By Viviana Taccione | novembre 18, 2009 - 5:36 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

nopack_legambiente

Dal 21 al 29 novembre, al grido di “RIDURRE SI PUO!”  sarà celebrata la prima edizione italiana della EWWR, cioè la European Week for Waste Reduction – Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti.

In pratica durante questa settimana si promuoveranno azioni per prevenire la produzione esagerata di rifiuti cosa che – come abbiamo visto durante il corso di Autodifesa Alimentare – ha un grave impatto sull’ambiente e sul clima.

Ne abbiamo già parlato anche nel blog commentando la Campagna “DISIMBALLIAMOCI, 10 Idee per non acquistare Rifiuti”.

Molto carina anche l’inziativa “NO PACK!”, un gioco organizzato da Legambiente e Dnews dove si invitano i consumatori a fotografare le confezioni più assurde con gli imballaggi più inutili e spreconi che trovano in commercio.

Rende decisamente l’idea l’immagine della campagna con la foto di un solitario asparagio incellonfanato ed etichettato in una vaschetta di polistirolo!!! :mrgreen:

E certamente accade di peggio nei supermercati della nostra penisola. :?

Hai tempo fino a metà Dicembre per metterti a caccia di immagini e potrai vincere l’ambito “Premio Imballaggio Sprecone” con in palio la Ricicletta, una bici realizzata interamente in alluminio riciclato di CiAl, il  Consorzio Imballaggi Alluminio.

Utile e dilettevole! :D

Sarebbe carino che la vincesse un Allievo Wellness Angel, perchè no?

Per informazioni, ecco la locandina, clicca qui!


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By Andrea Bonifacio | novembre 15, 2009 - 5:34 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

circolo-virtuoso-benessere

Questa ultima lezione è stata forse la più interessante, non tanto per gli argomenti trattati in sè, che già conoscevo sicuramente meglio dei precedenti, quanto perché chiude alla perfezione, con il tema degli integratori, un percorso, quello dell’alimentazione consapevole, che è alla base del nostro stato di buona salute.

Quando tratto questo argomento, amo partire da una famosa affermazione di Ippocrate: “Lascia che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo”.

È proprio da questa affermazione che ha avuto origine la moderna Medicina! Purtroppo, con il passare del tempo questa scienza si è sempre più allontanata dal concetto originale, ed allo stesso tempo le nostre abitudini alimentari, ma non solo, sono profondamente cambiate!

La Medicina infatti si è concentrata sempre più sui sintomi e sulla loro cura, trascurando invece le cause della malattia; le nostre abitudini al contempo si sono via via adeguate ai nuovi ritmi e alle nuove condizioni di vita conseguenti il progresso tecnologico ed un mondo in continuo cambiamento, discostandosi però sempre più da quelli che sono i nostri bisogni, rimasti inalterati nel corso della nostra evoluzione.

A conseguenza di tutto ciò, con crescente frequenza la malattia prende il posto dello stato naturale di salute, tanto da spingerci a considerarla come ineluttabile prodotto del destino.

Distolti ogni giorno dai ritmi frenetici della vita, e deviati dai mass media che ci spingono a considerare i farmaci come unico rimedio alla nostra “sventurata” condizione, non riusciamo più a trovare l’equilibrio originario dato da uno stile di vita più adeguato alle nostre necessità!

Ma è arrivato il momento di voltare pagina!

Se fino a ieri non era ben chiara la relazione tra alimentazione e benessere, il progresso e i più recenti studi scientifici ci permettono oggi di sapere esattamente di quali e di quanti nutrienti ha bisogno ogni giorno il nostro organismo per vivere al meglio!

Conseguenza di queste scoperte è la rivalutazione, da parte della classe medica, della vecchia piramide nutrizionale, che un tempo privilegiava i derivati del grano, alla base addirittura della nostra dieta, dando minore importanza ai cibi proteici (tutti, vegetali e animali, sullo stesso piano!) e non facendo alcuna distinzione tra grassi saturi (tra i principali responsabili di sovrappeso, obesità e malattie cardiache) e insaturi!

Oggi esistono inoltre tabelle che forniscono l’RDA (razione giornaliera raccomandata) di tutti i principali micronutrienti: si tratta ovviamente di valori indicativi riferiti ad una persona media, in buona salute.

Per loro natura quindi, possono variare anche di molto in relazione alle caratteristiche dell’individuo, al suo peso, altezza, sesso, stato di salute, a dove vive, al suo stile di vita.

Solo per fare alcuni esempi, il fabbisogno di vitamina C aumenta decisamente nei fumatori, in chi è sottoposto a stress, in chi ha l’influenza; allo stesso modo lo sportivo, a causa della sudorazione, avrà un aumentato fabbisogno di sali minerali, in particolare sodio, magnesio, calcio e potassio, oltre che di svariate vitamine; la donna in gravidanza avrà sicuramente, tra le altre cose, necessità di un maggiore apporto di acido folico (vitamina B9), di vitamina B6, B12, C, D, di acidi grassi omega 3.

Ma non finisce qui, perché il nostro organismo ha bisogno non soltanto di micro ma pure di macronutrienti.

Ed è logico pensare che un uomo di 80 kg, oltre ad avere un maggiore fabbisogno calorico rispetto ad una donna di 60 kg, avrà anche più bisogno di fibre, di proteine, carboidrati complessi e grassi insaturi. E se l’uomo in questione dovesse fare attività fisica, il suo fabbisogno sarà ancora maggiore, soprattutto per quanto riguarda proteine e carboidrati.

Nel corso di queste 4 lezioni abbiamo visto, se non tutte, gran parte delle insidie che si nascondono dietro il cibo, abbiamo imparato a come alimentarci in maniera più consapevole, a difenderci da ciò che è tossico privilegiando ciò che è necessario e benefico al nostro organismo.

Ma abbiamo anche visto che, allo stato attuale, è molto difficile trovare nel cibo i nutrienti che ci servono, senza al tempo stesso mangiare anche sostanze di cui non abbiamo bisogno.

In risposta alla sempre crescente richiesta di cibo, alla base della catena alimentare infatti ci sono terreni sempre più sfruttati e impoveriti dei sali minerali necessari a far crescere le piante; c’è un uso sempre più frequente e incontrollato di pesticidi, fertilizzanti ed altri prodotti chimici per difendere le piante dai parassiti e farle crescere più in fretta.

Infine, la frutta e la verdura vengono raccolte necessariamente acerbe, conservate nei frigoriferi fino a 2 anni, e trasportate in giro per il globo così da soddisfare la richiesta di ogni varietà in tutte le stagioni!

E purtroppo qualcosa di analogo avviane anche per gli animali da allevamento, a cui vengono somministrati sovente ormoni e antibiotici, che poi, neanche a dirlo, arrivano sulle nostre tavole.

Per non parlare degli alimenti raffinati, per la cui produzione l’industria alimentare utilizza materie prime la cui qualità lascia spesso a desiderare.

La logica conseguenza è che il cibo, sia esso di origine vegetale o animale, contiene sempre meno nutrienti e sempre più sostanze di rifiuto.

Siamo iperalimentati ma iponutriti! :?

Per rispondere a questa situazione, ci sono 2 soluzioni.

1. La prima è cercare nel cibo tutti i nutrienti di cui necessitiamo ogni giorno.

Ma a parte la spesa sicuramente esosa e le difficoltà di trovare e di mangiare ogni giorno tutte le varietà di cibo, ci ritroveremmo nel giro di breve tempo, a fronte di un’introduzione eccessiva di calorie, in sovrappeso, o peggio, obesi.

2. La seconda alternativa è integrare.

Integrare in base alle nostre caratteristiche, al nostro stile di vita, alle nostre individuali necessità, come logica e necessaria conseguenza e risposta alle carenze nutrizionali a cui TUTTI, chi più chi meno, siamo nostro malgrado soggetti.

Oramai un numero sempre crescente di scienziati si occupa di studiare il mondo degli integratori con lo scopo di migliorarne l’efficacia e renderli sempre più fruibili dalle persone.

E al contempo, un numero sempre crescente di aziende, come sempre accade, sta cercando di sfruttare il boom del settore, cercando di cambiare la propria immagine e dedicando un crescente interesse al mercato degli integratori.

Diventa pertanto importante distinguere un integratore dall’altro; un buon integratore deve essere di derivazione naturale e non completamente di sintesi, contenendo elementi fitobotanici e mantenendo il più possibile le strutture presenti in natura; devono essere notificati al Ministero della Salute; ci deve essere alle spalle dei prodotti uno staff medico scientifico che ne garantisca l’efficacia; non devono avere controindicazioni o prevedere tempi massimi di utilizzo, sintomo spesso di una concentrazione troppo elevata.

Per evitare un “fai da te” non sempre opportuno ed aiutarci a fare scelte consapevoli anche all’interno di questa nuova categoria alimentare, dove le informazioni non sono sempre chiare e trasparenti, è nata una nuova figura professionale, quella del Personal Wellness Coach, che come hanno giustamente detto Viviana e Leonardo, non è necessariamente un nutrizionista, medico, naturopata o psicologo, ma è un professionista in grado di aiutarci a cambiare il nostro stile di vita per vivere meglio e più a lungo.

Riassumendo, quali sono gli ingredienti fondamentali di un benessere duraturo?

In base alla mia esperienza di Personal Coach, a quello che ho potuto apprendere da questo corso di Autodifesa Aliemntare e alla lettura del libro del dottor Duranti “Il circolo virtuoso del Benessere”, sono più che mai convinto che si possano riassumere brevemente in questi 5 punti:

1. Alimentazione equilibrata, con particolare attenzione all’indice glicemico degli alimenti ed alla resistenza insulinica;

2. Depurazione attraverso acqua, cibo e bevande che favoriscano lo smaltimento delle tossine dal nostro organismo;

3. Esercizio fisico praticato con costanza;

4. Micronutrizione bilanciata, ovvero apporto di vitamine, minerali ed elementi fitobotanici in base alle necessità individuali;

5. Gestione dello stress, ottenibile col rilassamento, meditazione, e quel pensiero positivo in grado di farci vedere sempre il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto!

Per concludere, complimenti anche da parte mia a Viviana e Leonardo per questa nuova edizione del corso, lo consiglierei a chiunque! :D


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By Andrea Bonifacio | novembre 14, 2009 - 11:53 am
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

mucca_autodifesalimentare.pngTerminato il report sulla II lezione, rieccomi qui a dire la mia sulla III lezione “prima che scadano i termini”!

Tra le altre cose, si è parlato nuovamente di “chimica nel piatto”, questa volta con particolare attenzione riguardo i pesticidi e i rischi che il loro utilizzo comporta per la nostra salute. Eliminare la chimica dalla nostra alimentazione è praticamente impossibile, a causa dell’enorme quantità di agenti chimici dispersi nei terreni, nelle piante, negli animali, nell’aria.

Tuttavia possiamo far qualcosa per la nostra salute, ovvero “limitare il danno”. Come? In primis, privilegiando i prodotti provenienti da agricoltura biologica, di certo un po’ più cari, ma allo stesso tempo molto, molto più sani!

Ma oltre a venire inquinati da agenti esterni, accade spesso che gli alimenti vengano allo stesso tempo privati dei loro nutrienti nel corso dei processi di raffinazione.

È il caso del sale marino, che quando arriva sulla nostra tavola non ha più nessuno dei nutrienti a cui è normalmente legato in natura. Il sale è ricco di sodio, ed è pertanto necessario al nostro organismo in piccole dosi (dai 2 ai 5 g è benefico per contrastare la pressione bassa, per mantenere l’equilibrio sodio-potassio…) ma tossico in quantità maggiori (in media, in Italia, se ne consumano 10-12 g!).

Stesso discorso vale per lo zucchero raffinato. Curioso il fatto che appena 100 anni fa lo zucchero veniva venduto in grammi in farmacia, mentre oggi si calcola che in ciascuno di noi ne consumi qualcosa come 70 kg all’anno!

Lo zucchero sottrae al nostro organismo una grande quantità di nutrienti per compiere il suo catabolismo, ovvero oltre a non apportare di fatto alcun beneficio al nostro organismo, lo danneggia!

Altro veleno bianco è la farina bianca, imbiancata chimicamente ed elettricamente, così che oltre alla perdita di gran parte delle fibre, proteine, vitamine e minerali contenuti nella crusca e nel germe, è causa di malattie carenziali a carico di cute, mucose, apparato digerente, nervoso e riproduttivo, ancora inspiegate da parte dei medici. :?

Quarto veleno bianco sono i lieviti, che di fatto sono dei funghi e possono danneggiare l’equilibrio della flora batterica.

Ultimo veleno bianco il latte, di cui ci sarebbe mooolto da dire e di cui ho già scritto lo scorso anno qui. Il latte vaccino (e di conseguenza i suoi derivati), a differenza di come ci han sempre fatto credere, NON è adatto al nostro organismo, non lo è di base poiché non è altrettanto digeribile (per l’uomo!) rispetto a quello umano, e perché contiene dei messaggi ormonali destinati al vitello anziché all’uomo; lo è ancor meno oggi, a causa degli ormoni che vengono dati alla mucca per farla crescere più velocemente e produrre maggiori quantità di latte… attenzione, parliamo di 500 litri al giorno anziché dei circa 50 che ne potrebbero produrre in natura!! (fonte: La Rivoluzione del Benessere, Paul Zane Pilzer).

Sarà un caso che, come testimoniato sempre sullo stesso libro dalle case produttrici di reggiseni, negli ultimi anni la dimensione media del seno delle adolescenti è cresciuta??

Per non parlare degli antibiotici che vengono spesso dati a questi animali, per evitare le ovvie infezioni in cui incorrono a causa delle condizioni spesso estreme in cui sono costretti a vivere… antibiotici che poi restano nella carne e nel latte che noi consumiamo!

Ma non è finita, oltre ad ormoni e antibiotici, “il latte contiene da 1 a 1,5 milioni di cellule ematiche bianche (PUS!) ogni millilitro”.

Restando in tema di latte e mucche, importante quanto e anche più della nostra salute, è l’impatto ambientale che le nostre scelte alimentari hanno.

Se anche infatti riuscissimo a raggiungere una nutrizione eccellente, servirebbe a ben poco se il nostro pianeta non dovesse essere più in grado di garantirci acqua, aria e quant’altro necessitiamo ogni giorno per vivere!

Infatti, come afferma Pilzer, oltre al latte ogni giorno “la mucca produce anche circa 60 litri di escrementi. … Ogni mucca consuma 36 chili di cereali e vegetali, oltre a 15 litri d’acqua, al giorno.”

Ciò che serve a far crescere un vitello da carne basterebbe a sfamare 39 persone!

Per non parlare della flatulenza… proprio così… potrebbe sembrare una barzelletta, si tratta al contrario di una triste verità: le emissioni di CO2 delle mucche, o per essere più esatti, degli allevamenti del bestiame in generale, corrispondono al 18% del totale sul nostro pianeta!

Ma la nostra responsabilità nei confronti di quest’ultimo va al di là del consumo di carne: prediligendo i cibi bio, oltre a salvaguardare la nostra salute, stimoliamo la produzione biologica a sfavore di quella che fa utilizzo dei pestici.

Se preferiamo cibi “naturali” (intendendo per “naturali” quelli non lavorati) a quelli raffinati, contribuiremo a ridurre lo spreco di carta, plastica, latta… di tutto ciò insomma che serve a confezionare il cibo; e ancora una volta godremo di un’alimentazione più sicura.

Se beviamo l’acqua del rubinetto anziché quella contenuta nelle bottiglie di PET, ci renderemo artefici di un enorme risparmio energetico in termini di emissioni inquinanti (per la produzione delle bottiglie, il loro trasporto e infine il loro smaltimento).

Consiglio caldamente a questo proposito la visione di questo simpaticissimo video!


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By Andrea Bonifacio | novembre 13, 2009 - 1:20 pm
Posted in Category: Etichette, additivi, OGM...

Sempre interessantissima anche la seconda lezione di Autodifesa Alimentare!

Devo dire che in questa edizione del corso, certe cose che in quella che frequentai tempo addietro mi erano “sfuggite”, forse perché non ero riuscito a trascriverle in maniera completa sui miei appunti, forse perché non avevo attribuito ad esse il peso che meritavano, hanno colpito di più la mia attenzione e mi aiuteranno ancora una volta a modificare, o dovrei meglio dire, migliorare, i miei comportamenti alimentari.

Mi riferisco in particolare ai meccanismi che stanno dietro l’importanza della dieta dissociata, come valido aiuto ad affaticare meno il nostro apparato digerente facilitando e velocizzando la digestione.

L’argomento a mio avviso in assoluto più importante trattato nella seconda lezione è l’acqua.

Ancora molte, troppe persone, sottovalutano la necessità di reidratare e depurare ogni giorno il nostro organismo, senza rendersi conto che anche un’ottima nutrizione, senza un sufficiente apporto d’acqua, serve purtroppo a ben poco!

L’argomento è ben approfondito nell’ebook di Leonardo e VivianaAcqua: sai cosa bevi?“, che ho letto con estremo piacere ed interesse; ho pensato quindi di volgere la mia attenzione ed approfondire un altro, sempre più attuale argomento, la cosiddetta “chimica nel piatto”.

Basta digitare su un qualunque motore di ricerca queste 3 parole, per rendersi conto della crescente attenzione riguardo questa grande minaccia alla nostra salute!

Ma prima di iniziare ad approfondire questo importante tema, vorrei fare una piccola ma importante precisazione: “chimico” o “di sintesi” non significa necessariamente dannoso.

In natura esistono moltissime “sostanze naturali non di sintesi” tossiche, velenose o mortali; esistono al contrario sostanze benefiche di sintesi.

Cito a riguardo due semplici esempi.

Il comune sale da cucina non è naturale, bensì un prodotto raffinato che rappresenta, soprattutto in alte dosi, un vero e proprio veleno per il nostro organismo.

Il Glutammato monosodico, comunemente identificato come “esaltatore di sapidità”, è spesso considerato dannoso al nostro organismo, mentre in realtà è l’uso che ne fa l’industria alimentare che è sbagliato!

Si tratta infatti di un sale (per il quale esiste sulla lingua un recettore specifico – si parla per questo di “quinto gusto”) che anziché insapidire il cibo, ne rende più intenso il sapore.

Ed è proprio a causa di questa sua virtù, che l’industria ne fa spesso largo uso per rendere appetibile cibo di scarsa qualità. Ed è per questo motivo, e non perché in se faccia male, che sarebbe preferibile evitare l’acquisto di cibo contenente glutammato a favore di quello che non ne contiene!

L’uso in cucina, al contrario, sarebbe da promuovere, perché permetterebbe di ridurre la quantità di sodio che ingeriamo, insaporendo allo stesso tempo il cibo senza aggiunta di grassi e calorie.

Fatta questa doverosa precisazione, il mio intento è ora quello di mettere in guardia e fare un po’ di chiarezza riguardo l’uso di tutte quelle sostanze o additivi che, di fatto, danneggiano la nostra salute.

Potremmo innanzitutto dividerli in due gruppi:

1. il primo è quello delle sostanze provenienti da imballaggi, contenitori, bottiglie, scatolame;
2. il secondo invece raggruppa tutti gli additivi che vengono volontariamente aggiunti al cibo.

Non sono volutamente entrato nel merito di un’ulteriore categoria di sostanze dannose, quelle disciolte nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo o rilasciate da oggetti di uso comune che poco o nulla ha a che fare con la nostra alimentazione.

Circa 3 anni fa il WWF ha promosso una campagna di studio e sensibilizzazione su questo problema, e i dati emersi sono tutt’altro che confortanti.

I contenitori metallici quali lattine e scatolame, sono talvolta responsabili della contaminazione del cibo con svariati metalli pesanti nonché col bisfenolo-A, classificato come “interferente endocrino” e associato all’insorgenza di malformazioni, aborti e cancro.

Ma cosa significa “interferente endocrino”?

Significa che quella data sostanza è in grado di interferire sul funzionamento delle nostre ghiandole e cellule che secernono gli ormoni. Significa che può alterare e danneggiare la nostra risposta immunitaria, la nostra digestione, il nostro apparato riproduttivo!

Fanno parte di questo primo gruppo anche gli ftalati, che si trovano in pellicole per alimenti e contenitori in plastica (tra cui le sempre + utilizzate bottiglie in PVC): di queste sostanze non si conoscono con esattezza i rischi, ma si sospetta siano anch’essi degli interferenti endocrini.

Ed ancora, bisogna citare le sostanze aromatiche, alcune delle quali cancerogene, cedute dai contenitori utilizzati per scaldare i cibi nel forno a microonde, come diretta conseguenza del riscaldamento dei contenitori stessi a causa della vicinanza coi cibi caldi.

Se quest’ultimo infatti non è il diretto responsabile del riscaldamento di questi contenitori, conseguentemente all’inevitabile riscaldamento a cui vanno incontro a causa della vicinanza coi cibi caldi.

Passando alla seconda categoria, essa raggruppa tutte quelle sostanze che servono a rendere gradevole alla vista, economico, gustoso e conservabile il cibo raffinato, nonché quelle sostanze che facilitano e rendono più economici i processi di produzione

Fanno parte di questa grande famiglia i conservanti, che servono appunto a conservare i cibi, gli addensanti e gelificanti, che servono a rendere i prodotti di una consistenza gradevole, gli antiossidanti per evitare l’irrancidimento e di conseguenza che cambi il colore dell’alimento, gli edulcoranti o dolcificanti, gli acidificanti, gli esaltatori di sapidità, che rinforzano il sapore, gli stabilizzanti, che trattengono l’umidità, gli antiagglomeranti, per evitare grumi nel cibo, gli emulsionanti, per tenere uniti acqua e olii, i coloranti, per dare un colore “naturale”.

Tutte queste sostanze sono identificate da un numero a 3 cifre preceduto da una E e più precisamente:

• E100-E199 coloranti

• E200-E299 conservanti

• E300-E399 antiossidanti e regolatori di acidità

• E400-E499 addensanti, stabilizzanti e emulsionanti

• E500-E599 regolatori di acidità e anti-agglomeranti

• E600-E699 esaltatori di sapidità

• E900-E1999 vari

È importante sapere che queste sostanze sono quasi tutte tossiche o sospette; per quanto concerne perlopiù i coloranti e i conservanti inoltre, degli studi hanno dimostrato che essi sono direttamente coinvolti nei fenomeni di aggressività, scarsa attenzione, rendimento e capacità di concentrazione che coinvolgono un sempre maggior numero di bambini.

Accanto a tutti questi, ci sono poi, come già detto, tutte quelle sostanze chimiche che servono a facilitare o ad aumentare la produzione di cibo, primi fra tutti i pesticidi.

Ogni anno Legambiente pubblica il “Dossier pesticidi nel piatto”.

Vengono in pratica presi dei campioni di frutta, verdura e derivati e ne viene misurato il grado di contaminazione. Dal dossier 2009 sono emersi dei risultati molto simili a quelli del 2008, secondo cui la frutta, mele e agrumi in primis, resta sempre la categoria più inquinata; solo un frutto su due è privo di residui chimici.

In molti paesi l’uso dei pesticidi è ormai considerato una necessità per proteggere i raccolti, senza tenere in minima considerazione l’impatto ambientale e sull’uomo che questo provoca.

Molti pesticidi rimangono nell’ambiente per anni, contaminano non solo piante e animali, ma anche suolo e terra, per poi diffondersi nell’atmosfera e nell’intero pianeta. Oltre a non essere eco-sostenibile, l’uso sconsiderato di queste sostanze, è spesso, come sostenuto dalla FAO, economicamente svantaggioso, a causa del loro costo.

È ormai accertato, che i pesticidi sono la causa principale dell’elevata mortalità di interi alveari.

L’Ente europeo per la sicurezza alimentare (Efsa) ha dichiarato che nel 2007, nel nostro Paese, si è riscontrata una mortalità di api del 50%, contro una media annua del 15%. (fonte: Legambiente.it)

Per l’uomo, alcuni pesticidi sono classificati come interferenti endocrini, ma le conseguenze di una ripetuta esposizione a questi agenti possono coinvolgere anche il sistema nervoso, il sistema cardiovascolare, respiratorio; molti pesticidi inoltre sono cancerogeni e direttamente coinvolti nell’insorgenza di malattie quali obesità, cancro, diabete, riduzione della fertilità.

Particolarmente esposti a questi rischi i lavoratori che sono ogni giorno a stretto contatto con queste sostanze, le donne in gravidanza, che possono trasmetterle ai feti, i bambini, il cui organismo in via di sviluppo e particolarmente sensibile agli agenti tossici.

Questi effetti possono manifestarsi anche a distanza di anni.

Molte sostanze infatti non hanno conseguenze dirette e immediate sulla salute, ma non si conosce ancora l’effetto dell’esposizione cronica anche a basse dosi di cocktail di contaminanti attraverso la dieta, né si conoscono bene le conseguenze dell’interazione di sostanze diverse tra loro.

In questo quadro estremamente negativo, ci sono però anche delle buone notizie.

WWF, FAO, Legambiente si adoperano ogni anno per ridurre l’utilizzo di queste sostanze, tenendo conto del loro grado di pericolosità, attraverso studi e campagne informative.

La FAO in particolare “ricerca e sperimenta incessantemente metodi per ridurre la dipendenza degli agricoltori dai pesticidi. Meno pesticidi significa meno prodotti chimici tossici nell’ambiente, meno avvelenamenti accidentali e meno spese per il contadino.”

Questo attraverso la lotta biologica integrata, che sfrutta i nemici naturali degli insetti nocivi, e l’agricoltura biologica.

Nel 2006 WWF ha concluso uno studio, durato 10 anni, per evidenziare le conseguenze di un uso massiccio di queste sostanze e chiedere un aggiornamento per migliorare e razionalizzare il regolamento europeo in materia di sostanze chimiche (REACH), avvenuto poi nel 2007.

Fonti:
bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/04/25/ancora-sugli-additivi/, cibo360.it, encanta.it, wikipedia.it, labiolca.it, fao.org, legambiente.it


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By Sara Beltrami | novembre 11, 2009 - 5:01 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

108.jpgDurante l’ultima lezione di AA si è parlato di un argomento davvero interessante: la piramide nutrizionale.

Benchè avessi già visto piramidi nutrizionali sui libri di scuola o nelle trasmissioni televisive, questa così differente mi ha particolarmente colpito la prima volta che l’ho vista all’Official Corner di Autodifesa Alimentare e quando ne ho sentito parlare più approfonditamente mercoledì scorso.

I primi elementi che la costituiscono non sono alimenti, bensì uno stile di vita caratterizzato dal bere acqua (3% del peso corporeo), respirare in un ambiente sano e fare sport (per mantenere il peso corporeo).

Dopodichè il secondo gradino sono posizionati functional food e integratori alimentari di cui bisognerebbe fare uso per integrare, di vitamine e sali minerali, la nostra alimentazione poco nutririva.

Nelle piramidi di cui sono a conoscenza questi due fondamentali gradini non sono menzionati… ed è una grandissima mancanza!

Cominciando a parlare degli alimenti, dovremo mangiare prevalentemente frutta e verdura (possibilmente bio), cereali integrali e legumi, frutta secca (mandorle con la pellicina, noci sgusciate al momento, semi, nocciole e pinoli) e condire con olio extravergine d’oliva bio.

A seguire, opzionali, proteine animali: uova (bio), pesce bianco e carne bianca, latte (non vaccino).

Il vertice della piramide è formato da tutti quegli alimenti di cui è meglio fare a meno: dolci, fritti bibite, insaccati latticini, yogurt e carne rossa.

Questi ultimi tre alimenti in particolare fanno la differenza, nella posizione, con le piramidi alimentari “usuali”. Infatti latticini e yogurt sono sempre affiancati al latte come la carne rossa alla carne bianca.

In realtà, come mi ha insegnato AA, latticini e yogurt (vaccini) sono derivati dal latte vaccino, che provoca la decalcificazione delle ossa e dei denti, quindi anche loro non fanno poi così bene al nostro organismo! La carne rossa è invece ricca di grassi insaturi nocivi alla nostra salute (come gli insaccati).

Perciò la mia dieta è composta da uno stile di vita e quegli alimenti che la piramide di AA consiglia per un sano benessere.

L’incentivo a fare sempre meglio per me stessa e per gli altri (ovvero le persone che mi stanno vicino alle quali tengo) è dato dal fatto che mi sento molto meglio, fisicamente soprattutto, seguendo queste buone abitudini!

Sara :)


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By Elisa Pampolini | - 12:44 am
Posted in Category: Marketing Alimentare

nonnina_autodifesalimentare

Stiamo notando quante persone confondono la nutrizione vera e consapevole con la tradizione: il salame biologico o la marmellata bio senza zuccheri aggiunti sono sicuramente tradizionali ma sono ancora lontani dalla nutrizione, e pertanto da considerare “sfizi” riservati ai momenti di festa.

Il più delle volte invece tutto quanto è tradizione viene considerato “salutare” e il junk food diventa il premio domenicale…

E ancora più allucinante è che buona parte del junk food assume oggi il “look” del tradizionale!

Pensate alle pubblicità con polli ruspanti che diventano cotolette o il signor R. che entra nella cucina e si mette allegramente a tirare la sfoglia col mattarello…

Ma chi vogliono infinocchiare??? :evil: Oramai pure le nonne fan la torta con l’impastatrice, figuriamoci cosa succede nelle fabbriche?!?

E altrettanto fuorvianti sono i giornali, in cui i titoloni forniscono un’informazione parziale e strumentalizzata dell’argomento, sviscerato poi nell’articolo che però pochi (diciamocelo onestamente) leggeranno fino all’ultima riga.

E chi legge i titoli al bar, gettando un occhio al giornale sul tavolino, con in mano la tazzina di caffè, o passando di sfuggita davanti al giornalaio, cosa conclude? Solo quanto è riportato nel titolo o, al massimo, nelle prime righe.

Un esempio?

Il Resto del Carlino del 26 ottobre scorso titola:
L’obesità infantile? Non viene dagli snacks. L’esperto spezza una lancia a favore delle merendine“.

Solo leggendo l’articolo fino alla fine, si giunge alla conclusione della voce autorevole  (nutrizionista, docente in scienza dell’alimentazione e componente della società italiana di scienze dell’alimentazione ) di porre attenzione alle etichette nutrizionali (ma non all’equilibrio di nutrienti, è sufficiente valutare l’apporto calorico…).

Ma guarda caso, l’esperto è anche membro del pool di Redattori di un sito dedicato…. alle merendine!!! :? Incredibile!!! :evil:

E infatti l’articolo si snoda in un elogio degli snack odierni, controllati e bilanciati in conformità alla legge: “via libera alle merendine per lo spuntino di metà mattina o metà pomeriggio, perchè le merendine oggi non sono studiate solo dagli chef ma anche dai nutrizionisti“.

E solo in conclusione, in un barlume di lucidità o di quel che resta dell’etica professionale, compare la timida raccomandazione di controllare che la lista di coloranti e conservanti non sia troppo lunga, in questo caso meglio scegliere un’altro snack!!!!

(Ma non è più semplice mangiare una mela? In quel caso sarebbe sufficiente verificarne l’origine biologica… :? )

E addirittura si consiglia di alternare le diverse merendine, per educare i bambini alla varietà!!! :evil:

Ma ci pensate?!? Qui si sfrutta un concetto ritenuto ormai universalmente valido (variare l’alimentazione fa bene), lo si transita su un interrogativo diffuso (ma le merendine fanno bene o fanno male?), per giungere ad una conclusione erronea (le merendine fanno bene, meglio ancora se le consumiamo tutte alternativamente) finalizzata ad orientare le vendite!!! :evil:

Ormai il marketing non ha più frontiere, da un lato colpisce le nostre emozioni con scene bucoliche e quadretti familiari, dall’altro impressiona la nostra ragione con i pareri di esperti non proprio super partes…

Nella jungla delle pubblicità alimentari, autodifendiamoci!!!

:)
Riccardo Beltrami & Elisa Pampolini

Gruppo d’ascolto e Official Corner Autodifesa Alimentare @ Ferrara
www.autodifesalimentare.it/ferrara.htm


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By Leonardo Fabbri | novembre 10, 2009 - 3:19 pm
Posted in Category: WAO!!! Che ho scoperto...

ecologia_a_tavola

Ecologia della nutrizione:  prima di tutto,  una scelta individuale …..

“Cambiare sé stessi”  è probabilmente una delle cose più difficili da farsi, forse la più difficile … dopo “voler cambiare” naturalmente: per farlo, infatti, prima di imparare è spesso necessario disimparare un sistema di credenze che hanno controllato la nostra vita per lungo tempo come una specie di “pilota automatico”.

Così  riprendere in mano la cloche della propria vita è spesso, oltre che una necessità, una “dichiarazione d’identità”.

Troppo spesso però si lascia inserito il “pilota automatico” anche quando si fa la spesa.

Finchè ci ostineremo a volere sulla nostra tavola qualsiasi prodotto in qualsiasi stagione spendendo sempre meno tempo e denaro  per decidere come mangiare e ritenendo  secondaria qualsiasi altra considerazione, vedremo probabilmente sempre le solite cose:  scadimento della qualità dei cibi, asfissia delle piccole economie locali, trasporti ipertrofici, danni alla salute, maltrattamento degli animali, danni ambientali immensi.

Personalmente preferisco riprendere la cloche tra le mie mani …. e optare per scelte orientate ad una più efficace  attenzione alla qualità dell’alimentazione e alle relative implicazioni.

Per molte persone, però, purtroppo resta meno impegnativo continuare a credere ciò che è semplice credere (lasciare cioè il “pilota automatico” inserito) piuttosto che documentarsi a fondo e conseguentemente mettere mano al proprio stile di vita, rendersene responsabili e consapevoli ed attuare gli opportuni cambiamenti.

Tutto ciò che è “cambiamento” suona,  di norma,  come una minaccia quando i comportamenti sono abbondantemente sedimentati e ripetitivi e la conseguente reazione è la resistenza … ma siamo creature evolute .. o così diciamo in giro; se quindi lo siamo, possiamo certo andare oltre questa resistenza  e rimettere in gioco noi stessi indipendentemente da quale sia il punto in cui siamo e da dove veniamo.

Le informazioni nutrizionali affrontate in questa terza lezione hanno fornito ulteriori spunti per divenire più consapevoli di ciò che mangiamo:  abbiamo parlato di colori: quelli della frutta e della verdura che non dovrebbero mai mancare dal “quadro della nostra vita“, ma anche del bianco che al contrario spesso eccede !

Abbiamo passato in rassegna metodi di cottura e relativi strumenti, abbiamo parlato delle diverse “diete”  alimentari e delle loro caratteristiche ed abbiamo parlato di un altro punto molto importante: l’equilibrio acido-basico nel corpo umano e di quanto venga spesso sbilanciato anche a causa di un’alimentazione non corretta.

Voglio comunque chiudere questo report  tornando a quello che ritengo l’argomento più importante della lezione: l’ecologia della nutrizione, sottolineando, una volta di più, quanto determinate scelte alimentari possano colpire non solo la nostra salute, ma anche ed in maniera devastante l’ambiente, gli animali e altri popoli perché, alla fine, quando guardiamo le foreste che spariscono ad un ritmo impressionante, specie animali ormai quasi estinte e popolazioni in enormi difficoltà, possiamo chiederci se  tutto questo anziché essere  ”là fuori e distante da noi“, non abbia spesso origine anche nel nostro carrello della spesa.


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