

Il cambiamento profondo di ogni individuo avviene quando quell’individuo riesce a percepire in qualche modo il rapporto intimo che ha con tutto il Creato, che si manifesta a livello fisico attraverso l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, e il cibo che mangiamo.

Ed è proprio attraverso l’amore per tutto il creato che riusciamo a cambiare e a trasformare il nostro modo di interagire con l’ambiente.

Credo che Viviana e Leonardo cerchino di comunicare anche questo attraverso il corso di Autodifesa Alimentare, e attraverso altri loro progetti.

Quindi auguro a tutti tanti pensieri positivi, e sopratutto… amate il vostro cibo!!!


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By Riccardo Beltrami | maggio 17, 2010 - 12:41 pm
Posted in Category: Cibo e tradizione

pig.gifSalve a tutti! Il titolo sembra quasi di un trattato serio, ma non fatevi ingannare ;-)

La situazione alimentare è oggi peggiore di un tempo, nonostante fino a quache decennio fa non si mangiasse in modo sano ed equilibrato.

Infatti simbolo della tradizione culinaria (e non solo) popolare ferrarese è il maiale, detto “al maiàl”. Credo si capisca già di dove sono :-)

Una volta il maiale era alimentato più naturalmente  e allevato talvolta anche in casa per paura che lo rubassero: era necessario per la sopravvivenza.

Diciamo però che ora è necessario per la sopravvivenza non avercelo in casa  ;)  anche se conosco qualcuno che ce l’ha ancora… a due zampe! :-D

Poi ce n’era uno all’anno da mangiare, per ogni famiglia.

Oggi ne mangiamo anche tutti i giorni o quasi perchè ce n’è in abbondanza, così ci infagottiamo di grassi animali comprensivi di antibiotici, coloranti, e carne cresciuta con mangimi OGM, perchè non vengono più alimentati con gli scarti naturali delle nostre tavole bensì in allevamenti intensivi con tutto ciò che ne consegue e che già sappiamo.

Qualche giorno fa al paesello, ho sentito un anziano dire ad un altro a mò di sbeffeggio tipico:  “tasi che ‘na volta at magnavi dl’insalata cunzàda con la guazza” (trad: taci che una volta mangiavi dell’insalata condita con la rugiada)!

Nel senso che non ce n’era da mangiare e che quindi non facesse ora il sofisticato o l’intenditore per i prodotti che compra e mangia.

Ma c’è un fondo di verità in ogni detto, e un retrogusto amaro in questa frase, perchè in effetti oggi si tende a mangiare in maniera esagerata (per retaggio di quegli anni poveri) e senza sottilizzare troppo sulla qualità.

E invece dovremmo stare più attenti proprio perchè è cambiato tutto: insieme all’abbondanza adesso troviamo il nocivo.

Va bene, la carne di maiale è nella cultura culinaria della nostra zona e non solo, difficile spodestarlo specie nelle persone di una certa età, che da piccoli aspettavano “ad sfàr al maial” (di “disfare” il maiale: nel senso di macellarlo e prepararlo), il che avveniva nei giorni prima delle festività natalizie.

Era quindi una festa.

Ma le conseguenze a cui porta ora questa tradizione le conosciamo, soprattutto i medici. E dobbiamo farlo capire.

Eh già, una volta era proprio diverso. C’erano i detti popolari tramandati dagli anziani a cui poter fare riferimento, e non la televisione

Mi piace ricordarne alcuni che ho ritrovato, attinenti all’alimentazione, sono simpatici e certi forse ancora utili:

butàr via i oss dla pulenta” (buttare le ossa della polenta) sempre in riferimento alla carenza antica quando si mangiava tutto.

la vivànda vèra l’è la bòna zzièra” (la vivanda vera è la buona cera) se non si possiede una buona salute, il superfluo non serve a nulla.

chi vòl essàr ssèmpar ssan, pissa sspèss còm i can” (chi vuol essere sempre sano, orini spesso come i cani) quì non occorre spiegazione :-) se non di bere molto durante il giorno.

persagh, figh e mlòn: ogni quèl al gà la so stasòn” (pesche, fichi e melone: ogni cosa ha la sua stagione) oggi invece si è persa completamente la cognizione della stagionalità.

quand al vilàn al magna ‘na galìna o l’è malà lù o è malà la galina” (quando il contadino mangia una gallina o è malato lui o è malata la gallina) anche le galline erano fonte di sostentamento per le uova e la cova.

Insomma, alcuni insegnamenti dei nostri nonni rimangono buoni.

E le tradizioni sono importanti, ma non devono comunque nuocere e quindi sono da valutare per l’epoca in cui viviamo ora.

Ma allora si stava meglio quando si stava peggio? :-D

Infine un racconto nostalgico, per chi ha resistito leggendo fino a quì. Un racconto di quelli che mi piacciono, specie se raccontati a voce dai nonni.

A quelcuno di una certa età poi, forse ricorda qualcosa. Ai più giovani invece per curiosità.

Tratto dal calendario “La Fràra d’na vòlta” del 2009.

nonni e bisnonni

Una tipica cucina dei nostri nonni era costituita da una stanza munita da un lato di un ampio camino triangolare sovrastante “l’aròla” chiamata anche ròla, di pietra, sulla quale ardeva il fuoco necessario per cucinare e per riscaldare l’ambiente.

Sul cordolo erano allineati in ordine alcuni lumi di ottone alimentati ad olio, un ferro da stiro di quelli a metallo pieno, una scatola di latta contenente i fiammiferi, un grande lunario con i pronostici, i consigli per la semina e per gli altri lavori nei campi. Sul cordolo si poggiava pure, quando lo si possedeva, il fucile da caccia e la relativa cartuccera con tutte le cartucce.

Fianco alla ròla si trovava “al canton di sticch” era un angolo delimitato da una muratura, nel quale trovavano posto stecchi o canapuli utili per facilitare l’accensione del fuoco.

Quando il cantone era vuoto lo si riforniva prelevando gli stecchi dalla “sticcara” la quale era una catasta posta in corte.

I cibi venivano cotti sull’aròla, la polenta era preparata dentro la “stagnà”, la quale era appesa sotto la cappa del camino; le patate si arrostivano sotto la calda cenere mentre i salsicciotti, chiamati “i murlìn ad salzizza”, infilati in una forchetta, erano abbrustoliti direttamente sulla fiamma dei ceppi.

Baci a tutti.

:D Riccardo Elfo Beltrami
Wellness Angel
www.autodifesalimentare.it/ferrara.htm


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By Leonardo Di Paola | maggio 16, 2010 - 3:31 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

conservazione_casalinga

Da quando esiste il problema di procacciarci il cibo, esiste anche quello – simmetrico – di conservarlo.

Nonostante oggi la conservazione non sia più una questione di sopravvivenza, tuttavia abbiamo visto nel Corso di Autodifesalimentare come la conservazione, soprattutto quella industriale, possa impattare sulle qualità invisibili dei cibi presenti nella nostra tavola.

Con qualità invisibili faccio riferimento ai soliti micronutrienti desaparecidos, ma anche a tutte le modifiche strutturali e sottili delle proprietà cellulari degli alimenti che per certo, non avendo conseguenze immediate, risultano negli anni di difficile correlazione con lo stato di salute.

Ciò non di meno non vanno assolutamente sottovalutate… ;-)

Diverso è il discorso relativo alla conservazione casalinga.

Qui i rischi sono forse più immediati (ad esempio quando scongeliamo male un alimento, o mangiamo qualcosa per cui non è stata rispettata la catena del freddo), ma non è difficile prendere delle precauzioni generali.

In questo caso parliamo di conservazione e della predisposizione di alimenti freschi o cucinati, non della lavorazione tradizionale di prodotti del proprio orto da metter via (es. melanzane sott’olio o pomodorini essiccati), ne tantomeno di prodotti derivati dalla lavorazione della carne (tipo insaccati…).

Ci sono due ambienti fondamentali della casa dedicati alla conservazione quotidiana, quelli a temperatura ambiente (per brevità li chiameremo “dispensa”) e quelli a bassa temperatura (“frigorifero” e “surgelatore/congelatore”).

Per la dispensa, dando per scontato il rispetto delle elementari indicazioni igieniche, ricordiamoci che la farina – oltre ad essere un cibo nutrizionalmente inutile perché devitalizzato – ha una scadenza molto breve e teme in modo estremo l’umidità, mentre i cibi secchi imballati in plastica e carta (cereali, farine, frutta secca e legumi) tendono ad ossidarsi facilmente e a subire la luce in misura proporzionale al quantitativo di acidi grassi essenziali che contengono (non a caso la frutta con il guscio è quella più deteriorabile).

Rispetto ai barattoli che si conservano a temperatura ambiente, se quando ne apriamo uno (lo stesso vale anche per eventuale scatolame in latte anche se lo sconsigliamo, vedi sotto) notiamo muffe, bollicine, fuoriuscita di gas o una consistenza anomala, scartiamolo subito senza dubbi.

Rischiare un ricovero per qualche spicciolo non vale la pena! :?

Cereali e frutta secca sono a rischio aflatossine e muffe… Come abbiamo visto insieme nel Corso, per ridurre questo rischio può aiutare acquistare prodotti con almeno 8 mesi di scandenza (di solito scadono dopo 12 mesi dal confezionamento e le aflatossine possono svilupparsi dopo 6) e verificare con attenzione l’assenza di polverine di fondo per cereali, legumi e frutta secca.

Nel disporre i prodotti in dispensa, diamo ascolto al buon senso e ricordiamoci di fare un minimo di rotazione, mettendo sempre avanti i prodotti acquistati prima.

Il vetro è il miglior “contenitore” per il cibo e quindi cerca sempre di acquistare prodotti conservati in vetro e mai in lattina.

Costano un po’ di più, ma ci sono fondati  motivi salutistici ed ambientali: innazitutto con le lattine rischi possibili cessioni di metalli pesanti che sono altamente tossici per l’organismo, c’è un rischio di contaminazione batterica per come si aprono e possono influenzare gli equilibri biomagnetici del cibo. Infine le lattine hanno un costo energetico più alto perchè devi smaltirle (e sono anche taglienti :? ) mentre il vetro puoi lavarlo e riutilizzarlo per sempre! ;-)

Nonostante il vetro resti in assoluto il miglior materiale di uso alimentare per conservare, l’Olio e tutti i prodotti sott’olio sono particolarmente sensibili a luce e calore.

Gli olii non presentano problemi microbici, tuttavia, se messi a contatto con l’ossigeno, tendono ad irrancidire (cioè ad ossidarsi).

Se potete, trasferite l’olio evob in bottiglie scure e a collo stretto (che contengono meno residui di ossigeno), e tenetele lontane dalla luce e da fonti di calore.

Gli olii più deteriorabili sono quelli di semi (mais, soia, girasole, ecc.). Una valida alternativa è quello di ricoprire le bottiglie con un foglio di alluminio.

Per il frigorifero (annessi e connessi), serve qualche attenzione in più, soprattutto nella gestione dei cibi di origine animale e nelle transizioni dal fornello al frigorifero o al congelatore.

Per i cibi freschi, rispettiamo le temperature interne per i diversi alimenti: dove fa più freddo va carne e pesce, dove ne fa meno tutti i vegetali ed i prodotti in transito dal congelatore (mai scongelare a temperatura ambiente, sul microonde abbiamo già detto tutto quello che potevano di negativo…), in mezzo avanzi e latticini.

E teniamo a mente che non dovremmo mai tenere cibi animali a contatto con i cibi vegetali, perché i cibi animali sono molto più contaminanti.

Le uova non andrebbero sistemate nelle “apposite vaschette”, perché il guscio è poroso e fuori dalla confezione di acquisto potrebbe assorbire odori particolari dal frigorifero.

Per gli avanzi, è bene metterli via quando sono raffreddati (diciamo due ore dallo spegnimento della fiamma in inverno, una in estate), ed è molto intelligente riscaldarli a fuoco lento finché non si riscaldino anche le parti interne.

In ogni modo, usiamo contenitori separati per alimenti separati e scegliamo il vetro piuttosto che la plastica (per quanto detto sopra considerando anche che la plastica resta pur sempre un derivato del petrolio, inquina moltissimo e può cedere particelle sopratutto con gli sbalzi di temperatura . :evil: ).

Abbiamo già detto che per scongelare la via migliore è il transito lento in frigorifero (8-12 ore), questo perché per ripristinare al meglio la consistenza dell’alimento bisognerebbe permettere ai liquidi di rientrare nei tessuti cellulari.

Qualcosa può essere cotto in presa diretta dal freezer al fornello: ortaggi tagliati in pezzi piccoli (come fanno le aziende della grande distribuzione con molti surgelati, ad esempio i minestroni) purché in acqua bollente (il che crea anche una pellicola che preserva i nutrienti rimasti…), oppure piatti preparati pronti da cuocere, in base alle indicazioni (che però non rientrano nella tipologia dei prodotti consigliati 5/7 da Autodifesa Alimentare…).

Ricordiamoci che cuocere direttamente in padella cibi in pezzi grossi, come bistecche o tranci di pesce, aumenta il degrado del valore proteico degli alimenti, già avviato dal processo di surgelamento.

Non c’è molto da autodifenderci dunque sul versante della conservazione casalinga, non è da qui che arrivano le insidie dell’alimentazione moderna.

Fermo restando che è sempre meglio il cibo locale, fresco, integrale, bio, conservato il meno possibile

… Occhio alle scadenze dei cibi secchi (cereali, legumi e frutta secca), all’ossidazione dei cibi ricchi di grassi (soprattutto di olii polinsaturi), alle contaminazioni dei cibi animali/vegetali e ad effettuare scongelamenti nel modo giusto.

Per il resto, una volta tanto, basta un po’ di semplice buonsenso.

:)
Leonardo Di Paola
Wellness Angels Coach & Trainer Autodifesalimentare.it
www.autodifesalimentare.it/wa.htm


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By Lara Tamoni | maggio 15, 2010 - 1:36 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

mouse

C’è una storia che mi piace tanto nella quale, in questo momento, mi riconosco molto; provo a farvene un riassunto.

Un giorno un contadino cattura un topo nel suo granaio e lo getta nel fiume, un merlo amico del topo lo vede e, per protestare conto l’ingiustizia subita dall’amico decide di legarsi le zampe.

La siepe che lo vede volare con le zampe legate chiede “perchè ti sei legato le zampe?” e il merlo risponde “ma come non lo sai il topo nostro amico è stato affogato e io per protesta mi sono legato le zampe e tu cosa farai?” la siepe allora decise di abbattersi al suolo.

La quercia, vista la siepe e chieste spiegazioni, alla domanda e “tu cosa farai?” decise di sradicarsi; a sua volta la mucca decise di slattarsi, la fontana di non dare più acqua ma fango.

contadinaLa figlia del contadino andò a prendere acqua alla fonte ma la vide dare fango e chiese spiegazioni “ma come non lo sai, il topo nostro amico è stato affogato e io per protesta non faccio più acqua, e tu cosa farai?

La bambina decise di spezzare la brocca.

Interrogata dalla madre raccontò l’accaduto e alla fine chiese alla mamma e tu cosa farai?. “Io allora farò la torta salata!”

Il contadino alla sera torna a casa stanco pregustando la cena, alla fine della quale arriva la sua torta preferita, fa per mangiarla ma… è salata!

Ma perchè?”, chiede alla moglie, e lei “come, non lo sai? Il topo nostro amico è stato affogato e io per protesta ho fatto la torta salata e finchè tu non salverai il topo le cose continueranno ad andare alla rovescia.

Il contadino allora corre sulla riva del fiume e dopo una rocambolesca ricerca trova il topo, lo rianima, e tutto ritorna ad andare per il verso giusto… quello della natura!

Prima non sapevo ma ora so un sacco di cose… “e tu cosa farai?”, sembrano chiedermi tutti gli articoli letti e gli approfondimenti trovati nel blog.

Mi aspetta un lungo cammino di cambiamento sia per il mio benessere che per quello del mondo che vorrei lasciare ai miei “figli”.

Ciò che mi conforta è che non sarò sola.
Grazie del vostro lavoro.

Lara Tamoni :D


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